Gioielli Bruzi

di Gaetanina Longobardi-

​536 d.C.

La figlia del re Ostrogoto Teodato avverte la carezza sul volto, ma non apre gli occhi. La sensazione di calore continua e sente le dita del giovane militare imbrigliarsi nei lunghi capelli.

«Non è il momento di dormire. Anna, so bene che sei sveglia».

Sono sul letto completamente vestiti coperti dal mantello del soldato dalle profonde striature rosse. L’aurora del Bruzio attende fuori, con sorgenti appoggiate a pareti spezzate e foreste rifinite di diamanti dalle forme più varie.

«Giovanni». La voce parla la lingua greca e tenta di nascondere le forti emozioni. Non crede possibile trovarsi di fronte un giovane dal viso simile alle statue disseminate per Reggio, nella fuga per proteggere l’evangelario dall’invasione bizantina è stata inseguita e raggiunta. Il soldato si avvicina con il cuore in gola, conosce la bellezza delle fanciulle gotiche, ma avverte la sensazione di camminare a fatica, come piedi bendati al terreno. Le morbide nuvole bionde dei capelli di Anna sono mosse dal vento e Giovanni si accorge del libro stretto al petto. Il mondo intorno affronta le guerre greco – gotiche, ma entrambi comprendono che la battaglia più importante avrebbe dominato i loro corpi.

Anna rabbrividisce e distoglie lo sguardo, cerca di dominare le proprie emozioni: «Ho visto le truppe dell’imperatore Giustiniano. Il nostro regno non avrà scampo, allora lasciami seguire le voci e partire. Non posso separarmi dall’evangelario che ​custodisco, piuttosto sono pronta a sacrificarmi alla morte».

​Sulla guancia di Anna scivola una lacrima, Giovanni le prende il viso tra le mani a volere creare una difesa, come una rete tra le dita che sembri una cinta muraria. Anna calma il pianto e lo guarda. Nella caduta del suo popolo, il dolore trova un riparo nel contatto fisico che realizza le ragioni. Il bizantino spinge i baci sulla pelle nuda e le sussurra parole di fuoco all’orecchio che slegano la logica:​ «La mia vita è cambiata grazie a te. Credevo che la salvezza eterna venisse col trionfo sui caduti! Invece ho scoperto che l’orgoglio di un guerriero è sordo rispetto alla sfida con le torture di questo sentimento! Sul campo di battaglia la faretra può difendermi, ma ora sono chiuso in una stanza buia e sei tu il mio carceriere. Sono qui a chiederti di non lasciarmi andare!»

​L’onestà delle parole commuove Anna e si affollano domande sull’ostilità tra greci e goti. Dal primo incontro non si erano mai separati, la fanciulla aveva osservato persino i feroci allenamenti e aveva trovato tante somiglianze con le schiere guidate dai suoi fratelli sparsi da Palermo fino a Ravenna. Si era sentita stringere l’anima al pensiero di come gli uomini condannino la vanità dello scontro e allo stesso tempo corressero alle armi, come fossero l’unica ragione delle loro vite.

Anna con pazienza aveva atteso e rimaneva ad ascoltarlo dopo le esercitazioni distogliendo lo sguardo mentre i servi lo vestivano. Non era ancora disposta a fidarsi, eppure il sorriso di Giovanni calmava le sue paure.

La notte che alcuni barbari dell’esercito imperiale cercarono di rapirla, Anna rimase sbalordita della furia del cavaliere. Dopo i gesti arrossati dal sangue, l’abbraccio rese tutto reale.

Anna potè dare un nome a ciò che provava.

​La calda luna assiste a gruppi di baci che si fanno largo nella prima esperienza dell’amore. Nell’orizzonte futuro, il sole si accende impaziente come unico testimone di una storia che vortica per non tornare dallo stato di ebbrezza vissuto.

