Perchè tutti dovrebbero insegnare(almeno una volta) nella scuola

di Claudia Landolfi-

Penso spesso al ruolo dell’insegnante nella scuola italiana: mi interrogo su cosa dovrebbe fare, come si dovrebbe approcciare agli studenti e alle studentesse, cosa dovrebbe trasmettere…perché non credo negli schemi preconfezionati e astratti!

L’incontro con una classe è un’esperienza trasformativa a doppio senso ed è innanzitutto umana, asimmetrica ma non unidirezionale, e solo in seconda battuta è propriamente didattica. Non produce semplicemente competenze, ma modi di stare al mondo attraverso l’esposizione emotiva di tutti i soggetti coinvolti, costretti a fare i conti con i propri limiti, con l’opacità dell’altro, con il fallimento possibile della comunicazione.

Tutti dovrebbero insegnare almeno una volta nelle scuole di ogni ordine e grado. Immagino un modello di istruzione ed educazione in cui non solo gli specialisti ma tutti gli adulti, a partire dalla propria formazione ed esperienza lavorativa, si mettono in gioco e sperimentano una modalità di relazione incentrata sul dare e non sul profitto per costruire una comunità educante. Trovo plausibile una rotazione di professionalità per più di una ragione.

La prima, è che in questo modo si potrebbe creare una solidarietà sociale tra lavoratrici e lavoratori, comprendendo cosa significhi davvero aver a che fare con il bene più prezioso che c’è su questa terra ovvero la gioventù, con le sue fragilità, le sue contraddizioni, il suo immenso potenziale e le responsabilità di cui ci si deve fare carico.

La seconda, è la crescita personale degli adulti, troppo spesso imprigionati nelle maschere, nei ruoli e nei cliché che si sono costruiti, illudendosi di aver chiuso i conti con i dilemmi della gioventù e con i propri desideri inascoltati una volta entrati nel mondo del lavoro. Inoltre, gli insegnanti avrebbero l’opportunità di ricordare quanta vitalità hanno davanti tutti i giorni ma, allo stesso tempo, facendo esperienza presso altre realtà lavorative, potrebbero aggiornarsi in maniera pratica e non solo attraverso corsi erogati online, acquisendo nuove competenze.

L’insegnamento, però, è anche un’attività usurante che scava in maniera subdola nell’anima e non è un caso se gli insegnanti sono esposti a burn out. Con il passare degli anni, il carico emotivo, intellettuale e morale trasforma gli insegnanti in creature mitologiche, affaticate e demoralizzate a causa del mancato riconoscimento sociale e della difficoltà di costruire concatenamenti produttivi con il mondo esterno.

Eppure, se la nascita del pensiero filosofico stesso è legata all’insegnamento vuol dire che l’innovazione necessita di uno scambio quotidiano e profondo tra generazioni.

Tutti i filosofi antichi erano circondati da discepoli con i quali condividevano molteplici dimensioni dell’esistere e anche nella modernità l’esperienza dell’insegnamento ha plasmato il pensiero di grandi menti come Rousseau, Vico, Locke e poi Nietzsche, Gramsci, Dewey, Weil, Deleuze, Illich, Morin…

La scuola meriterebbe maggiore attenzione e cura da parte di tutti per tutto ciò che crea, stimola e sorregge nonostante la coesistenza, spesso di difficile gestione, di intensità immaginifiche e attriti, affetti e contrapposizioni, convivenza forzata e tentativi di vicinanza non sempre a lieto fine ma mai inutili.  In questo spazio fragile, che costituisce anche uno dei pochi luoghi in cui la società ha l’opportunità di interrogarsi su che tipo di soggetti desidera formare, l’esperienza dell’insegnamento conserva una forza insostituibile: quella di tenere aperta la possibilità del pensiero, anche quando le condizioni storiche e sociali sembrano sfavorevoli, anche quando il linguaggio istituzionale tende a limitare, a normalizzare, a misurare tutto.

Insegnare, allora, non è solo un lavoro ma una pratica profondamente filosofica che tutti dovrebbero vivere in prima persona, almeno una volta, nella vita perché, semplicemente, il pensiero si forma dove si formano i soggetti.

 

 

Claudia Landolfi Claudia Landolfi

Claudia Landolfi

http://salernonews24.it

Altri articoli di Claudia Landolfi

Ultimi articoli di Editoriale