Cuba tra turismo e sesso

La storia di Catalina e il talento di suo figlio.-

di Mariapia Vecchione-

Schiave del sesso e senza soldi. A Cuba le donne sono costrette alla prostituzione e violentate dai loro prosseneta, uomini spietati che reggono il business del turismo sessuale sull’isola caraibica. Si tratta di nativi a caccia di viaggiatori disposti a pagare per un’ora o due a letto con una ragazza latinoamericana.

Questo è ciò che racconta Catalina, nome di fantasia scelto per la donna cubana di 43 anni che oggi vive in un paese della Campania, da oltre dieci anni.

«Agli inizi degli anni ’90, dopo il crollo del muro di Berlino, avevo solo 10 anni e ricordo la sofferenza di tante donne a Cuba, tutte insieme cercavano di aiutarsi fra di loro per recuperare un piatto di riso, delle uova, qualcosa in più da mettere a tavola. Mia madre aveva le lacrime agli occhi ogni giorno, lei era una sarta e mi rattoppava sempre uno zainetto per andare a scuola. Per noi bambini era normale vederci sempre con le infradito ai piedi e sapere che spesso a casa non ci sarebbe stata corrente elettrica».

Con uno sguardo malinconico e la famiglia lontana, Catalina, racconta dell’infanzia in un affollato appartamento, insieme ai nonni, a suo fratello, a sua madre e a due zie con le loro rispettive famiglie. Tutti insieme dividevano lo stesso tetto, perché pagare l’affitto di una casa a Cuba è impossibile, gli stipendi sono troppo bassi: «Avevamo solo quattro fornelli, cucinavamo a turni, c’erano tre camere da letto e un solo bagno. Mia madre “friggeva” le uova nell’acqua calda in una padella, in realtà non avevamo olio. Ma neanche sapone, questo succedeva anche in altre case: non potevamo comprare niente e quando le stecche di sapone stavano per finire, la mia mamma non le buttava via. Scioglieva tutto e cercava di ricreare altre formine di saponette, ma era molto poco quindi ci sarebbe bastato per altre tre docce al massimo…»

Crollato il muro di Berlino a Cuba cade ogni certezza. Quando viene a mancare il sostegno dell’Unione Sovietica, l’isola  non scambia più la sua merce con nessuno: zucchero e tabacco, ma anche la produzione di rum resta invenduta: “La povertà ci ha costretto a trovare soluzioni, le madri non sapevano come andare avanti. Ricordo che ad un certo punto, solo i turisti erano la nostra fonte di guadagno. Ma non tutti venivano a Cuba per le spiagge e la loro bellezza, così tante donne cubane hanno iniziato a vendere il loro corpo. Io oggi sono madre di due bambini qui in Italia, ho sposato un uomo italiano che ho conosciuto a Cuba mentre era in vacanza. Ti confermo che negli anni ’90 la situazione era così dolorosa che oggi, da donna cubana lo dico a voce alta: Se non avessi avuto nulla da mettere a tavola avrei venduto il mio corpo per sfamare la mia famiglia. Le capisco tutte queste donne. Ho conosciuto tante prostitute, lasciavano i loro bambini a casa con una bugia: -mamma oggi ha il turno di notte-, ma cosa potevano fare? Non c’era niente da fare».

Ad un certo punto, però, queste donne che volevano solo guadagnare qualche dollaro per la prestazione di una notte, non possono più tornare indietro, è un vortice di dolore.

«Il turismo a Cuba ormai era solo interessato al sesso. Sono successe cose terribili: gruppi di uomini stupravano una sola donna per ore e ore, una ragazza fu costretta a mangiare le proprie feci, obbligate a ricevere uomini per un giorno intero. Nel ’95 ormai, la prostituzione è diventata un commercio vero e proprio, controllato da uomini che hanno segregato le ragazze negli appartamenti, senza lasciarle uscire in strada. Noi li chiamiamo i -prosseneta cubani-, questi girano per l’Avana e una volta agganciato il turista, lo portano direttamente alle ragazze nelle case. Ma sull’isola non venivano solo turisti per le donne, anche omosessuali. È molta anche la prostituzione maschile, i gay a Cuba si nascondono e sono adescati da molti viaggiatori».

Catalina in Italia ha due figli, al più piccolo spicca in viso la bellezza latinoamericana della mamma; il ragazzino che ha un sogno speciale: diventare un calciatore professionista. È già stato selezionato dal Napoli, settore giovanile. Ma non ha ancora 13 anni e per l’età non rientra negli esordienti.

Lui che in casa palleggia e non smette mai di allenarsi, sembra la rivincita di Catalina: da Cuba all’Italia per lasciare la povertà e il dolore.

Mariapia Vecchione Mariapia Vecchione

Mariapia Vecchione

Mariapia Vecchione su SalernoNews24 accompagna il lettore alla scoperta di una realtà autentica, critica e audace. La sua formazione umanistica permette al suo sguardo di ricercare inestimabili meraviglie. Appassionata di arte contemporanea, fotografia, food&wine e viaggi, ma consapevole che “il viaggio più lungo è il viaggio interiore” (D. Hammarskjöld)

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