Il venerdì Ri…leggiamo Poesia
Un Carnevale che non fa rumore
di Graziella Di Grezia
Se pensiamo al Carnevale, il nostro ricordo va all’ infanzia e se pensiamo al fanciullino, ci ritorna in mente Giovanni Pascoli, il poeta che riusciva a “vedere tutto come se fosse la prima volta”.
Poeta delle cose piccole e dello sguardo attento alle minuzie, nasce nel 1855; le sue raccolte principali sono Myricae, i Canti di Castelvecchio, i Poemetti e i Poemi conviviali.
Pascoli basa la sua poetica su un simbolo mai astratto, ma che nasce dalle cose, dagli oggetti quotidiani a cui diamo un significato più profondo.
Tra i Poemetti c’è una lirica dedicata al Carnevale; una poesia breve ma con un grande significato nascosto, in cui Pascoli non descrive la festa; descrive ciò che resta quando la festa non può più permettersi di essere tale.
In una società che spesso vede nella festa un obiettivo, un fine, trascurando i veri valori e i progetti, è interessante riflettere su questa immagine poetica, ossia di come una festa rimanga tale e sia un solo momento di evasione che non riesce però a modificare la realtà.
“Carnevale vecchio e pazzo” apre la poesia con un rovesciamento: la festa non è giovane e neppure spensierata. Il materasso venduto è un dettaglio di casa che diventa simbolico: per fare festa bisogna rinunciare a qualcosa di essenziale. Il pane e il vino sono l’unico lusso possibile.
Il Carnevale “allegro” che se ne va è una sensazione di grande precarietà, che non riesce a nascondere la povertà di fondo, infatti si conclude con l’ immagine del camino non riscaldato.
La festa è un momento che passa nella quotidianità che non cambia, perchè il Carnevale passa e lascia il freddo così com’era.
E ora rileggiamo di Giovanni Pascoli – “Il Carnevale”
Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane e vino:
e così allegro se ne va.
E rivede il suo camino,
ma non lo riscalderà.







