L’addio a Frank Gehry, architetto pioniere del Decostruttivismo.

Venerdì 5 dicembre si è spento, all’età di 96 anni, Frank Owen Gehry, uno degli architetti più interessanti del panorama americano e mondiale. Nato in Canada nel 1929 da una famiglia di ebrei polacchi, ma naturalizzato negli anni ’40 negli Stati Uniti, intraprende gli studi di architettura a Los Angeles diplomandosi nel 1954, per poi iscriversi all’università di Harvard dove si specializza in urbanistica. A causa e per timore dell’antisemitismo dilagante, il giovane cambia il cognome originario Goldberg in Gehry.  La sua carriera professionale inizia collaborando con l’architetto Victor Gruen, per poi trasferirsi, nel 1961, per un anno a Parigi, lavorando presso lo studio di Andrè Remondet e al contempo approfondendo gli studi su Le Corbusier e Balthasar Neumann. Ritornato in California, nel 1962, apre il proprio studio a Santa Monica. Brillante professore universitario, la sua carriera accademica ha inizio nei primi anni ’70 come assistente professore presso l’Università della California Meridionale. Nel 1978 diventa docente all’Università privata di New York, per poi ottenere, 2 anni dopo, una cattedra presso l’Università del Texas. Negli anni ’70 e ’80 Gehry fa ben conoscere, attraverso i suoi progetti e le sue realizzazioni, la sua idea di architettura particolarmente innovativa per l’epoca tanto da avvicinarsi alla corrente dell’avanguardia californiana.

Wiggle Side Chair 1972 CC BY 2.5

Abbraccia anche la progettualità del design per interni con produzioni estrose come, ad esempio, la famosa Wiggle side Chair, realizzata a cavallo tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Composta interamente da 60 strati di cartoni pressato (idea davvero geniale), la sedia dalla forma ondulata anticipa di qualche decennio l’attuale idea del riciclo dei materiali. I suoi progetti sono anticonvenzionali, sperimentali, innovativi, sempre con uno sguardo rivolto a nuovi materiali da utilizzare e a tecnologie più avanzate che manifestano una stravagante interpretazione delle volumetrie architettoniche che lo conducono a quel movimento architettonico detto “Decostruttivismo”. Detto movimento supera, per alcuni aspetti, il postmodernismo con una architettura senza geometrie precise in cui il principale filo conduttore della progettualità è il caos geometrico che, di fatto, si riflette nella plasticità delle volumetrie architettoniche. Progettando la sua casa a Santa Monica, alla fine negli anni ’70, Gerhy sperimenta un approccio particolarmente stravagante, intervenendo, di fatto, senza abbatterla su una casa già esistente che viene circondata di materiali di recupero con l’utilizzo dei primi pannelli solari, lastre di amianto, lastre in vetro e in legno secondo un disegno quasi scultoreo.

Cabrillo Marine Aquarium a San Pedro, Los Angeles, California. L’edificio originale fu progettato da Frank Gehry e completato nel 1981.CC BY-SA 3.0

Tra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 progetta il Cabrillo Marine Museum di San Pedro, il California Aerospace Museum e il Museum of Art di Santa Monica. Intanto nel 1989 è insignito del Pritzker Architecture Prize, un premio che onora l’architetto per il suo talento, l’impegno e per la sua estrosità progettuale con la seguente motivazione: “Il suo corpus di opere, a volte controverso, ma sempre accattivante, è stato variamente descritto come iconoclasta, turbolento e impermanente, ma la giuria, nell’assegnare questo premio, elogia questo spirito irrequieto che ha reso i suoi edifici un’espressione unica della società contemporanea e dei suoi valori ambivalenti.”

Museo Guggenheim, Bilbao CC BY 2.0

L’anno 1997 segna la massima espressione del suo essere progettista con la realizzazione del Guggenheim Museum di Bilbao: un museo sito nei Paesi Baschi del nord della Spagna che, grazie alle sue peculiari caratteristiche architettoniche è diventato il simbolo stesso di Bilbao. Il Museo d’Arte Contemporanea è l’esempio più concreto dell’architettura decostruttivista: sebbene di grandi dimensioni, occupando complessivamente ben 32500 mq. di superfice, la struttura si mostra effettivamente di basso impatto rispetto all’ambiente circostante.

bilbao – guggenheim museum di Rechanfle è distribuito con licenza CC BY-SA 2.0 .
Bilbao´s Guggenheim Museum di formato digital è distribuito con licenza CC BY-SA 2.0 .

