La vita e la morte nell’anno 2026
di Michele Bartolo*
Nelle note di regia di Pierpaolo Sepe, che ha messo in scena la bellissima rappresentazione di Pirandello “L’Uomo dal Fiore in bocca”, si dice che l’unica certezza della vita è la morte. Eppure, per l’uomo contemporaneo questo sembra essere l’ultimo dei pensieri, in questo mondo che rimbalza da un’illusoria soddisfazione materiale all’altra.
La morte ha perso la sua sacralità, che poi è la stessa sacralità della vita. La vita scorre da sempre all’ombra della morte e tutto sta nel decidere come vivere il tempo che ci è stato assegnato. Queste le considerazioni esplicative del testo di Pirandello, questa la valutazione dell’uomo contemporaneo.
Ma quale è oggi il rapporto tra la vita e la morte? Basta sentire le cronache dei nostri media per capire come oggi sia la vita che la morte abbiano perso completamente quella sacralità a cui faceva riferimento Pirandello.
I gestori di un bar che non esitano a trasformare il loro locale in una discoteca ed a riempirlo come un uovo di ragazzi minorenni senza il rispetto dei minimi standard di sicurezza ed al solo fine di guadagnare più soldi possibili; un ragazzo che va a scuola, porta con sé un coltello da cucina e uccide un compagno, reo di avere scambiato delle fotografie non gradite; un marito, padre di un bambino di dieci anni, che uccide la moglie, nonché madre del piccolo, sotterrandone il corpo e tentando prima di farlo a pezzi e bruciarlo per impedirne il riconoscimento.
Basta ascoltare queste notizie per rabbrividire di fronte all’inaudita brutalità e ferocia che toglie anche la minima parvenza di appartenenza al genere umano di chi si è macchiato di questi atroci ed ingiustificabili delitti, avvenuti per i motivi più abietti.
Ma le cose non cambiano se dai rapporti interpersonali ci spostiamo ai massimi livelli di governo di uno Stato asseritamente democratico.
Il Parlamento israeliano, ovvero la Knesset, il 16 gennaio 2026, ha approvato un disegno di legge che prevede la pena di morte per impiccagione, da comminare ai palestinesi ritenuti responsabili di omicidi di israeliani per i fatti del 07 ottobre 2023. La pena non può essere commutata, ovvero non può modificarsi con pene alternative, gli esecutori materiali saranno coperti da immunità civile e penale e l’esecuzione avverrà di fronte al direttore del carcere, a un rappresentante giudiziario e ad un membro della famiglia del detenuto, ma lo Stato si riserva la possibilità di accelerare la procedura e non rispettare neanche questi passaggi formali.
Anche i processi, attraverso i quali si arriverebbe all’inflizione di queste condanne, sarebbero davvero singolari: la condanna potrebbe arrivare senza richiesta dell’accusa e senza l’unanimità del pronunciamento dei giudici mentre il dibattimento, o presunto tale, avverrebbe davanti alle corti militari.
Ancora più raccapricciante il comportamento di un rappresentante dello Stato ebraico, il ministro della sicurezza nazionale Ben-Gvir, il quale avrebbe festeggiato l’approvazione del disegno di legge distribuendo dolciumi ai deputati e comunicando che l’impiccagione è una sola delle opzioni, in quanto sarebbe possibile anche l’iniezione letale o la sedia elettrica.
E’ evidente che siamo di fronte ad un imbarbarimento della nostra società e ad un ritorno al Medioevo. Uno stato che si professa democratico che annulla le più elementari garanzie previste dalla sua stessa Costituzione e che immagina un processo che non ha nulla a che vedere con uno Stato di diritto. In questo mondo sempre più folle, nell’anno del Signore 2026, dobbiamo difendere e preservare i nostri figli da una società decadente. Come ha giustamente detto il maestro Riccardo Muti, “se togliamo ai nostri figli la possibilità di avvicinarsi all’arte, alla poesia, alla bellezza, in una sola parola alla cultura, siamo destinati ad un futuro di gente superficiale e pericolosa”.
*avvocato






