La miracolosa “Manna di San Matteo”

Al piano inferiore della Cattedrale di Salerno, dedicata al Santo Apostolo Matteo, la cripta, al cui ambiente si accede mediante due scale una dalla navata di destra e l’altra da quella di sinistra, è considerata il sacrario della Chiesa salernitana custodendo, al suo interno, la tomba di San Matteo.

Nucleo primordiale del Duomo, ultimata già nel 1081, anno di deposizione delle sacre reliquie del santo Matteo, l’ambiente risulta triabsidato, unico esempio nel suo genere in tutto il centro-sud Italia. L’intera cripta è scandita da una doppia fila di colonne di spoglio, presenti anche nel vano absidato con una generale corrispondenza con il transetto del Duomo sovrastante. Particolarmente suggestiva, la tomba del Santo Patrono si colloca al centro dell’ambiente, protetta da una superfice voltata interamente decorata da stucchi e affreschi (divisi in 36 ovali) realizzati da Belisario Corenzio all’inizio del XVII secolo, a seguito di alcuni interventi effettuati durante il Viceregno spagnolo per volontà dei reali di Spagna, Filippo II e Filippo III che finanziarono i lavori per le cripte di Salerno e di Amalfi.

Per la nuova progettazione della cripta salernitana furono incaricati gli architetti Domenico Fontana e il figlio Giulio Cesare che resero l’ambiente particolarmente scenografico, con i pregevoli rivestimenti di marmi policromi intarsiati e la progettazione, inoltre, del doppio altare centrale che accoglie, in corrispondenza del suo sepolcro, la statua di San Matteo bifronte.

La statua bronzea, realizzata dal fiorentino Michelangelo Naccherino nel 1606, dalla grande potenza espressiva, è collocata all’interno di un pregevole baldacchino finemente lavorato. Circonda gli altari e la tomba centrale una balaustra in marmo interrotta, nella sua parte nord, da una doppia scala realizzata lo scorso secolo affinché l’altare fosse quasi a livello della tomba di San Matteo. Al di sotto dell’altare bifronte giace la lastra tombale del Santo Protettore che mostra, nella sua parte estradossale, il monogramma di Cristo, mentre in quella inferiore una epigrafe recita: “HOC CORPUS GLORIOSISSIMUM MATHEI APOSTOLI ET EVANGELISTAE EST HIC RECONDITUM AB ALFANO ARCHIEPO PRESENTE MICHELE IMPERATORE AUGUSTO E DUCE ROBBERTO. ANNO DOMINICAEINCARNATIONIS MLXXXI IND.M.M.

Dalla lastra tombale parte un tubo in rame, detto cannone o fistula, al cui interno si estende una catenella lunga 2 metri circa, giungendo fino al piano in cui si collocano le due urne funerarie. All’estremità di tale catenella due secchielli in argento raccolgono la Manna del Santo due volte l’anno: nel giorno della ricorrenza della traslazione del Corpo di San Matteo avvenuta il 6 maggio del 954 d.C., e alla vigilia della festa patronale, il 20 settembre. La Manna è descritta come una sorta di umore che colava dalle ossa del Santo emanando anche un odore molto profumato. Secondo la leggenda tale liquido emerse per la prima volta proprio dalle reliquie del Santo il giorno della sua traslazione a Salerno. Per secoli il rito della raccolta del liquido venne effettuato con regolarità poiché la Manna era considerata oltre che sacra anche miracolosa. E’ noto che durante la peste del 1656 l’intero popolo salernitano andasse alla ricerca dell’ovatta imbevuta del prezioso liquido per ottenere il miracolo della guarigione. Per secoli la Manna veniva distribuita soprattutto ai fedeli ammalati attraverso batuffoli di cotone imbevuti. Durante la sua raccolta, inoltre, si affermava che un quantitativo abbondante sarebbe stato di buon auspicio per il prossimo futuro.

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Il “Miracolo della Manna” si è ripetuto fino al 1890. Da quell’anno in poi, però, le incrostazioni di carbonato di calcio formatosi sul tubo traforato resero impossibile calare i secchielli di raccolta e, inoltre, i successivi interventi, nel tentativo di risolvere tale inconveniente, non fecero che peggiorare il problema e così la raccolta cessò improvvisamente. Nell’agosto del 2023, durante una ricognizione effettuata proprio nella tomba del Santo, grazie all’intervento dell’attuale Parroco del Duomo di Salerno, Don Felice Moliterno, si è potuto constatare un’abbondante presenza di acqua di condensa proprio dentro le due coppette di estrazione. Dal settembre dello stesso anno è, dunque, ritornata la consuetudine della raccolta della Manna la quale è nient’altro che acqua prodotta dalla condensa presente all’interno del sepolcro. Essa viene comunque considerata sacra e ritenuta un segno di benedizione. Attualmente, inoltre, viene distribuita in una medaglietta con dell’ovatta al suo interno imbevuta del liquido sacro e distribuita a chi la desidera.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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