Il presepe e la sua sacralità
Tra tradizione, fede e spettacolo.
di Luigi D’Aniello-
Il presepe, non per motivi religiosi, ma per motivi estetici e culturali, personalmente, non ha mai suscitato grande entusiasmo. Negli ultimi anni, poi, si sta assistendo a un fenomeno che rischia di trasformare questa tradizione in un palco di strumentalizzazioni e provocazioni: il presepe sta diventando, in alcuni casi, una rappresentazione alterata che sfiora l’onirico e il grottesco.
Si va dalla raffigurazione della Sacra Famiglia composta da due mamme o due papà, alla sostituzione del bambino Gesù con personaggi come Lucio Dalla, o ancora dalla presenza privi di volto al posto di Giuseppe, Maria e il Bambino: il presepe sta diventando uno specchio deformato della società, piuttosto che un richiamo spirituale e religioso.
Mi chiedo il perché tutto ciò e la risposta, o almeno una parte di essa, sicuramente, la ritrovo nel desiderio di modernizzare e di inserire nel simbolo sacro le tematiche del nostro tempo.
Ma a quale prezzo?
Il presepe, tradizionalmente, si basa su una narrazione biblica e su una cultura radicata nella storia occidentale, che vede in Maria e Giuseppe i genitori di Gesù, posti nella povertà di una grotta, in mezzo ad animali e pastori.
Questa rappresentazione, ben salda nelle proprie radici religiose, ha un valore antropologico e spirituale di enorme profondità: essa esprime un messaggio di speranza, di umiltà e di fede configurandosi come narrazione sacra e universale che ha attraversato secoli e culture per cui alterare questa rappresentazione, inventare nuove configurazioni familiari o inserirvi personaggi improbabili, non è un atto di creatività o di espressione di diritti civili, ma è una forma di svilimento e di lesa sacralità; è come prendere una poesia di Dante e cambiarne le parole, o rifare un quadro di Raffaello con colori fluorescenti e mascherine fantasma, un’operazione a dir poco ridicola che svuota di significato la vera essenza, di valore simbolico e spirituale, trasformando il tutto in un mero esercizio estetico o in un intervento provocatorio.
E allora, cosa fare?
La risposta sta nel rispetto e nella consapevolezza dei simboli, e nel rispetto della tradizione religiosa.
Il presepe, come ogni simbolo sacro, deve essere “letto” con rispetto e devozione. Non è un palcoscenico per sperimentazioni e provocazioni, ma una rievocazione a cui avvicinarci con silenziosa riverenza, con rispetto per i simboli e per la tradizione religiosa, affinché questa antica scena di luce e speranza non venga più offesa e distorta, ma resti viva nel cuore di chi crede e di chi semplicemente desidera conservare un frammento di storia, di fede e di arte.
Presepe di San Francesco, Sacra Famiglia







