La violenza tra i giovani

di Claudia Landolfi *

Le notizie di cronaca che riportano, sempre più frequentemente, episodi di violenza tra giovani ci impongono una riflessione seria e urgente. Sono tante le domande che si affastellano nella mente quando avvengono casi come quelli di questi giorni a Salerno, che hanno visto coinvolti ragazzi di soli sedici anni avvezzi a girare per un contesto urbano con i coltelli.

Certo, la prima domanda è: gli adulti che dovrebbero educare e porre un freno al dilagare della violenza dove sono? Poi seguono le altre: e le istituzioni? E la rete sociale? Le risposte non possono essere consegnate a un breve articolo ma certamente qualcosa può essere detta per diradare un po’ la nebbia dello sconcerto e del dolore.

Molti adulti hanno rinunciato all’esercizio di dialogo quotidiano con i giovani, schiacciati da incombenze sempre più pressanti provenienti dal mondo del lavoro e dalle aspettative di riconoscimento sociale, mancando spesso in essi un’attitudine critica che sola può permettere l’apertura di uno squarcio tra impegni e attenzione verso i bisogni delle nuove generazioni. Si registra, così, un’involuzione nelle ragazze e nei ragazzi che il più delle volte non hanno sviluppato né una capacità di confronto con il mondo degli adulti, né una propria prospettiva esistenziale.

Dalla mia personale esperienza emerge un dato problematico: i giovani non guardano al futuro e i pochi che si aggrappano agli obiettivi a breve termine di studio e lavoro stanno, il più delle volte, solo rimandando i conti che inevitabilmente devono fare con la vita. Molti giovani non credono di poter cambiare il mondo ma di doversi adeguare a ciò che già c’è, e non hanno il desiderio di lasciare una traccia nella storia.

Le nuove generazioni stanno crescendo con il peso dei macroscopici fallimenti della politica, dell’economia, delle istituzioni e si aspettano di dover fronteggiare una sempre più crescente carenza di risorse, cambiamenti climatici, un destino inevitabile di emigrazione e altre questioni che lasciano poco spazio alla fantasia, alla voglia di costruire, alla speranza di contribuire a un mondo migliore.

In sostanza, al futuro.

È questo nichilismo indotto che non permette lo sviluppo di personalità integrate, consapevoli e costruttive e che lascia spazio al “si salvi chi può”, alla lotta tra micro-bande e alla rinuncia di una versione migliore (e perché no, anche ideale) di sé e delle relazioni.

*Filosofa, psicologa, docente.

Claudia Landolfi Claudia Landolfi

Claudia Landolfi

http://salernonews24.it

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