Il Venerdi ri…leggiamo poesia
“Una poesia breve per un mese breve”
Di Graziella Di Grezia
Febbraio è da poco iniziato, ma la sua brevità si percepisce da subito e nel suo svolgersi è interessante leggere e rileggere poesie brevi, per la precisione degli Haiku, una forma poetica giapponese costruita su tre versi.
L’ haiku nasce per cogliere un attimo, con una struttura in cui convivono due elementi: una parola che richiama la stagione e una pausa che divide il pensiero, lasciando entrare un secondo livello di senso. È una poesia che vive anche di ciò che non dice.
La sua storia comincia nel Giappone del XVII secolo, quando l’hokku – verso iniziale di una composizione più lunga – diventa una forma autonoma. Il poeta che le dà una direzione nuova è Matsuo Bashō, nato nel 1644. Viaggiava a piedi, con un taccuino leggero, e annotava ciò che vedeva: un ramo, un suono, un passaggio di luce. Le sue raccolte più note – La stretta via del Nord, Diario della pioggia e del vento, Kashima Kikō – sono libri di cammino. Di sé scriveva: «Non seguo l’antico: cerco ciò che essi cercavano».
L’haiku che propongo oggi è uno dei suoi più interessanti, perchè ci ripropone una scena semplice, veritiera, ma mai banale.
Potrebbe essere interessante disegnare o dipingere questa scena, capire come ognuno di noi possa interpretarla visivamente.
In fondo questo haiku è una poesia che non si legge soltanto, ma che si vede.
E allora rileggiamo, lentamente, questo Haiku di Matsuo Bashō:
Sulla vecchia via
nessuno passa. Solo
il sole d’inverno.
Originale giapponese:
古道や
行く人なしに
日の暮れぬ







