La lunga storia del “computer”.
Oggetto iconico del più importante e rivoluzionario progresso tecnologico della storia umana, entrato nelle nostre case non più di un trentennio fa, cambiando non solo i processi lavorativi ma incidendo radicalmente nella vita di tutti noi, il computer è ormai un elemento imprescindibile della società moderna. Ma quando è nato? La risposta è particolarmente complessa e richiede l’analisi di molteplici passaggi evolutivi che abbracciano archi temporali anche piuttosto lunghi. Dal vocabolario Treccani: “la parola inglese computer indica il calcolatore elettronico, cioè una macchina che è in grado di accettare e immagazzinare al suo interno una grande mole di informazioni in una forma determinata, di elaborarle e di fornire i risultati dell’elaborazione sotto forma di dati digitali, oppure di segnali che servono a governare automaticamente altre macchine o processi”.

Già durante la civiltà mesopotamica (5000 anni fa) si faceva uso di uno strumento di semplificazione di calcoli aritmetici complessi, l’Abaco: la prima macchina in grado di compiere, appunto, operazioni matematiche, successivamente utilizzato anche in periodo greco e romano. Nell’ambito dei congegni meccanici va ricordata la “Macchina di Anticitera” (dal nome dell’isola greca dove è stata rinvenuta), un dispositivo meccanico costituito, al suo interno, da ruote dentate in grado di calcolare le fasi lunari, il sorgere del sole, i mesi e le stagioni e addirittura le date dei Giochi Olimpici.


Questa sorta di astrolabio si compone di un complesso sistema di 32 ruote e una piastra con iscrizioni relative ai segni dello zodiaco e ai mesi dell’anno e veniva utilizzato in particolare per la navigazione. Rinvenuta in mare nel 1900, la macchina è oggi esposta al Museo Archeologico Nazionale di Atene. Molti secoli più tardi, nel 1623, uno scienziato tedesco, un certo Wilhelm Schickard, ideava la prima macchina calcolatrice in grado di sommare e sottrarre numeri fino a sei cifre con l’ausilio di complessi ingranaggi collegati a ruote che muovendosi davano il risultato finale.

Mai concretamente realizzata, di tale macchina resta solo il progetto in cui viene descritto il suo ipotetico funzionamento. Soltanto pochi anni più tardi il matematico, teologo, filosofo e fisico francese Blaise Pascal, nel 1642, progetta e realizza, a poco più di 18 anni, il primo esemplare di calcolatore meccanico che prende, poi, il suo nome: la “Pascalina”, concretizzando, così, la macchina ideata venti anni prima da Wilhelm Schickard.



Il macchinario capace di fare sottrazioni e addizioni di numeri fino a 12 cifre è composto da una base lignea, con una scocca metallica che conteneva complessi ingranaggi. La Pascalina era una macchina contabile che operava, dunque, non su base decimale ma secondo l’unità monetaria dell’epoca ovvero la Lire. Successivamente vennero ideate macchine pascaline decimali. Nel 1709 il veneziano Giovanni Poleni, fisico, matematico e ingegnere, prosegue lo studio sulle macchine calcolatrici servendosi, questa volta, di una serie di ingranaggi meccanici mossi da contrappesi.

Un secolo dopo, nel 1821 circa, il matematico inglese Charles Babbage, è il primo scienziato a intuire il calcolatore programmabile, realizzando una macchina in grado di risolvere funzioni polinomiali, la cosiddetta “Macchina Differenziale”. Utilizzando il sistema decimale, essa viene azionata con l’ausilio del movimento meccanico di una manovella. Basato sul sistema di schede perforate per l’apporto dei dati, il macchinario anticipa di molti decenni la moderna programmazione informatica. Mai completato, nonostante i finanziamenti del Governo britannico, alcune parti sono esposte al London Science Museum.

Degno di nota è la realizzazione, nel 1890, della “Macchina Tabulatrice” ideata dall’ingegnere statunitense Herman Hollerith. In occasione del censimento negli Stati Uniti d’America, Hollerith dà vita a un macchinario basato su schede perforate, divise in 288 zone contenenti dati anagrafici, collegate a un complesso circuito elettrico. La macchina viene successivamente riprodotta dalla IBM e impiegata per i censimenti dell’epoca. Nel corso del XX secolo, nel periodo tra le due guerre, si assiste a una forte spinta tecnologica, con la realizzazione di nuove macchine calcolatrici basate soprattutto sui circuiti elettrici per risolvere calcoli matematici sempre più complessi.

Nel 1936 il matematico britannico Alan Turing espone, per la prima volta, il concetto di macchina universale, la “Macchina di Turing”, uno strumento capace di risolvere tutte le problematiche legate alla computazione. Si tratta di un concetto astratto che darà, tuttavia, una grande spinta evolutiva nella realizzazione dei moderni computer.


