Non sono cambiati i ragazzi, sono cambiati gli adulti

di Luigi D’Aniello-

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un aumento preoccupante di episodi di violenza tra adolescenti e minorenni. Bisogna chiedersi il perchè.

L’ultimo, estremamente eclatante, riguarda l’accoltellamento di uno studente di 22 anni, alle tre del mattino, a pochi metri da Corso Como, a Milano,  da parte di cinque giovani, tra cui tre minorenni, tutti incensurati tranne uno, indagato per tentato furto . Il ragazzo, derubato di 50 euro,  è arrivato in coma in ospedale  con una grave lesione ad un arteria e danni al midollo osseo riportando una invalidità permanente ad una gamba.

Un episodio che ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sulla criminalità giovanile. Ma ciò che lascia davvero basiti, indignati e preoccupati, sono le intercettazioni dei responsabili, che hanno mostrato un atteggiamento di totale insensibilità e orgoglio. Questi ragazzi, infatti, non erano pentiti, anzi, sembravano essere fieri delle proprie azioni, e non vedevano l’ora di vedere il filmato che registrava quel misfatto come si legge nelle chat ritrovate sui loro cellulari:  “Non so se si vede il video dove lo scanniamo”, dice uno di loro. E ancora, parlando del filmato che li incrimina: “Voglio vedere il video, voglio vedere se ho picchiato forte”, “Spero muoia”, “andiamo in uno Stato estero dove non c’è l’estradizione”…

Comportamenti questi che ci fanno riflettere sulla reale formazione e sul contesto in cui questi giovani stano crescendo, si arriva così a mettere in discussione l’idea che siano i giovani ad essere cambiati radicalmente nel loro comportamento; in realtà, sono gli adulti ad aver subito trasformazioni. La vera radice di molte criticità sociali e comportamentali risiede nella figura degli adulti di oggi che, troppo spesso assillati dai propri problemi,  si dimostrano incapaci di trasmettere correttezza, valori e responsabilità ai più giovani.
Questi ultimi, come spesso accade, diventano vittime di una società in evoluzione e di genitori che spesso non riescono ad accompagnarli nella crescita. I ragazzi di oggi non sono così diversi da quelli di un tempo: la loro naturale spinta alla scoperta, alla comunicazione e all’amicizia rimane invariata nel tempo. La differenza sta nel contesto: nel mondo in cui si trovano a crescere e nei modelli di comportamento a cui hanno accesso. Se tra gli adulti prevalgono modelli di violenza, fatti di  insulti, disprezzo e discriminazione, inevitabilmente i giovani assumono queste dinamiche come comportamenti normali o accettabili. La mancanza di un sistema di valori solido, trasmesso dunque attraverso la famiglia e la scuola, facilita comportamenti impulsivi, aggressivi e spesso pericolosi.

L’effetto di questa realtà è amplificato dalla stessa società moderna, accelerata dal ritmo frenetico e dalle trasformazioni rapide. La cultura dell’immediatezza, i social media che  spesso espongono i ragazzi a modelli di comportamento distorti, violenti o superficiali, senza un’adeguata mediazione da parte degli adulti e le difficoltà di una società in crisi di valori contribuiscono ad aumentare il senso di smarrimento, rabbia e insicurezza tra i giovani.

Per questo motivo, non bisogna incolpare esclusivamente i giovani per i loro atti di violenza. È fondamentale riflettere su chi sono gli adulti di oggi e sul ruolo che giocano nel plasmare la società di domani. Il comportamento che i ragazzi apprendono e ripetono deriva spesso dall’esempio che ricevono, e purtroppo, troppo spesso, si tratta di modelli sbagliati.

Se vogliamo un futuro diverso, dobbiamo capire che i giovani sono i cittadini di domani e il loro esempio inizia dalle figure adulte che li circondano. Investire nel rafforzamento di un ruolo educativo e di una cultura del rispetto, ascolto, tolleranza ed empatia significa costruire una società più giusta e pacifica.

Luigi D'Aniello Luigi D'Aniello

Luigi D'Aniello

"Non si è sconfitti quando si perde ma quando ci si arrende"

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