di Mariapia Vechione-
Glovo è sulla bocca di tutti. E non per le consegne a domicilio dei migliori ristoranti, ma per lo sfruttamento dei riders che sfrecciano per le città d’Italia. Le paghe per ogni lavoratore sono di 2,5 euro a consegna; le accuse sono di caporalato ed è in corso un’indagine avviata dalla Procura di Milano sulla piattaforma di Food delivery che rivela l’andamento dell’algoritmo e pagamenti da fame per i milioni di ciclofattorini.
Indagato l’amministratore unico Pierre Miquel Oscar e la stessa società: il colosso spagnolo Foodinho srl Glovo, avrebbe sfruttato lavoratori bisognosi, immigrati disposti a qualsiasi cosa pur di vivere, schiavizzandoli perché prestanti all’algoritmo della piattaforma, che non tutela l’umanità. I riders sfruttati sono 2 mila sul territorio milanese e 40 mila nell’intera nazione, come riporterebbe il decreto, retribuiti sotto le soglie di povertà fino al 76,95% e inferiore «fino all’81,62% rispetto alla contrattazione collettiva, somma che sicuramente non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato».
Prima di Glovo, si parla di contestazione di caporalato ai danni della piattaforma Uber, che offre il servizio taxi a chi la richiede tramite l’app per smartphone, accusata ancor prima di Foodinho srl. Uber ha risolto il problema, lasciando l’Italia senza offrire i suoi servizi “rapidi”.
L’inchiesta del pm Paolo Storari dimostra che dietro la piattaforma Glovo, ci sia un “sistema” ben organizzato: dalle testimonianze di molti riders, ad essere valutati sono stati i database estrapolati dall’app utilizzata come mezzo di lavoro dei fattorini, in seguito a queste analisi emerge una correlazione dei dati di ogni prestazione lavorativa e il profilo economico del lavoratore. Glovo, calcolerebbe il compenso attraverso “parametri registrati digitalmente e non negoziati dal rider”.
Storati sostiene che non si comprenda come si arrivi ad un calcolo effettivo del compenso economico di ogni ciclofattorino, questo perché a mancare è l’analisi dei sistemi backend; nonostante la piattaforma lavori attraverso la “geolocalizzazione”, “incidenza e puntualità” delle consegne, e un ferrato controllo dei tempi.
Ad emergere da una consulta tecnica agli atti, 18 riders su 24 totali erano sotto la soglia di povertà, uno di loro ha dichiarato di sentirsi solo un numero, di non essere ascoltato e di non venire retribuito se ammalato quel giorno.
Alcuni hanno sostenuto che lavorando circa 12 ore al giorno, con le loro bici elettriche nel centro della città di Milano, racimolavano 800 o 900 euro, non di più.
Nonostante gli scioperi queste persone non hanno avuto ascolto, l’Italia mostra ancora una volta come il rispetto dei lavoratori sia un’opzione. Intanto Glovo invia una e-mail in cui avvisa, anche solo chi ha ordinato per una volta un panino d’asporto: “hai una consegna gratis”. Siamo nel paese dei balocchi e dello sfruttamento human food delivery.