​Anna fissa gli occhi impegnati a scrutarla con tormento e commozione. Trattiene la paura e si accosta in maniera scomposta: «Sono il tuo carceriere, mio signore? Come vedi però sono nella cella con te! Rinchiusi insieme nella stanza e le pareti hanno il valore immenso della mia terra. Ma non portarmi via da qui, ti insegnerò tutto il Bruzio. Si mescolino questo amato territorio gotico e il canto di vittoria greca! Allora la prigione diventerà il più dolce viaggio!»

​«Anna, cosa mi stai chiedendo?»

«Sii il mio eroe. Resta qui e sarò la tua sposa».

«E l’evangelario?»

«Io sono la custode del libro dei Bruzi. L’imperatore Giustiniano non può averlo. Proteggimi dalle azioni di guerra. Vogliono catturarmi e portarmi a Costantinopoli».

​«Non sarà un problema» un sorriso dai denti bianchissimi del giovane greco e ormai spinge la bocca tra i fili d’oro dei capelli di Anna. «L’incantesimo della tua dolcezza mi nutre, è la linfa vitale delle foreste segrete dove si celebrano le cerimonie più sacre. Io sarò il tuo sostegno, ti prometto che sarò capace di meritare i gioielli bruzi: il prezioso corpo dell’evangelario e l’anima di perla di Anna».

​Essere associata alle pietre di valore capaci di tonificare il corpo dopo l’amore le provoca un sorriso e le guance si imporporano. La principessa gotica stacca un minuscolo rametto dalla copertina del libro fatta di raro corallo rosa e lo bacia. Lo consegna a Giovanni: «La perla che sceglie il corallo incide la parola amore. Sarà eterno perché ha scelto la strada e non si volta più indietro».

«Mai più indietro» Giovanni ripete e chiude gli occhi beato.

E l’acqua del mare tocca la pelle in un contatto che non fa paura. La comprensione è immediata, il timore provato viene dall’interno. La coperta non affonda nel tuffo, c’è ancora una speranza nel toccare la costa, il Bruzio oscilla nel gioco dei colori per ottenere la giusta modalità. ​La salvezza di Anna è il rumore provocato dai soldati che dalle navi scendono in un frastuono di elmi caduti, scudi lievemente gialli e spade che assorbono il tramonto. Con singhiozzi feriti dietro uno scoglio, le mani affondano nella  sabbia per una richiesta di restare mentre le onde sono ferme a guardare. Il sangue cola, ma la necessità rimane controllare l’evangeliario. La pelle del manoscritto è stranamente salva, la copertina reca eleganti composizioni floreali e appare calda come a voler manifestare un supporto e la ragazza la stringe con gratitudine. Tuttavia il tempo è poco, il centro di studio monastico di Rossano è in attesa.

​«Trovate entrambi!» urla il generale bizantino. I roghi sono accesi, ogni casale della città di Reggio viene esaminato. Ascoltando l’intuizione, il generale lascia andare i reggenti goti senza spargimento di sangue. Reggio è il primo gioiello esibito dal fianco italico, un bracciale di un solo pezzo d’oro sprovvisto di cerniere e ricoperto di pietre adatte a riflettere la liquidità del mare.

«Non ci sono! Comandante, dobbiamo proseguire! Disponiamo di un cielo limpido a favore, possiamo tranciare la resistenza ostrogota di Napoli eseguendo il vostro progetto!» ​Giovanni ha una locuzione rapida che distrae dalla bellezza del volto, trasmette l’impazienza del primo combattimento. A fatica trattiene gli spasmi alle parole del generale ed esclama: «Dobbiamo trovare l’evangeliario! L’imperatore Giustiniano ha posto la condizione: Nuova Roma vuole essere stupita dallo splendore che nasconde! E aver liberato Reggio dall’occupazione gotica significa un presidio stabile da lasciare!»

