Ti diseredo: effetti di una riforma

di Michele Bartolo-

Il DDL semplificazioni 2025 introduce una modifica apparentemente tecnica che, in realtà, rende possibile ciò che fino ad ora era illegale: escludere definitivamente un erede necessario dal patrimonio familiare. Facciamo un passo indietro.

Il nostro diritto successorio tutela la famiglia e, in particolare, quando una persona muore, vi è una determinata categoria di soggetti, definiti eredi legittimari o necessari, ai quali la legge riserva una quota di eredità predefinita, chiamata quota di legittima. Gli eredi necessari o legittimari sono gli ascendenti, il coniuge e i figli, siano essi legittimi, naturali o adottivi.

Orbene, nel nostro ordinamento, a tutela della famiglia e del patrimonio post mortem, vi è un’altra importante norma, che regola la cosiddetta collazione, ovvero l’obbligo per i figli e il coniuge di conferire alla massa ereditaria i beni ricevuti dal defunto in vita tramite donazione, allo scopo di garantire una divisione equa del patrimonio  tra tutti gli eredi legittimari.

Ciò premesso, se accade che la quota di un legittimario venga lesa, a seguito di una disposizione del patrimonio maggiore ad esempio in favore di un figlio piuttosto che di un altro, l’attuale impianto normativo protegge integralmente l’erede escluso attraverso due azioni: l’azione di riduzione, che mira a ridurre le disposizioni testamentarie o di liberalità in vita effettuate dal defunto e lesive della quota di legittima e, soprattutto, l’azione di restituzione che, in buona sostanza, vuol dire che l’erede leso può pretendere la restituzione del bene, anche se fuoriuscito dal patrimonio familiare, perché acquistato da un soggetto terzo.

L’acquirente finale, quindi, anche se avesse pagato interamente il prezzo, agendo in perfetta buona fede, si trovava costretto a restituire il bene all’erede che agiva per la reintegra della sua quota. La novella, approvata in prima lettura dal Senato, ha previsto la modifica dell’art. 561 cc, che disciplina l’azione di restituzione, sul presupposto che la previsione attuale, tutelando appieno i legittimari,  aveva creato gravi problemi alla commerciabilità dei beni donati: gli immobili venivano di fatto deprezzati perché esposti per lungo tempo alla possibilità di rivendica con successo da parte dell’erede leso, ovvero venti anni dalla trascrizione della donazione, in assenza di una rinuncia preventiva.

Con la nuova normativa, la tutela del legittimario rimane garantita dall’esperimento dell’azione di riduzione  e dai rimedi economici  nei confronti del donatario o, in caso di sua insolvenza totale o parziale,  nei riguardi del suo avente causa, ovvero il terzo acquirente a titolo gratuito.

Quest’ultimo, però, fa salvo il suo acquisto, non essendo più esposto al rischio della restituzione del bene. Da un punto di vista giuridico, viene attenuata la tutela del legittimario, che da tutela reale, cioè  tesa al recupero della proprietà del bene, si trasforma in mera tutela per equivalente, da trasferirsi sull’aspetto della compensazione economica, rendendo quindi stabile il trasferimento del bene.

Anche l’eventuale creditore che abbia iscritto un vincolo sul bene a garanzia del suo credito, ad esempio l’ipoteca, vede inalterata la sua garanzia, che prima invece si estingueva automaticamente a seguito dell’esperimento vittorioso dell’azione di restituzione.

In conclusione, se è comprensibile la volontà del legislatore del 2025 di contemperare i reciproci interessi nel senso di esprimere un maggiore favor per la circolazione dei beni e la ripresa del mercato immobiliare, è indubitabile, nel contempo, che la novella riformatrice degli artt. 561 e 563 cc sia intervenuta a modificare un assetto normativo risalente al 1942, il cui pilastro era rappresentato dalla tutela della proprietà privata e del patrimonio familiare, la cui continuità nei confronti dei parenti più stretti e dei discendenti diretti è stato considerato per decenni un diritto intangibile e prevalente.

                                   

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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