Giuseppe Moscati, l’amore che guarisce
di Claudia Izzo-
Il 16 novembre le Arcidiocesi di Napoli e Amalfi-Cava de’ Tirreni la celebrano San Giuseppe Moscati.
I Moscati erano una nobile famiglia proveniente da Santa Lucia di Serino, paese in provincia di Avellino. Qui nacque, nel 1836, il padre Francesco, giudice al tribunale di Cassino, Presidente del tribunale di Benevento, consigliere di Corte d’appello, prima ad Ancona e poi a Napoli. A Cassino, Francesco incontrò e sposò Rosa De Luca, dei Marchesi di Roseto. Ebbero nove figli, di cui Giuseppe fu il settimo.
Confesso che ogni volta che a Napoli passo in Piazza del Gesù Nuovo, e questo avviene spesso, vengo pervasa da un sentimento di pace e di bellezza, è il luogo in cui mi ritrovo sempre, è il luogo in cui “sento” qualcosa di molto profondo, è il luogo dove sono solita portare le persone che mi sono care e questo lo devo al sapere che il corpo di Giuseppe Moscati è qui, nella Chiesa di fronte all’obelisco dell’Immacolata e alla Chiesa di Santa Chiara, in quel che fu il Palazzo dei Sanseverino e poi dei Gesuiti. Come se il luogo stesso fosse protetto dall’amore che Giuseppe Moscato ha diffuso in ogni dove.
E’ proprio quella controversa facciata di bugnato a proteggere le spoglia del santo tanto caro a Napoli, collocato in un’urna bronzea nel 1977, posta sotto l’altare della Cappella della Visitazione. Giuseppe Moscati è il medico divenuto santo che attraverso l’amore seppe guarire il corpo e l’anima di tanti suoi fedeli. Se c’è un uomo, infatti, che ben seppe rappresentare al mondo il vero ruolo del medico questo è proprio il medico e ricercatore nato a Benevento nel 1880 e laureatosi a Napoli nel 1903 che prestò servizio presso l’Ospedali Riuniti degli Incurabili, dedicando la sua intera vita a lenire il dolore dei suoi ammalati curandoli gratuitamente e aiutandoli economicamente. Moscati infatti era solito ogni mattina comprare il latte e donarlo personalmente ai poveri e ai più bisognosi e dava loro cibo, coperte, abiti. Ogni giorno Moscati era solito portare latte in grandi quantità ai bambini denutriti e agli indigenti nei quartieri meno abbienti di Napoli. Si racconta inoltre che Moscati nel suo studio accanto alla scrivania avesse un cappello rovesciato dove vi era scritta la frase: “chi ha metta e chi non ha prenda”. Tutta la sua umanità elargita in infinite buone azioni.
La pratica della scienza medica, per il medico che fu proclamato beato dal pontefice Paolo VI il 16 novembre 1975 e santo il 25 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II, era il modo per alleviare le sofferenze non per fare profitti.
«Il dolore non deve essere trattato come un tic o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima a cui un altro fratello accorre con il fuoco dell’amore e della misericordia.»
Assistente ordinario per la cattedra di Chimica fisiologica al Domenico Cotugno, ebbe la libera fu docenza in Chimica fisiologica, su proposta di Antonio Cardarelli e incominciò l’insegnamento di Indagini di laboratorio applicate alla clinica e di chimica applicata alla medicina secondo i programmi del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Fu anche direttore dell’Istituto di Anatomia Patologica dove nella sala autoptica dell’istituto egli collocò un crocifisso con l’iscrizione del capitolo 13, verso 14 del Libro di Osea: Ero mors tua, o mors (O morte, io sarò la tua morte).Allo scoppio della prima guerra mondiale Moscati presentò domanda di arruolamento volontario ma la domanda venne respinta: era una risorsa troppo preziosa e vollero che fosse lui a portare soccorso ai soldati feriti di ritorno dal fronte. Fu lui a curare circa tremila soldati occupandosi della malattia fisica e mentale: per i soldati scrisse diari e poesie. Fu uno dei primi a sperimentare l’insulina per la cura del diabete, pioniere della moderna diabetologia ed endocrinologia, divenne anche famoso in Italia per i suoi studi sulla determinazione al microscopio ottico della quantità di sangue nelle nefriti sperimentali”.
Il 12 aprile 1927 morì a Napoli, spirando a casa sulla sua poltrone.
“In una delle sue visite il professor Moscati nel salutare il suo illustre paziente Bartolo Longo, un pò scoraggiato esclamò: “Commendatore, con tutto il bene che ha fatto, la metteremo presto sugli altari”. E Bartolo Longo rispose pronto: “Ma voi ci andrete prima di me”… La profezia di Bartolo Longo si avverò: Giuseppe Moscati fu canonizzato da Giovanni paolo II nel 1987, Bartolo Longo è stato canonizzato da Papa Leone XIV il 19 ottobre scorso” (da “Bartolo Longo. La Santità che si fa storia” di Angelo Scelzo (D’Amato Editore), ottobre 2025, con prefazione del Cardinale Pietro Parolin).
L’ integrità etica, la compassione, l’ instancabile disponibilità, la profonda umiltà fanno di Giuseppe Moscati un uomo, prima che un santo, di infinita umanità.
San Giuseppe Moscati. CC 3.0







