Sawadee Kaa: benvenuti in Thailandia

I profumi dei fiori, i sapori delle spezie e il sorriso di un popolo che non è mai stato colonizzato.
di Maria Gabriella Alfano-
Un vento caldo ti avvolge appena scendi dall’aereo. Ha un profumo che non riesci subito a identificare. Ci vorrà del tempo, qualche giorno trascorso nelle strade, nei templi, nei giardini, nei mercati e nelle cucine a cielo aperto, per capire che quel vento portava tutto insieme il frangipane bianco delle offerte votive, la citronella delle cucine di strada, le spezie dei curry che cuociono lenti, l’incenso che sale dai templi. Un’identità olfattiva unica, che imparerai a riconoscere e che, una volta a casa, ti mancherà in modo inaspettato.Così è iniziato il mio viaggio in Thailandia che da quel primo istante non ha smesso di emozionarmi.

Palazzo-reale-Bangkok
Bangkok, la capitale, è una megalopoli di undici milioni di persone, attraversata dal grande fiume Chao Praya, con strade che non dormono mai. Eppure, tra clamore di clacson, scooter, tuk-tuk e mercati notturni, ho scoperto una città affascinante e stimolante in cui i templi d’oro che risplendono al sole sono affiancati dai grattacieli dei quartieri finanziari, degli uffici, degli hotel, in un intrigante mix di tradizione e modernità.
A Bangkok ho visitato il Grand Palace, il celebre Tempio del Buddha di Smeraldo e sono rimasta senza fiato davanti all’enorme statua del Buddha d’oro massiccio, la più grande al mondo. Mi ha particolarmente colpito il sentimento religioso: persone di tutte le età, affollano i templi pregando con fervore e lasciando offerte in denaro, piccole lamine d’oro, riso o composizioni floreali. Tanti giovani, in occasione della visita, indossano i coloratissimi costumi tradizionali.
Visitando la parte moderna della città sono salita all’ottantottesimo piano del King Power Mahanakhon, dove a 314 metri di altezza c’è una la terrazza panoramica con il pavimento in vetro sospeso nel vuoto. Ho camminato letteralmente sopra i grattacieli, guardando dall’alto il tramonto che tingeva Bangkok di arancione e le mille luci che lentamente si accendevano nella notte.

Mercati sui binari e mercati sull’acqua
Nei dintorni di Bangkok, su una linea ferroviaria secondaria, ho scoperto un insolito
mercato: i venditori ambulanti espongono le loro merci direttamente sui binari del treno. Al fischio che segnala l’arrivo della locomotiva, in un lampo spostano le merci, per poi esporle nuovamente (tendoni parasole compresi) non appena il convoglio è passato. Uno spettacolo che racconta molto della creatività e dell’adattabilità di questo popolo.
Altrettanto insoliti i mercati galleggianti che si visitano a bordo di piccole imbarcazioni che scivolano tra i canali. Colori, profumi e voci si mescolano nell’aria umida mentre si fanno gli acquisti. Non può mancare il Nam ma prow, il fresco succo del cocco che si sorseggia con una cannuccia direttamente dal frutto. È in questa zona che ho assaggiato le prime salse di tamarindo e zenzero, spezie arrivate in queste terre attraverso secoli di scambi commerciali con la Cina, l’India, la Persia.

Ayutthaya
Verso nord: tra storia, risaie e sapori autentici
Proseguendo in auto verso nord, ho attraversato Ayutthaya e Sukhothai, le antiche capitali del Siam. A Sukhothai, nel XIII secolo, nacque la lingua thai e il buddismo divenne religione ufficiale: passeggiare tra le rovine del Parco Storico, tra torri di pietra avvolte dalla vegetazione e statue del Buddha che sembrano meditare da secoli nell’ombra degli alberi, è un’esperienza che mette i brividi. Si percepisce il peso della storia, la bellezza di una civiltà che ha saputo creare arte e cultura quando l’Europa era ancora nel medioevo.
Poi le risaie verdi a perdita d’occhio, i campi di caucciú, le piccole case in legno. Nella campagna del nord ho scoperto la parte più tradizionale della Thailandia.
Qui gli artigiani colorano le stoffe con l’indaco ricavato dalla fermentazione dell’Indigofera tinctoria, un’arte antichissima che, aggiungendo la calce, trasforma il verde della pianta in un blu intenso e luminoso. Ho trascorso un po’ di tempo in un farmstay tra le colline, ospite di una famiglia che coltiva la terra, alleva bufali e vive ancora a stretto contatto con la giungla.
Quel giorno ho imparato a preparare il Khao Soi, la zuppa al curry con latte di cocco e spezie che profuma come un abbraccio e ho appreso come si ricava il caucciù, incidendo il tronco dell’albero.


Il Triangolo d’Oro e la magia di Chiang Mai
Salendo ancora verso il confine con Myanmar e Laos, il paesaggio cambia: montagne coperte di foresta tropicale, vallate strette dove abitano comunità tribali con i loro costumi coloratissimi. Ho raggiunto il Triangolo d’Oro, dove il grande fiume Mekong segna il confine della Thailandia con il Myanmar e il Siam. Il Mekong, 5.000 chilometri dal Tibet al Vietnam, scorre lento e potente e anima, come nel passato, la vita e l’economia delle comunità che vivono lungo le sponde.
E poi ecco l’imperdibile Chiang Mai. I suoi 119 templi Theravada sono il cuore buddista del Sud-Est Asiatico, le piccole strade in stile Lanna odorano di incenso e fiori, la seta prodotta qui è tra le più pregiate al mondo. Al tramonto, quando i monaci sfilano in processione con le loro vesti arancione, si capisce perché questo paese abbia qualcosa di sacro nel suo modo di stare al mondo.

Il mare cristallino di Phuket
Un capitolo a parte merita il mare. Le acque turchesi di Phuket e l’arcipelago delle Phi Phi Islands, con la loro sabbia bianchissima e le scogliere che emergono dall’acqua turchese come sculture naturali, sono tra i panorami più spettacolari che abbia mai visto. Queste isole sono diventate famose in tutto il mondo come set del film The Beach con Leonardo Di Caprio, ma per chi ci arriva dal vivo non c’è finzione che regga: la bellezza è reale, e quasi disorienta.
Sawadee Kaa: il saluto che non dimenticherò
Ma più di ogni tempio, più di ogni panorama, quello che porto a casa è il ricordo delle persone. I thailandesi sono un popolo gentile, tranquillo, orgoglioso di non essersi mai fatti colonizzare da nessuno, a differenza degli altri paesi del sud-est asiatico. E si vede: hanno un modo di stare al mondo che ha ancora al centro il rispetto, la cura, la gratitudine.
Il loro saluto, Sawadee Kaa, accompagnato dal gesto delle mani giunte in preghiera -il wài- e da un sorriso radioso, non è una formalità. E’ un rituale, è come dire “ti vedo, ti riconosco, sono qui con te”. Lo ricevevo da tutti: nei negozi, nei templi, per la strada se chiedevo informazioni. E ogni volta mi restava addosso un frammento della filosofia di vita del popolo thailandese.







