Confini non condivisi, le radici delle guerre

di Luigi D’Aniello-

Anche se mi piace immaginare un mondo più unito senza confini, senza barriere che delimitino le persone e le culture, il mondo d’oggi ci dimostra, ancora una volta, come i confini non condivisi siano una delle cause più frequenti e più drammatiche di guerre e tensioni internazionali.

La crisi in Ucraina, ad esempio, ha le sue radici profonde nella disputa sulle frontiere tra Russia e Ucraina; la mancata definizione pacifica e condivisa di quei confini ha portato a un escalation di tensioni  fino all’intervento militare russo. Non si tratta di un caso isolato: la storia ci insegna che quando i confini sono oggetto di contesa, il rischio di scontri armati aumenta proporzionalmente.
Un esempio emblematico è quello del Medio Oriente, dove la questione israeliana-palestinese si trascina da decenni. La mancanza di frontiere chiaramente stabilite e reciprocamente riconosciute ha alimentato una serie di guerre e di vittime innocenti, dal 1948 ad oggi.

La disputa sulla frontiera tra Israele e la Cisgiordania, un nodo ancora irrisolto, testimonia lo stesso, quanto confini non condivisi possano scatenare tensioni durature, alimentando il ciclo delle ostilità.
Anche in Asia la storia non è diversa. La regione del Kashmir, contesa tra India e Pakistan, rappresenta uno dei fronti più caldi e irrisolti al mondo. La divisione avvenuta nel 1947, dopo l’indipendenza dell’India britannica, non è stata mai definita in modo definitivo e condiviso. Le rivendicazioni contrastanti e l’assenza di un accordo ufficiale hanno generato guerre e battaglie che persistono tutt’oggi.
E che dire della lunga divisione tra Nord e Sud della Corea? Dal 1950, con il conflitto scaturito dall’invasione nordcoreana del Sud, la penisola rimane divisa lungo il parallelo 38°, con frontiere fortemente militarizzate e spesso teatro di scontri o crisi. Ancora una volta si tratta della mancanza di un accordo di pace stabile che porta a  confini non condivisi con tutte le conseguenze del caso.
Si rende così necessario definire e rispettare con fermezza i confini tra le nazioni  come  fondamenta della pace per noi e per donare ai posteri un mondo migliore.

 

 

Immagine Pixabay Licence

Luigi D'Aniello Luigi D'Aniello

Luigi D'Aniello

"Non si è sconfitti quando si perde ma quando ci si arrende"

Altri articoli di Luigi D'Aniello

Ultimi articoli di La Pillola