Il bambino Zelens’kyj

di Giuseppe Moesch*

Nel 1837 lo scrittore danese Hans Christian Andersen, nella favola “Keiserens Nye Klæder” in italiano “Gli abiti nuovi dell’Imperatore”, affidò alla purezza di un bambino il compito di svelare la nudità dell’Imperatore che indossava il non abito di due truffatori che sfruttando ipocrisia e servilismo di una popolazione sottomessa e oppiata da slogan e abitudine ad accettare la subordinazione al dettato della politica imperiale, si arricchivano platealmente.

Il bambino al World Economic Forum di  Davos  ha gridato il “re nudo” si chiama Volodymyr Zelens’kyj  e la nudità denunciata è quella dell’Europa guidata da dignitari aspiranti re, arroganti dietro gli occhiali da star di Hollywood, o da ministri che rivendicano l’aver stanziato un qualche soldo per assicurarsi un posto nella futura spartizione dei fondi per la ricostruzione di uno Stato smembrato per l’avidità di un dittatore che vuole ripristinare un vecchio impero.

A guidare questa danza macabra è il capo della tribù statunitense, che ha capito che per ottenere il consenso basta far pagare un piccolo contributo di ingresso per partecipare all’abbuffata sulla pelle di volta in volta di gazawi, di venezuelani, di ucraini, di groenlandesi o di altre popolazioni che possono diventare così i nuovi schiavi dell’autocrate che si è autoproclamato a vita presidente del “Board of Peace”, anche dopo la scadenza del suo mandato di Presidente degli USA, ovviamente lasciando ai colleghi autocrati Putin, Erdogan, Xi Jao Ping di fare altrettanto.

La farsa a cui stiamo assistendo non è una novità per l’Occidente; gli attori sono cambiati ma le parti in commedia sono sempre le stesse ed anche gli spettatori sono cambiati per motivi anagrafici, ma i ruoli rimangono immutati.
All’interno dei paesi di volta in volta costretti a subire l’angheria del prepotente di turno, come sul Titanic che affonda, si continua a ballare il “Walzer delle candele”, tra maggioranza e opposizione indifferenti a chi guidi la coppia, ma con il solo obiettivo di continuare a ballare, ignorando la catastrofe che si sta abbattendo sulla nave, mentre i passeggeri di prima classe hanno già trovato posto sulle scarse scialuppe di salvataggio.

La domanda allora è che cosa dovrà ancora accadere prima di tentare di turare la falla che si sta aprendo ed evitare che la nave Europa affondi con tutto il suo carico di cultura liberale che ha tentato fino ad oggi di difendere?

 

*già Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno

Giuseppe Moesch Giuseppe Moesch

Giuseppe Moesch

Napoletano, già professore ordinario di Economia Applicata, prestato alla politica ed alle istituzioni nazionali ed internazionali, per le quali ha svolto incarichi e missioni viaggiando in quasi cinquanta Paesi attraversando l’umanità che li popola. Oggi propone le sue riflessioni scrivendo quando non riesce a capire quelle degli altri.

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