La dinastia normanna a Salerno: la prima fase.
Sul finire dell’XI secolo si assiste a una graduale occupazione e affermazione, nell’Italia meridionale, dei Normanni, popolo guerriero e molto tenace di stirpe germanica di origine scandinava alla ricerca continua di nuovi territori da dominare. Già a partire dai primi decenni dell’XI secolo essi si dirigono dapprima verso l’Europa occidentale, occupando quell’area della Francia che si affaccia sulla Manica (l’attuale Normandia) per poi raggiungere, con Guglielmo il Conquistatore l’Inghilterra dove instaurano una dinastia destinata a durare ben 100 anni.

In questo stesso periodo i normanni, capeggiati da Roberto e Ruggero d’Altavilla, si espandono anche verso l’area mediterranea, raggiungendo il territorio pugliese nel 1060 d.C. Va, tuttavia, precisato che la loro presenza nell’Italia meridionale è antecedente a tale data. In un momento di violenti battaglie per il controllo del potere da parte di numerose città a cui si accompagnano, inoltre, continue scorribande dei saraceni lungo il bacino del Mediterraneo si assiste, di fatto, alla concentrazione di guerrieri mercenari di origine normanna chiamati in aiuto dai Signori locali per combattere i loro nemici.

In una leggenda salernitana, ad esempio, si narra che nel 1016 d.C., durante un assedio della città da parte degli Agareni, il Principe longobardo Guaimario si affida all’aiuto di quaranta crociati normanni per liberare il capoluogo. Nel frattempo Roberto il Guiscardo, dopo aver ripudiato la prima moglie, nel 1058 d.C., sposa a Melfi la sorella dell’ultimo Principe longobardo Gisulfo II, Sichelgaita; questa unione nasce forse per amore o più probabilmente per puri interessi di potere, già piuttosto vacillante, che si conclude, 19 anni dopo, con la capitolazione del regno longobardo e l’istaurarsi di quello normanno nella città di Salerno.

Roberto e Ruggero d’Altavilla si spingeranno anche più a sud alla conquista della Sicilia espugnando Palermo e occupando interamente l’isola nel 1072 d.C. Rilevante è la spiccata abilità politico-militare dei normanni che si accompagna a un consolidato rapporto con il papato.

A seguito delle riforme “Gregoriane” che vedono rafforzata la figura del Pontefice sulle altre autorità come i sovrani, Papa Gregorio VII entra in conflitto con l’Imperatore germanico Enrico IV che, dopo alterne vicende, giunge a Roma per dichiarare guerra al Pontefice. Rifugiatosi in Castel Sant’Angelo, Gregorio VII invoca l’aiuto del Duca normanno Roberto il Guiscardo: divenuto già vassallo del Papa a seguito del Concordato di Melfi del 1059 d.C., in cui per mano di Papa Niccolò II, la città di Benevento passava sotto il controllo del papato mentre il suo restante Principato passava agli Altavilla. Con la Pace di Ceprano del 1080 d.C., inoltre, Papa Gregorio VII riconosceva al normanno tutti i possedimenti del meridione d’Italia tranne quelli di Amalfi, Salerno e della Marca Fermana (motivo per cui che i normanni furono dichiarati duchi di Salerno e non principi). Giunti a Roma, in soccorso del Papa, allo stesso tempo la città subisce un gravissimo saccheggio a causa del quale Gregorio VII viene esiliato a Salerno nel giugno del 1084 d.C.. Con la sua presenza viene a crearsi uno stretto legame sia con le famiglie altolocate longobarde presenti in città che con la stessa autorità ecclesiastica. Con la caduta della Salerno longobarda, avvenuta nel 1077 d.C., l’allontanamento dell’ultimo Principe Gisulfo II e la venuta dei normanni con il Guiscardo, la città vede una nuova crescita sia economica che edilizia. Sul piano urbanistico, si assiste a una generale espansione della città, all’interno delle antiche mura longobarde: mentre la “Noba Civitas” pian piano perde il suo primordiale isolamento, l’area orientale, viene interessata da una eccezionale trasformazione con l’edificazione della nuova Cattedrale voluta sempre da Roberto il Guiscardo e del nuovo centro di potere temporale con la realizzazione di Castel Terracena. Ad ovest, invece, vanno a inglobare l’antico Locus Veterntium (attuale quartiere delle Fornelle) voluto dal Principe longobardo Sicardo (832- 839 d.C.) all’epoca del saccheggio di Amalfi quando un numeroso gruppo di amalfitani viene deportato e confinato nell’area ad ovest fuori dell’antica cinta muraria. Le mura vengono, quindi, traslate più a occidente con il nuovo assetto difensivo che parte da Porta Nocerina (non lontana dalla Turris ab Occiduo) per scendere, poi, quasi perpendicolarmente fino alla linea di costa con la realizzazione di Porta Busandola.

