Le piante non parlano
di Michele Bartolo-
Ricordo tanti anni fa un fortunato programma ideato e condotto da Gianfranco Funari, Aboccaperta, nel quale si contrastavano due opposte fazioni su un argomento di attualità. E’ proprio quello che ora sta accadendo rispetto ad un fatto specifico, la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare i figli dai genitori che vivono nel bosco a Palmoli, in provincia di Chieti.
La scelta dei giudici ha suscitato reazioni contrastanti, tra chi considera la decisione necessaria e chi la giudica eccessiva o completamente sbagliata.
La regola, per la verità, dovrebbe essere che quando non si conoscono gli incartamenti di un singolo procedimento non dovrebbero esprimersi opinioni, se non mere enunciazioni di principio.
Sicuramente, il tema è molto delicato, come molto delicato deve essere l’intervento dell’autorità giudiziaria nell’ambito delle dinamiche familiari. D’altronde, anche le stesse decisioni in tema di separazione, divorzio, affidamento dei figli, incidono direttamente sui sentimenti, sui rapporti familiari, su equilibri spesso precari e possono essere possibile causa o fonte di danno per chi quelle decisioni le subisce sulla propria pelle.
In realtà, il caso della famiglia che vive nel bosco ci impone anche domande sul nostro modello di società, sul ruolo della scuola e sulla responsabilità dei genitori. Iniziamo col dire che la legge non consente ma impone ai giudici di intervenire ove non vengano garantiti e rispettati i diritti fondamentali dei minori.
In questo contesto, i diritti fondamentali che sarebbero violati sono il diritto alla salute, a causa della insalubrità delle condizioni della abitazione e dell’assenza di servizi igienici, il diritto all’istruzione, a causa del mancato rispetto dell’obbligo scolastico ed il diritto alla socialità, ovvero la possibilità che ogni individuo ha di relazionarsi con il mondo esterno e con gli altri, creando una propria rete di conoscenze, amicizie, relazioni interpersonali appunto.
Dall’altro lato, però, c’è la severità di un provvedimento, quello di allontanare i figli dai genitori, che non può essere un effetto automatico del riscontro delle predette violazioni né può, in ipotesi, condurre a traumi minori rispetto a quelli evocati dalle presunte violazioni dei primari diritti dei minorenni stessi.
Insomma, è il solito gioco del contemperamento degli interessi, di reciproci diritti garantiti dalla nostra Costituzione, tra i quali appunto non può dimenticarsi la tutela riconosciuta dall’art. 29 della nostra Carta alla famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio, senza tacere di tutti gli articoli del codice civile dedicati al rapporto tra genitori e figli.
Insomma, sicuramente si deve intervenire con dei correttivi che, per esempio, rispetto all’obbligo scolastico, possono essere anche di facile individuazione, ma arrivare alla separazione dai genitori significa causare un trauma enorme che potrebbe lasciare cicatrici durature.
Sul punto, è interessante l’intervento del noto psichiatra Paolo Crepet che ha affermato: “(..) Fatemi capire: i genitori che stanno sui social tutto il giorno a farsi i fatti loro – e non parlano con i figli- vanno bene, mentre chi vive libero nei boschi no? Non è una questione di bosco o città, ma una questione di equilibrio (..)”.
Come dare torto al professore Crepet?
Potrebbe continuarsi citando il caso delle famiglie rom che vivono tra i rifiuti e così via…In buona sostanza, è fin troppo facile attaccare una decisione che, per via giudiziaria, impone ad una famiglia un modello di vita che, come si evince dalle parole di Crepet, probabilmente non esiste in tanti altri casi, rispetto ai quali, invece, non si interviene affatto.
Indubbiamente la riflessione di Crepet è provocatoria, ma anche lo stesso richiamo alla socialità siamo sicuri che sia pertinente? Oppure possiamo dire che ci sono tanti figli di genitori che, pur vivendo in mezzo a tutti, stanno molto peggio?
Insomma, oggi più che mai fare il genitore è difficile e se questi genitori davvero sbagliano dovremmo chiederci anche noi cosa facciamo di meglio per i nostri figli. Potrebbe aiutarci a riflettere il silenzio del bosco, perché le piante non parlano e non possono partecipare a questa nuova puntata di Aboccaperta.






