Iran, il Paese degli Scià: torture ed oltre 30mila morti

di Claudia Izzo-

La situazione.

Gli Stati Uniti si mostrano pronti: le corazzate che compongono “l’imponente Armada” , la flotta che Trump sostiene pronte ad agire con velocità e violenza, se necessario, come in Venezuela, sono arrivate a quota 10   e le forze aeree statunitensi ai confini dell’Iran sono dispiegate e potrebbero sferrare un attacco da un momento all’altro.  L’Iran dal canto suo ha annunciato che sono pronti 1000 droni strategici;  il primo di questi ha già raggiunto  una portaerei americana nel Medio Oriente, venendo abbattuto.

A cosa mira Trump.

La tensione è alle stelle. Se la Repubblica Islamica non ha ancora chiuso lo stretto di Hormuz è solo perchè non transiterebbero le forniture di gas e petrolio alla Cina, ma decidendo di colpire Washington ed Israele  potrebbe, date la sua potenza militare , ifliggere seri danni agli USA. Il tycoon non si scompone e mira dritto: l’Iran deve accettare di non possedere nessuna arma atomica, stop all’arricchimento dell’uranio, limiti alla gittata di missili balistici, stop all’appoggio ad Hamas, hezbollah e agli Hounthi. Trump mirerebbe al crollo del regime iraniano colpendo le istituzioni responsabili della repressione dando così modo ai manifestanti la possibilità di invadere edifici governativi e di sicurezza.

Dati. 

Il regime della Repubblica Islamica ha ucciso dal 28 dicembre 2025  oltre 30mila persone dando vita “al più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran”, così come ha affermato l’Iran International, il più importante media dell’opposizione al regime con sede a Londra.

Un passo indietro.

Dopo la rivoluzione del 1979 finita la monarchia dello Scià si è impossessata del potere la Repubblica islamica guidata dagli ayatollah, termine che in sè significa segni (o miracoli) di Allah o segni (o miracoli) di Dio, con cui si indicano  esperti in studi islamici.  La causa che scatenante  gli interessi USA  è il  petrolio e il gas. E’ il 1953  quando il primo ministro Mohammad Mossadeq, grande promotore del nazionalismo iraniano,  con grande coraggio voleva restituire l’industria petrolifera iraniana, fino ad allora nelle mani della britannica  Anglo-Iranian Oil Company (oggi BP)  al popolo iraniano istituzionalizzandolo.

Di risposta Stati Uniti e Regno Unito lo fermano con un colpo di Stato nel 1953, dallo scià Mohammad Reza Pahlavi deponendo il primo ministro Mohammad Mossadeq. Da allora l’Iran ha subito cambiamenti significativi con riforme imposte senza consenso popolare. Il dissenso viene represso. Gli Stati Uniti negarono per decenni di essere stati i registi del l’Operazione Ajax.

Ritornato al potere  lo scià avviò un ambizioso programma di riforme  per modernizzare rapidamente il Paese, contestato dal clero sciita, in particolare dall’ Ayatollah Khomeini. Lanciò nel 1963 la  “Rivoluzione Bianca”. Il programma prevedeva riforme agrarie, l’estensione dei diritti civili alle donne, l’alfabetizzazione di massa e la nazionalizzazione di alcune industrie. Il sogno di un Iran forte affondava le basi in una modernizzazione che avvenne però in modo autoritario, senza un consenso popolare: se infatti le élite ne beneficiarono, le masse rurali e il clero sciita lo videro come un attacco alle tradizioni, un’opera di occidentalizzazione.

Mohammad Reza Pahlavi attuò una forte repressione contro ogni dissenso attraverso la polizia segreta Savak il compito di controllare la società attraverso un apparato di sorveglianza capillare e brutale.

La caduta dello Scià.

In questo contesto trovò terreno fertile Ruhollah Khomeini, un ayatollah che  divenne rapidamente il leader morale dell’opposizione. Khomeini criticava  la subordinazione dello scià agli Stati Uniti, denunciava la svendita delle risorse nazionali e l’allontanamento dai valori islamici e nel 1963, durante le proteste contro la “Rivoluzione Bianca”,  pronunciò discorsi infuocati che lo portarono all’arresto e poi all’esilio ma da lontano capeggiava il  movimento rivoluzionario. Lo scià fu costretto a lasciare l’Iran il 16 gennaio 1979, ufficialmente per “ragioni di salute” e nel 1979, dopo quindici anni di esilio, accolto da milioni di iraniani  Khomeini ritornò a Teheran come il “liberatore”. La Repubblica Islamica dell’Iran fu ufficialmente istituita nell’aprile dello stesso anno.

Khomeini divenne capo spirituale e politico dell’Iran dal 1979 al 1989, il governo era ispirato alla religione islamica con approccio fondamentalista.   Durante il suo  governo, l’Iran visse la  sanguinosa guerra con l’Iraq (1980-1988), scoppiata dopo l’invasione irachena.

Khomeini rifiutò compromessi con gli Stati Uniti mirò ad esportare  esportare la rivoluzione islamica in tutto il Medio Oriente.

La situazione attuale.

Oggi si procede questo delicato momento storico andando verso nuovi negoziati tra Iran e Stati Uniti ma  Teheran ha già dichiarato di avere “il dito sul grilletto”: nulla fermerà l’arricchimento nucleare dell’Iran “neppure in caso di guerra” come ha affermato il Ministro degli Esteri di Teheran.  Intanto il primo ministro Benjamin Netanyahu mercoledì incontrerà il presidente Usa Donald Trump a Washington  per discutere dei negoziati con l’Iran.

Il dissenso va represso.

Intanto, un tribunale iraniano ha condannato il Premio Nobel per la Pace 2023,  Narges Mohammadi a sei anni di carcere per “propaganda contro lo Stato” e “collusione contro la sicurezza nazionale”. Tutto questo per il suo  attivismo contro la pena di morte, per i diritti delle donne e l’hijab obbligatorio.

Claudia Izzo Claudia Izzo

Claudia Izzo

Claudia Izzo, giornalista con oltre vent'anni di esperienza. Direttrice di salernonews24.it, fonda e dirige campanialife.it e cetaranotizie.com, focalizzate sulla valorizzazione del territorio.E' ideatrice e organizzatrice del Premio Nazionale Aristeia e di iniziative culturali sul territorio nazionale. Già membro della Commissione Cultura dell'Ordine dei Giornalisti della Regione Campania per il triennio 22/24, è attualmente membro del Consiglio di Disciplina Territoriale per il triennio 25/27. Docente di Giornalismo presso istituti scolastici di diverso ordine e grado è stata ghost writer per tre campagne elettorali. Ideatrice e conduttrice della rubrica Ex Libris sull'emittente RCS75, è ideatrice e coautrice del libro 'La Primavera Fuori.31 scritti al tempo del Coronavirus.( Il Pendolo di Foucault). Coniuga l 'impegno editoriale con una profonda attività di promozione culturale e saggistica: si occupa di comunicazione, storia, design e territorio.

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