Giovedì cinema: “Le cose non dette”, l’ultimo film di Muccino
- Strade perdute
Mariapia Vecchione- Febbraio 19, 2026
di Maria Pia Vecchione-
Ci sono momenti nella vita in cui la verità ha il gusto di un caffè amaro. Ferisce come una lama affilata, sconvolge e rompe l’equilibrio di una vita che però, era un ballo in maschera.
“Le cose non dette” è l’exploit di Gabriele Muccino che trae ispirazione dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron per arrivare all’apice del suo linguaggio artistico, visibilmente evoluto rispetto al suo lavoro precedente: “L’ultimo bacio”, una pellicola “immatura”.Si attraversa un viaggio, nella vita di una coppia che “scoppia”; tutto questo diventa tagliente, pungente e oltre alle risate al cinema, si avverte un certo disagio.
È la storia di Carlo (Stefano Accorsi) scrittore in piena crisi creativa e professore universitario e di sua moglie Elisa (Miriam Leone), una giornalista dalla carriera eccellente. I due vivono a Roma e fanno i conti con l’abitudine, i silenzi e un figlio che non arriva a far felice l’idillio amoroso. Decidono di partire per il Marocco, insieme ad una coppia di amici, Anna e Paolo (Carolina Crescentini e Claudio Santamaria) e la loro figlia adolescente Vittoria (Margherita Pantaleo). Il viaggio verso la città marocchina di Tangeri li costringe a guardare oltre e dentro la dimensione abitudinaria, ne è prova il fatto che gli equilibri di coppia occultati, viaggiavano in una sfera “oscurata”. Il sole e il mare di Tangeri però, unisce Carlo a sua moglie Elisa, nonostante l’uomo impersonifichi l’incapacità di affrontare la realtà con coraggio: è il kamikaze pronto a tutto.
Lui che non riesce a scrivere quel libro, il professore di filosofia che per risolvere ogni cosa va a fare una corsetta mattutina, è l’esempio dell’intellettuale che non sa scegliere e finisce per ingannare se stesso, mentre Paolo, diventa custode di segreti e silenzi, osserva e scruta gli errori dell’amico – che conosce da una vita – agendo con cautela, dimostra una lucidità che Carlo non raggiungerà mai.
Nella calda Tangeri arriva anche la bella e spregiudicata Blu (Beatrice Savignani), studentessa di filosofia di Carlo, ma anche la cameriera del solito ristorante romano in cui le coppie di amici si ritrovano abitualmente, prima della vacanza marocchina: la ventitreenne nasconde crepe e fragilità, ma vuole rivelare e scardinare “la misura delle cose” in cui gli adulti si rivedono, non osando sbrogliare il filo ingarbugliato che dà ordine ai significati. Lei giunge con la sua presenza come una dea, a sciogliere “il filo di Arianna” per portare a galla la verità.
In questo alone di silenzi e di mancate parole: di cose non dette. Si comprende che spesso, la persona che si ha accanto giorno e notte è uno sconosciuto e quel rapporto può essere tutto o niente.
Il coraggio di dirle, quelle cose che poi potrebbero diventare “non dette” è il sale della vita, anzi no. Lo zucchero del caffè che volevano servirti amaro.