L’edificazione della nuova Cattedrale di Salerno, fortemente voluta dal Duca normanno e dedicata all’Evangelista Matteo, si riconduce a una lettera risalente al 18 settembre 1080 d.C. del Papa Gregorio VII all’Arcivescovo Alfano che lo aveva informato, in precedenza, del ritrovamento delle sacre spoglie del Santo. La Cattedrale fu inaugurata nel luglio del 1084 d.C. e consacrata dallo stesso Gregorio VII, tale data è ben visibile sulla facciata principale della chiesa, in cui in maniera trionfalistica viene anche riportato il nome di Roberto il Guiscardo. Il suo nome è ulteriormente citato in un’altra scritta visibile sull’architrave della porta centrale. All’epoca della sua inaugurazione, la Cattedrale risultava ancora priva del quadriportico e del suo campanile. La tipologia architettonica si deve sicuramente alla volontà di Alfano I, Arcivescovo di Salerno e monaco benedettino che ben conosceva l’Abbazia di Montecassino fatta edificare dall’Abate Desiderio tra il 1066 d.C. e il 1071 d.C.. Alcuni aspetti che contraddistinguono la Cattedrale determinano la sua unicità rispetto alle altre chiese del sud Italia.

La Cripta (spazio scandito da colonne e da tre absidi che corrispondono a quelle del transetto superiore) è sicuramente per l’epoca una novità tipologica, di fatto frequente nell’Italia settentrionale e nell’Europa centrale, ma assai insolita nel meridione d’Italia. Altra particolarità della Cattedrale è senz’altro la presenza del transetto triabsidato, inesistente nelle architetture sacre altomedioevali del centro-sud Italia.

Ulteriore unicità della Cattedrale è il quadriportico, realizzato intorno alla metà del XII secolo, in stile romanico ed unico nel suo genere assieme a quello della basilica di Sant’Ambrogio di Milano. Infine da sottolineare l’utilizzo per la Cattedrale come per molti altri edifici dell’epoca di colonne e capitelli di spoglio d’epoca romana, tematica particolarmente interessante e approfondita dall’archeologa Angela Palmentieri. A Salerno è presente un elevato utilizzo di elementi di reimpiego, che ha inizio nel periodo longobardo per proseguire, in particolare, in quello normanno.

All’interno della Cattedrale sono presenti, infatti, colonne e capitelli in stile corinzio risalenti alla prima età imperiale, probabilmente provenienti dal sacco di Roma per mano del Guiscardo, quindi marmi laziali, sebbene alcuni storici sostengono, invece, la provenienza autoctona. Anche il quadriportico, si caratterizza da una serie di capitelli corinzi sorretti da fusti scanalati o lisci di marmo colorato d’epoca tardo-imperiale e realizzati, questa volta, da maestranze campane, così come il campanile e l’episcopio, i cui capitelli provengono in parte dall’area archeologica di Paestum.

Per la realizzazione del porticato antistante la chiesa di San Benedetto sono stati utilizzati, invece, colonne e capitelli provenienti probabilmente dall’area flegrea. Il reimpiego di spolia è presente, inoltre, all’interno di numerosi edifici di proprietà di famiglie altolocate che cercano, con essi di riprodurre l’architettura classica. Ad esempio lungo l’antica via Drapperia, l’attuale via Mercanti, come afferma lo storico Paolo Peduto erano presenti: “estesi ed eleganti porticati sorretti da colonne e capitelli di spoglio, dove i mercanti svolgevano la loro attività. Di tali portici sono rimaste alcune tracce ben visibili anche se la maggior parte di esse rimangono inglobate nei vani dei negozi moderni”.


Nell’area centro-orientale, Palazzo Pinto presenta l’impianto originario di epoca normanna, come si evince dalle cornici e dagli arconi decorati a tarsie policrome presenti al suo interno e dalle numerose colonne di spoglio al piano terra.


Tali motivi decorativi, molto frequenti in periodo normanno, li ritroviamo anche sulla facciata del palazzo situato tra il monastero di San Michele e Largo San Petrillo, erroneamente indicato come Castel Terracena (dimora di Roberto il Guiscardo dal 1077 d.C. al 1080 d.C., molto probabilmente voluto anche dalla moglie Sichelgaita). Come ben evidenzia lo storico Vincenzo De Simone, tale dimora era collocata, in realtà, ben più ad est a ridosso delle mura orientali sulla sommità di una piccola altura, come testimoniano anche i cronisti Amato di Montecassino e Guglielmo Di Puglia. Collocato non lontano dalla Cattedrale, l’edificio viene identificato a rimarcare lo stretto accordo tra il potere spirituale e quello temporale.


L’edificio erroneamente indicato come Castel Terracena, presenta eleganti fasce decorate ad intarsio con motivi geometrici, ritroviamo monofore e bifore costituite da conci di tufo giallo che si alternano a quello grigio accompagnati anche da elementi laterizi.

Elementi decorativi simili sono presenti, inoltre, in Palazzo Fruscione al secondo livello su due monofore, e nel primo livello su una monofora. Questa elegante produzione decorativa è presente ancora nel quadriportico della Cattedrale dove si osservano, ad esempio, in asse con ogni colonna, rosoni con motivi stellari o floreali costituiti da travertino e tufo. Anche le finestre sono realizzate con archi di travertino e tufo.