Priva di superfici piane o dritte è, al contrario caratterizzata da una fluidità volumetrica che rende l’intero edificio particolarmente elegante e dinamico. Rivestita interamente da pannelli in titanio, le superfici somigliano a scaglie di pesce o vele di metallo, un omaggio all’importante porto marittimo di Bilbao. Per la progettazione, lo studio Gerhy ha utilizzato simulazioni al computer, grazie alle quali il progettista è riuscito a creare forme davvero nuove e stravaganti.

Le case danzanti di Praga, altrimenti note come Ginger e Fred oppure come Tančící dům.CC BY-SA 2.0

Un anno prima, in collaborazione con l’architetto croato Vlado Milunic, Gerhy realizza a Praga la Sede degli Uffici Nazionali Olandesi meglio nota come Casa danzante. Posizionata sul Lungofiume, la stravagante struttura, in effetti, richiama lontanamente le figure di due ballerini, in uno stile architettonico tipico del Decostruttivismo che conserva, al suo interno, anche altri stili presenti nel centro della città di Praga, come l’Art Nouveau il Neobarocco e il Neogotico.

The Walt Disney Concert Hall, home to the Los Angeles Philharmonic, features an acoustically superior auditorium paneled in hardwood. di pubblico dominio
Los Angeles – Walt Disney Concert Hall di dibaer è distribuito con licenza CC BY-SA 2.0 .

Altra opera architettonica di rilievo è il Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, realizzato nel 2003, una sorta di vera e propria scultura gigante, il cui esterno è caratterizzato da morbide volumetrie in acciaio inox che sembrano vele intrecciate tra loro. Per la realizzazione della sala sinfonica Gerhy lavora a stretto contatto con Yasuhisa Toyota, uno dei più grandi esperti di acustica al mondo. L’interno è completamente rivestito in legno, materiale adatto a migliorare il suono nella sala (che contiene ben 2265 posti). Caratteristica di questa struttura è l’equilibrata fusione della simmetria interna con l’asimmetria esterna, dunque due sistemi costruttivi diametralmente opposti.

8 Spruce Street a Manhattan (panorama) CC BY-SA 4.0
8Struce Street CC BY 4.0 dettagli lato est

Nel 2011 realizza a New York una torre nel distretto finanziario di Manhattan. L’edificio, intitolato 8Struce Street, è la torre residenziale all’epoca più alta dell’emisfero occidentale con ben 265 metri per 76 piani, un edificio con una particolare facciata ondulata tutta in acciaio inox la cui struttura portante è in cemento armato. All’interno sono presenti un ospedale, una scuola, dei negozi e 899 appartamenti. Nello stesso anno gli viene consegnato il Leone d’Oro alla Carriera in occasione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, con le seguenti motivazioni: “….per aver trasformato l’architettura moderna. L’ha liberata dai confini della scatola e dai limiti delle comuni pratiche costruttive. Tanto sperimentale quanto le pratiche artistiche che l’hanno ispirata, l’architettura di Gehry è il vero moderno modello per un’architettura oltre il costruire.”

La Fondation Louis Vuitton (Parigi) di dalbera è concesso in licenza con CC BY 2.0 .
Fondation Louis Vuitton di Henry_Marion è distribuito con licenza CC BY-SA 2.0 .

A Parigi, qualche anno dopo, nel 2014 realizza, non lontano dal Bois de Boulogne, la Fondation Louis Vuitton, un insieme di museo d’arte e centro culturale. Costituito da un intricato sistema costruttivo che sorregge una serie di simil vele in vetro, la struttura sembra dialogare molto bene con il cielo e la luce ed è di forte impatto visivo grazie alla sua elegante armoniosità volumetrica.

En Arles di Isaszas è distribuito con licenza CC BY 2.0 .
Luma Arles, Parc des Aleliers di polapix è distribuito con licenza CC BY 2.0 .

Ispirata alle rocce della Provenza e alle opere d’arte del grande Vincent Van Gogh è la The Tower che Gehry realizza nel 2021 per la Luma Arles. Si tratta di un grande centro artistico tutto rivestito, anche in questo caso da pannelli in acciaio tutti irregolari, una sorta di grande scultura-monumento che riflette la luce della Provenza. Al suo interno ritroviamo numerosi spazi espositivi, una biblioteca, un auditorium e una caffetteria.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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