L’autore.
Cecchino Cacciatore, Avvocato penalista e scrittore. Gia’ segretario della Camera Penale Salernitana, vice presidente dell’Ordine degli Avvocati di Salerno e direttore della Scuola di Specializzazione, è impegnato sui temi del garantismo e della solidarietà. Per Francesco D’Amato editore ha pubblicato: “La penna e la toga. Scritti e interventi su politica e giustizia(2020), “Il diritto tra le righe. Viaggio alla ricerca della giustizia nella letteratura( 2022), “”La giustizia è anche domani”(2024).
Libro proposto: ‘La storia compagna della giustizia.( nei dintorni della liberta’). Francesco D’Amato Editore.
“Il diritto penale crea repentaglio nella vita delle persone. Si riconosce, infatti, che l ‘impianto penalistico sia il piu’ irrazionale e violento tra quelli dell’intero ordinamento. Con la conseguenza, che la pretesa punitiva non è esente dalla ricerca del consenso politico volto a risolvere le paure ed i timori collettivi per la pace sociale…”

Cecchino Cacciatore, pone la stessa passione che caratterizza la sua professione forense nel dedicarsi alla ricostruzione e all’analisi di alcuni processi ingiusti che hanno fatto la Storia. Senza avere la velleità di entrare a gamba tesa nel mondo degli storici, ci prende per mano e ci conduce, in un cammino all’ indietro, attraverso i secoli, per
“ricordare e il ricordo vale a costruire la sedimentazione della memoria a disposizione della società. Perchè questa, -nel tempo presente-, abbia sempre ben chiaro che il diritto può essere una maschera occulta e feroce del potere che esplica il suo dominio , ma anche effettiva tutela dei singoli liberandoli dalla “sventure intollerabili di Simone Weil. Gorgone e Pegaso insieme..” .
Comprendere dunque il processo penale che, come ricorda il Prof Avv Agostino De Caro, nella prefazione ” nei secoli, tra alterne modalità di approccio al tema della prova e della ricerca dell’esistenza di un addebito, ha rappresentato sempre lo specchio della coscienza civile della società nel momento storico di riferimento e ha sempre dimostrato un’estrema permeabilità alla politica intesa, su versante democratico, come il luogo delle scelte e, sul versante autoritario come la giustificazione della forza, dell'(op)pressione e della violenza”.

Se Socrate viene condannato a morte da una giuria di 500 membri accusato di empietà e di corrompere i giovani, Catilina
“fu vittima della strategia ciceroniana, fatta di spionaggio disinvoltura e falsificazione di documenti per conservare il potere alle istituzioni che stavano affamando il popolo contro la verità delle reali condizioni di quest’ultimo”.
Dal doppio processo di Gesù, dinanzi al Sinedrio e a Ponzio Pilato, al processo di Boezio che si tenne senza che fosse concesso all’imputato di essere presente per difendersi, a quello di Giovanna d’Arco, privata di un avvocato e conclusosi con la pena del rogo per eresia, stregoneria, blasfemia, Cacciatore si sofferma su Savonarola condannato per eresia e scisma, Tommso Moro decapitato per non aver accettato l’atto di supremazia che dichiarava Enrico VIII Capo Supremo della Chiesa d’Inghilterra, Giordano Bruno, Campanella, Artemisia Gentileschi, prima pittrice a firmare i suoi quadri e prima donna a far condannare i suoi violentatori. E poi ancora su Galileo, Cagliostro, Luigi XVI, Silvio Pellico, Luigi Settembrini, Francesco De Sanctis, per citarne una parte, fino al processo di Norimberga, di Pier Paolo Pasolini, Adolf Eichmann, Franca Viola, Stefano Cucchi.

In questi casi la giustizia si fa ingiusta, il processo punisce se stesso.
In questi casi narrati dall’avvocato Cacciatore, la giustizia si trasforma in potere e la libertà muore. Il diritto penale, il processo penale e il processo che smarrisce la sua funzione diventano snodi fondamentali. Di qui il titolo del libro: la storia cerca per compagna la giustizia, per tenerla vigile.
Con tatto, professionalità e maestria Cecchino Cacciatore, come avvocato e uomo, condensa secoli di processi cercando una chiave di lettura che rafforza il senso stesso della sua professione forense e, per dirla con le parole del penalista Guglielmo Scarlato, utilizzate nella sua postfazione: “per rendersi difensore non di una sola persona ma della libertà e della civiltà di un intero popolo”