Vivere la storia: Ippolito da Pastena

di Gaetanina Longobardi-

​In epoca vicereale i moti popolari di Masaniello hanno una loro ripercussione nella provincia di Salerno. Anche il capo rivoluzionario salernitano è un pescivendolo, Ippolito da Pastena, che collegandosi con Masaniello a Napoli, e con Carlo Gargano, capopopolo del Cilento, dà libero sfogo ai rancori contro i feudatari commettendo inaudite atrocità.

I volumi dello storico Aurelio Musi aiutano a comprendere che le rivolte, sia pure in congiunture diverse, scoppiano nel cuore del sottosistema Italia, una componente fondamentale del sistema imperiale spagnolo.

La rivolta di Masaniello del 1647-48, ma anche la rivolta di Messina del 1674-78, sono lezioni da cui partire. Si trova una dimensione antinobiliare, antifeudale, antifiscale che convive con la persistenza dei valori tradizionali di fedeltà. Nella rivolta napoletana l’antifeudalesimo si manifesta come lotta agli abusi feudali, ma si tratta anche di una contrapposizione nobiltà/popolo.

A Salerno, vi è un equilibrio tra sistema locale di rapporti politici e sociali tipici del Mezzogiorno, nei suoi funzionamenti fisiologici, che seguono un loro svolgimento secondo complessi legami trasversali e strategie familiari.

Della rivolta di Ippolito da Pastena occorre far parlare le fonti e i documenti del tempo che raccontano i principali eventi della rivolta di Salerno del 1648.

All’arrivo del duca di Guisa, Ippolito da Pastena si mette a sua disposizione e solleva tutti i paesi del salernitano, ottenendo dal duca la nomina di Vicario Generale delle Province del Principato Citra e della Basilicata.

Dopo il fallimento della rivoluzione si rifugia a Roma e riesce a convincere l’ambasciatore francese di tentare la conquista del vicereame.

Il 9 agosto del 1648 il principe Tommaso di Savoia accompagnato da Ippolito da Pastena e dal fratello Matteo giunge all’ingresso del golfo di Salerno con una flotta costituita da venti galee e vari vascelli e vi sbarca i ribelli, che capeggiati da Diego Postiglione occuparono la Torre dell’Angellara.

Salerno viene bombardata dal mare, ma l’impresa è abbandonata per l’arrivo di nuovi presidii: ciò nonostante il pescatore di Pastena non si arrende e il 12 agosto del 1654 fa una seconda apparizione con un’altra flotta nel golfo di Castellammare allo scopo di tagliare le comunicazioni tra Salerno e Napoli. L’impresa non riesce e il duca di Guisa decide di tornare in Francia.

Colpisce il diritto di resistenza contro il potere sovrano, un diritto che legittima azioni contro gli antichi privilegi e consuetudini, il diritto delle rivolte interne al sistema imperiale spagnolo. Siamo ancora lontani dal diritto di ribellione proclamato dalla rivoluzione francese.

Eppure, basta attraversare l’antica via Porta Rateprandi, la piccola chiesa «di Sant’Andrea» del XII secolo con grazioso campanile, rifatta nel settecento. Ippolito da Pastena fa suonare le sue campane per invitare il popolo alla rivolta. Chiudere gli occhi e immaginare una storia che Salerno ha vissuto nel XVII secolo.

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Gaetanina Longobardi

Gaetanina Longobardi è una scrittrice di Angri. Sposata con un figlio. Suoi lavori sono La Certosa Abbandonata, Tuono, Armonia Amalfitana, La Fuga di Ionio, Prima di Eroe, Ali di farfalla. Ama il Medioevo e scrivere racconti brevi per omaggiare il suo grande amore Domenico Rea. Studia con ossessione gli Ostrogoti e qualche volta vede passare per strada Teia, il re ostrogoto che ama immensamente. Ha iniziato il tour letterario della Certosa Abbandonata.

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