12 Dicembre 1969, la strage di Piazza Fontana
di Antonietta Doria-
La strage di Piazza Fontana fu un attentato terroristico di matrice neofascista messo a segno nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, nel cuore di Milano. Alle 16,37 esplosero sette chili di tritolo uccidendo 17 persone, 14 sul colpo e ferendone 88. Pur non essendo quella più pesante ad insanguinare l’Italia, fu la strage quella che diede il via al periodo della “strategia della tensione” e a vari attentati: la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (8 morti), la strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e la più sanguinosa strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti) che diedero vita a quel periodo passato alla storia come “anni di piombo”.
Una seconda bomba quel 12 dicembre fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala; una terza esplose a Roma alle 16:55 nel passaggio sotterraneo che collegava l’entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio; altre due esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia. I feriti a Roma furono in tutto 16.
Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione stabilì che la strage fu opera di «un gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di Ordine nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura, non più perseguibili in quanto precedentemente assolti con giudizio definitivo (ne bis in idem) dalla Corte d’assise d’appello di Bari nel 1987 ; non è mai stata emessa una sentenza per gli esecutori materiali, coloro che cioè portarono la valigia con la bomba, che restano ignoti.
La strage di Piazza Fontana resta uno degli episodi più controversi della storia repubblicana italiana, sia per la gravità del fatto sia per le ombre sulle indagini e sulle responsabilità istituzionali.







