Il venerdì Ri…leggiamo Poesia
“Gennaio è un mese che chiede verità”
di Graziella Di Grezia
Oggi ho scelto per voi una poesia semplice, diretta, una poesia che in fondo ritrae quelli che sono i giorni di questo freddo inverno che si susseguono e che ci accompagnano.
A volte la durezza delle nostre giornate possiamo paragonarla a questa descrizione che al di là di quello che possa essere l’ elemento letterale, ci segue nel gelo delle relazioni di una società sempre meno attenta al rapporto con l’ altro e sempre più concentrata sul proprio apparire e avere, tralasciando l’essenza del nostro essere, disarmante e semplice.
Nata a Londra nel 1830, figlia di una famiglia italo‑inglese, sorella di Dante Gabriel Rossetti, Christina Rossetti ha scritto poesie limpide, essenziali, spesso legate alle stagioni e ai passaggi della vita.
Non aveva bisogno di grandi immagini: le bastava una scena, un gesto, un dettaglio.
In una sua lettera scriveva: “Ciò che è semplice dura.”
Ed è una frase che si adatta bene a questo momento dell’anno.
La poesia che ho scelto è tratta dalla raccolta “A Christmas Carol” (1872).
È una poesia invernale che ci parla della mancanza, della fragilità, di ciò che possiamo ancora offrire quando tutto sembra fermo.
Christina Rossetti ci ricorda che l’inverno non è solo una stagione: è un modo di stare nelle cose.
Un tempo in cui si toglie il superfluo e resta ciò che conta davvero.
E forse gennaio serve proprio a questo: a capire cosa possiamo ancora dare, senza forzare, senza correre.
Vi propongo la traduzione della lirica e in fondo, anche il testo originario, per chi volesse avere un approccio ancora più diretto con la poesia e con l’ autrice.
Rileggiamo di Christina Rossetti: “Nel cupo mezzo inverno”
Nel cupo mezzo inverno,
il vento gemeva forte,
la terra era dura come il ferro,
l’acqua come una pietra;
la neve cadeva, neve su neve,
neve su neve,
nel cupo mezzo inverno,
tanto tempo fa.
Il nostro Dio, cielo non poteva contenerlo,
né la terra sostenere;
il cielo e la terra fuggiranno via
quando Egli verrà di nuovo.
Nel cupo mezzo inverno
un luogo bastò per Lui:
una mangiatoia e un respiro di bestie
furono il suo riparo.
Che posso offrirgli,
io, così povera?
Se fossi un pastore, darei un agnello;
se fossi un saggio, farei la mia parte;
ma ciò che posso, lo do:
do il mio cuore.
In the bleak midwinter,
Frosty wind made moan,
Earth stood hard as iron,
Water like a stone;
Snow had fallen, snow on snow,
Snow on snow,
In the bleak midwinter,
Long ago.
Our God, Heaven cannot hold Him,
Nor earth sustain;
Heaven and earth shall flee away
When He comes to reign.
In the bleak midwinter
A stable-place sufficed
The Lord God Almighty,
Jesus Christ.
What can I give Him,
Poor as I am?
If I were a shepherd,
I would bring a lamb;
If I were a Wise Man,
I would do my part;
Yet what I can I give Him:
Give my heart.
- No restriction. Christina Rossetti in Personal sketches of recent authors (1898)







