Strage di Capodanno a Crans-Montana con le riflessioni dell’avv Gassani
di Claudia Izzo-
Queste sono le notizie che non vorremmo mai dare, soprattutto quando a pagare con la propria vita sono i giovanissimi.
47 morti e 112 feriti, 13 in ospedale, 5 con ustioni gravi, 6 dispersi: questo il primo bilancio della strage avvenuta la notte del 31 dicembre presso il bar Le Constellation di Crans-Montana, gestito da una coppia di francesi di origini siciliane, Jacques Moretti e Jessica Maric. Proprietario è julien Beytrison, titolare dell’agenzia di viaggi La Perle Noire.
Il locale
Il locale rimbalzato tristemente alle cronache in cui è divampato l’incendio e si è consumata la strage di giovani è un bar- ristorante , un luogo iconico nella piccola cittadina vallese Crans-Montana, in Svizzera, a 1500 metri di altitudine, capitale del turismo alpino esclusivo. Con la capienza di 300 persone con il suo caratteristico DJ set, il Crans-Montana è da sempre un punto di riferimento per le serate glamour in terrazza riscaldata con vista sul paesaggio innevato. Le lettere rosse del locale indicavano un luogo conosciuto e frequentatissimo nella lussuosa località alpina, ubicato al piano terra di una palazzina con i balconi in legno.
Le vittime italiane
“Il bilancio è definitivo”, ha affermato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reso noto che “purtroppo le vittime italiane sono sei, tutte accertate”, le cui salme rientreranno in Italia con un volo di Stato dell’Aeronautica militare. Si tratta di Riccardo Minghetti, 16 anni; Sofia Prosperi, 15 anni; la sedicenne milanese Chiara Costanzo, il golfista Emanuele Galleppini di Genova, 17 anni il prossimo 21 gennaio; Giovanni Tamburi, di Bologna.
Un momento di festa e di spensieratezza come il festeggiamento del capodanno si è trasformato in una strage con il bar Le Constellation divenuto una trappola mortale nella lussuosa località sciistica:
Il rogo
Qualcuno ha pensato che le fiamme facessero parte di uno show per il Capodanno. L’allerta è scattata all’1.30 di notte, mentre si era nel pieno dei festeggiamenti per il nuovo anno nel sotterraneo del bar. L’atmosfera gioiosa si deforma appena si comprende la gravità di quanto sta succedendo, lasciando il posto alla paura, al terrore. Il soffitto ha preso fuoco come si vede dai video pubblicati sui social. Le immagini ci mostrano una ragazza, si dice una cameriera, con un casco, sulle spalle di un ragazzo con una maschera, lei in mano agita candele scintillanti su bottiglie di champagne che però raggiungono il soffitto fonoassorbente. Nelle scene vi sono diverse altre ragazze con le stesse bottiglie e le stesse candele scintillanti. Il soffitto prende fuoco, la schiuma fonoassorbente prende fuoco e cade sui giovani e dopo poco le fiamme si diffondono velocemente. A causare il veloce avanzamento delle fiamme in tutto il locale sarebbe stato il fenomeno del flashover che estende il rogo in un ambiente chiuso, da localizzato a pienamente sviluppato, investendo velocemente l’area circostante con la temperatura che sale altrettanto rapidamente.
I soccorsi
Chi scappa, chi non ci riesce per il troppo fumo e alcool, volti carbonizzati e pelle che cade a brandelli. Zero estintori, sbarrata la seconda uscita. Poi la scala, unica via di fuga, che si scoprirà essere stata ristretta a seguito di lavori. Per la tragedia sono intervenute 42 ambulanze, 13 elicotteri, 3 camion di soccorso. Aperta l’inchiesta, le autorità svizzere stanno procedendo con l’identificazione delle vittime e si crede che il bilancio possa peggiorare.
Il dolore
Il terrore ha invaso tutto con la corsa dei giovanissimi verso l’esterno attraverso l’unica uscita o rompendo le finestre dove molti sono rimasti intrappolati con cellulari che squillavano a vuoto o non squillavano più.
Ora bisognerà chiarire cosa sia realmente successo, se le norme di sicurezza siano state rispettate, se i minorenni presenti potevano essere lì, com’era la situazione strutturale con le uscite di fuga.
Si parla in queste ore di tante cose: del sentimento di paura che spesso salva, del buon senso che eviterebbe proprio di trovarsi in situazioni rischiose, del senso di onnipotenza diffuso soprattutto tra i più giovani che fa pensare -tanto capita agli altri- come se fossimo sempre protetti da chissà quale manto magico. Col senno di poi sarebbe stato meglio andare altrove. La tragedia accaduta in Svizzera è un déjà vu’: 2024, Istanbul, nella discoteca Masquerade scoppia un incendio e muoiono 29 persone; marzo 2025: in Macedonia del Nord nel Pulse Club di Kokani divampa un incendio innescato da un effetto pirotecnico che ha colpito il tetto, 63 morti e oltre 200 feriti. Dicembre 2025: nello stato indiano di Goa, un incendio nella discoteca Arpora causa 25 morti, giusto per citare episodi simili. Allora, perchè non parliamo di norme di sicurezza, di controlli, di serietà quando c’è di mezzo l’incolumità delle persone?
La fatalità dell’essere o meno nel luogo “sbagliato”
L’avvocato salernitano Gian Ettore Gassani affida ai social i suoi pensieri.