​Il giovane cavaliere è il più fiero alleato di Belisario e ha l’appetito di scontrarsi nella lotta armata. Importano poco le storie che si narrano a Costantinopoli di splendide pergamene e di un manoscritto custodito da una fanciulla bellissima. Persino nel brandire il calice di vino dalla liscia linea, mostra un’impazienza tra le dita nervose che distende un sorriso della guida bizantina: «Noi costeggeremo il Tirreno, l’esercito e la flotta descriveranno la profonda strada come due stelle parallele che riempiono la regione dalle vene lucenti. A te affido una prima visita, non sprecare l’occasione e componi un tragitto diverso intorno fino a giungere al mar Ionio che decora come una semisfera morbidi luoghi! Prosegui oltre le zone dove si producono le pergamene, le pelli di centinaia di pecore esposte al sole che diventeranno pagine di storia».

​Giovanni prova una riconoscenza talmente intensa che nella fretta di partire ha un bagliore negli occhi scuri. Galoppa sul suo cavallo mentre circondato dai cavalieri greci, solleva la spada in direzione di Belisario che comprende di aver liberato un ragazzo prigioniero dell’indugio e con la volontà di scoprire il ruolo predestinato.

​L’alba rinviene su Anna che si è riparata a Bova, una delle strutture ecclesiastiche dove disegnatori sperimentano tecniche per graffiare le pergamene. I capelli colorano il volume, una protezione trasparente di fili d’oro e il maestro amanuense venuto a svegliarla ammira la scena in silenzio, la consapevolezza rende gli occhi lucidi. Anna e l’evangeliario non lasceranno la terra gotica, sono il simbolo del popolo ostrogoto che vive la fusione fra golfi composti da smalti roventi. Con delicatezza, le tocca un braccio intanto che si guarda intorno: «Devi andare, Anna! Vivarium aspetta l’arrivo. Abbiamo la speranza che l’esercito dell’impero romano d’Oriente si muova sul versante tirrenico. Hanno intenzione di conquistare Napoli e Roma. Procedi nel grigio delle montagne e non spaventarti delle linee metalliche che mutano le cime: sono gli anelli delle porte a tua protezione! La meta finale rimane Rossano, avrai la tutela del centro di cultura migliore del mondo».

Calando il mantello, Anna ringrazia con un dolce sorriso. Il giorno non palesa un’erronea inclinazione a guardare la fuga con fiducia, tra nuvole lavorate del cielo di primavera. Anna corre su di un ponte quasi frantumato e attira l’attenzione dei cavalieri bizantini assemblati a gustare frutta e vino. Giovanni è il più rapido a inseguire e ridendo già sente l’eccitazione della sfida con un soldato ostrogoto. Spera nella resistenza mentre oltrepassando paludi salate, trovano una lunga pianura fusa nel verde dello stesso colore delle pagine dell’evangeliario. E degli occhi di Anna che, senza paura, si volta. Smeraldi limpidi che appartengono al colore vivo incapace di trattenersi, raggi pronti a cambiare la vita di Giovanni perché basta indossare la polvere di questi luoghi intensi per scovare un gioiello immediato e innamorarsi del capolavoro perfetto.

 

 

Racconto breve selezionato per il concorso letterario Leggende d’amore AA.VV Rudis Edizione 2021, inserito nell’antologia della Rudis Edizioni 2021

 

 

 

 

Gaetanina Longobardi Gaetanina Longobardi

Gaetanina Longobardi

Gaetanina Longobardi è una scrittrice di Angri. Sposata con un figlio. Suoi lavori sono La Certosa Abbandonata, Tuono, Armonia Amalfitana, La Fuga di Ionio, Prima di Eroe, Ali di farfalla. Ama il Medioevo e scrivere racconti brevi per omaggiare il suo grande amore Domenico Rea. Studia con ossessione gli Ostrogoti e qualche volta vede passare per strada Teia, il re ostrogoto che ama immensamente. Ha iniziato il tour letterario della Certosa Abbandonata.

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