Mentre il mondo brinda, Gaza muore

di Mariapia Vecchione-

A Gaza il Natale significa dolore. Le lacrime delle donne e i passi dei bambini nelle macerie sono ciò che resta ai palestinesi: privati di cibo e acqua potabile, senza cure mediche e al freddo.

Il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre è servito solo a rimpastare accuse fra Israele e Hamas, incriminati di aver violato i patti sulla tregua bellica.

Oggi quello che resta è il 90% della popolazione della striscia di Gaza sfollata a causa del conflitto, si tratta di oltre 2 milioni di persone. Un genocidio compiuto sotto gli occhi dei media mondiali: inutili riflettori puntati su una lingua di terra trucidata e impoverita.

A nulla è servito l’appello rivolto al mondo di Papa Leone XIV nell’omelia del Santo Natale: la tregua di 77 giorni mette in luce le condizioni critiche degli ultimi palestinesi ancora vivi: gli aiuti umanitari oltre ad essere insufficienti, non sono continuativi perché soggetti a controlli e vincoli, il sistema sanitario è collassato e i soccorsi sono un inutile tentativo di cura agli ammalati.

Le migliaia di tende di sfollati, sono state distrutte da piogge torrenziali e da un allagamento incontenibile: la mancanza di interventi da parte di Israele è l’ulteriore dimostrazione di come costringano il popolo di Gaza al suo sterminio, devastandolo attraverso bombardamenti ma anche mediante la negazione di viveri. Una lenta distruzione umana che colpisce i bambini, nel giorno di Natale i loro occhi sono la rinascita, ma il genocidio mira alla fine delle loro vite: Mohammed Khalil Abu al-Khair a solo un mese di vita, non ha sopravvissuto alla sofferenza di Gaza ed è morto di ipotermia. M I soccorritori dell’ospedale Nasser di Khan Younis hanno lottato inutilmente per due ore cercando di rianimarlo.

Quello del piccolo Mohammed Khalil è solo una goccia nell’oceano di dolore che si estende nel territorio palestinese, dei 36 ospedali di Gaza riescono ad operare attivamente solo la metà delle strutture. A provocare l’ennesimo rallentamento di cure mediche è la mancanza di carburante destinato ai generatori, che ormai bloccati non permettono le cure a 60 pazienti ricoverati nella struttura di Al-Awda di Nuseirat, nel nord della striscia.

Il cessate il fuoco è una menzogna che vuole mettere a tacere il mondo intero: a Natale non è stata invocata nessuna pace, ma raid di aerei e il fuoco dei cecchini hanno ferito un altro bambino a Al-Shujaiya. Inoltre risultano tre i palestinesi feriti per aver osato oltrepassare la “linea gialla”, il confine tracciato dagli Israeliani per privare al popolo della Palestina di un pezzo del loro territorio.

Si parla di numeri: 70.942 i palestinesi uccisi nella striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023, è una sconfitta dell’umanità e dell’Europa che silenziosa permette uno sterminio di massa. In questa partita a scacchi, in cui i poteri forti annientano con crudeltà un intero popolo, l’America raggira il mondo e Donald Trump non pensa al dolore e alla morte di innocenti. Le sue mosse sono ancora una volta la sottomissione di Gaza, che immagina trasformata in “Gaza Riviera”, il progetto di resort di lusso per colonizzare un territorio: sul sangue delle vittime palestinesi e sulle macerie, l’America vuole massificare il turismo costruendo una nuova Dubai. Un orrore deplorevole.

 

Mappa dell’area di conflitto attorno alla striscia di Gaza. Mor

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Mariapia Vecchione

Mariapia Vecchione su SalernoNews24 accompagna il lettore alla scoperta di una realtà autentica, critica e audace. La sua formazione umanistica permette al suo sguardo di ricercare inestimabili meraviglie. Appassionata di arte contemporanea, fotografia, food&wine e viaggi, ma consapevole che “il viaggio più lungo è il viaggio interiore” (D. Hammarskjöld)

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