Alan Turing partecipa alla realizzazione di uno speciale macchinario il “Turing Welchman Bombe”, un dispositivo elettromeccanico utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale in grado di decifrare i messaggi segreti crittografati di un’altra macchina la “Enigma” tedesca (macchina elettromeccanica a rotore utilizzata per decifrare i messaggi segreti). Di fondamentale importanza nello sviluppo dei calcolatori elettronici sono state due macchine: la “Mark-1/Colossus” e la “ENIAC”.

Il primo macchinario, entrato in uso alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nonostante un primo prototipo negli anni ’30, viene utilizzato per interpretare i messaggi criptati della macchina telescrivente tedesca “Lorenz SZ40/42”, quest’ultima realizzata dalle autorità militari del Terzo Reich per comunicazioni segrete. Tra i primi computer programmabili della storia dell’informatica, Colossus era particolarmente ingombrante e utilizzava delle valvole termoioniche, utilizzate fino ad allora solo per gli amplificatori.


Ideata inizialmente, nel 1943, dal Governo Statunitense, per risolvere problemi di calcolo balistico, la macchina “ENIAC” viene progettata dalla Moore School of Electrical Engineering, in Pennsylvania, e presentata nel 1946. Costituita da 18.000 valvole termoioniche, il macchinario pesava 30 tonnellate, occupava ben 180 mq. con 5 pannelli portatili e la sua temperatura raggiungeva i 50 gradi. Le valvole termoioniche vengono, poco dopo, sostituite dai transistor, ma ovviamente il suo utilizzo resta unicamente appannaggio di tecnici specializzati. Soltanto a partire dagli anni ’50, grazie alla tecnologia sempre più avanzata, assistiamo ai primi prototipi di computer meno ingombranti.

E’ italiano il primo computer da tavolo, il “Programma 101” della Olivetti di Ivrea, primo calcolatore da tavolo programmabile progettato tra il 1962 e il 1965, prodotto e commercializzato tra il 1965 e il 1971.

Progettata dall’Ing. Pier Giorgio Perotto, la macchina è un importante esempio di articolo di disegno industriale capace di complessi calcoli matematici, programmazione di linguaggio tipo BASIC, con una stampante integrata e memorizzazione su schede magnetiche. Essa è il precursore dei moderni PC. Sempre della metà degli ’60 è il “DPP-116”, primo computer commerciale a 16 bit.

Geniale è, inoltre, l’invenzione del primo microprocessore ideato da Federico Faggin per l’Intel alla fine degli anni ’60.


Il primo chip di memoria ad accesso dinamico, lanciato dalla Intel, risale al 1969, mentre del 1971 è il primo Floppy Disk inventato dalla IBM (utilissimo per il passaggio di dati da un computer a un altro).


Steve Wozniac, uno dei padri del personal computer, a metà anni ’70, realizza assieme a Steve Jobs, il primo minicomputer “Apple I”: senza un vero e proprio contenitore per tutti i componenti del computer, si compone di una sola scheda madre che usava un microprocessore “MOS 6502” (simile al Commodore 64), ed è considerato il primo prodotto ufficiale della Apple Computer Inc. Ad esso poi si può assemblare, a parte, una tastiera, un alimentatore e il monitor.

Sempre nel 1975 viene commercializzato l’“IBM 5100” con display CRT e tastiera alfanumerica integrata con una memoria Ram di 64 KB. Grazie allo sviluppo dei sistemi operativi avanzati come il Windows e l’MS-DOS tra gli anni ’80 e i ’90 assistiamo a una crescente diffusione dei computer che diventano col tempo sempre più di uso domestico e non solo lavorativo.

E’ del 1986 “Toshiba T1100”, il primo computer portatile con chiusura a sportello, agevole e comoda nel trasporto.

Negli anni ’90 aumentano vertiginosamente le vendite dei computer desktop con dimensioni fisiche contenute e giuste per occupare la superfice di una scrivania.

Rivoluzionaria è la realizzazione della “iMac G3” della Apple con Hard disk da 4GB, 32MB di RAM un CD-ROM e anche un monitor da 15 pollici.

Sempre la Apple nel 2003 lancia “Apple G5”, il primo computer Macintosh con 64 bit, riscuotendo un ampio successo di pubblico. L’evoluzione e la prestazione dei computer negli ultimi anni si è accelerata drasticamente anche dal punto di vista del design, con PC ultracompatti e dalle prestazioni altissime.


Attualmente si hanno svariate forme di PC dal laptop ai tablet fino agli smarphone con l’utilizzo di sistemi operativi sempre più potenti e l’ausilio di tecnologie innovative come il cloud computing o la rivoluzionaria intelligenza artificiale, apporti tecnologici che stanno modificando anche la stessa interazione sociale su scala mondiale!






