Addio a Peppe Vessicchio, la bacchetta del Festival più amata
di Claudia Izzo-
E’ morto a Roma, all’ospedale di San Camillo, Peppe Vessicchio, amato direttore d’orchestra, reso famoso anche dalla sua partecipazione a numerose edizioni del Festival di Sanremo.
Arrangiatore principalmente attivo nell’ambito della musica leggera è stato stroncato a 69 anni dalle complicazioni di una polmonite interstiziale ma da sempre il maestro Vessicchio sapeva che i suoi polmoni erano compromessi. Nato e cresciuto a Bagnoli, abitava non molto distante da una acciaieria, l’Eternit, dove si lavorava l’amianto, giocava tra gli scarti dell’amianto e dell’acciaio, il padre stesso, a cui fu diagnosticato l’asbestosi, ne fu una vittima, ma allora di rischi non si parlava.
I primi passi Vessicchio li muove proprio nella sua città, Napoli, dove realizza dischi per artisti del calibro di Nino Buonocore, Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Peppino Gagliardi e Lina Sastri, poi la collaborazione con Gino Paoli, con il quale firmò insieme brani di successo quali Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande e Coppi
Fece poi parte della formazione originaria de I Trettré, con Mirko Setaro ed Edoardo Romano, occupandosi della componente musicale e suonando chitarra e pianoforte, poi decise di dedicarsi esclusivamente alla carriera di musicista mentre il gruppo, nel frattempo, si orientava sempre più verso il cabaret.
Nel corso della sua carriera ha partecipato a produzioni televisive, ha vinto quattro Festival di Sanremo come direttore d’orchestra (nel 2000 con Sentimento degli Avion Travel, nel 2003 con Per dire di no di Alexia, nel 2010 con Per tutte le volte che di Valerio Scanu e nel 2011 con Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni).
Insegnante di musica e direttore d’orchestra nel programma televisivo Amici di Maria De Filippi,. hascritto Sogno di Andrea Bocelli ed è stato arrangiatore per Roberto Vecchioni, Andrea Bocelli, Elio e le Storie Tese, Syria, Fiordaliso, Zucchero Fornaciari, Lorella Cuccarini, Avion Travel, Ron, Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, Fred Bongusto, i Baraonna, Tom Jobim, Ivana Spagna, Max Gazzè, Valerio Scanu.
Vessicchio ha saputo trasformare la musica in sentimento. Tifoso della squadra della sua amata città, per cui andava allo stadio con il suo papà, il 10 maggio 1987 era alla RAI per suonare per il Napoli campione d’Italia, musica che divenne colonna sonora di un sogno che diventava realtà.
Tante le sue attività, tante le sue collaborazioni, tanti gli obiettivi raggiunti, ma ciò che colpiva e che ci resta del grande direttore d’orchestra è la semplicità del suo stile di vita, la signorilità dei suoi modi, l’amore per la sua famiglia gelosamente custodita come la cosa più sacra e tenuta lontana dai riflettori.
In questo mondo caotico e assordante, ci mancherà la professionalità di Vessicchio, la sua eleganza, il suo saper essere vicino al mondo musicale che cambiava sapendone diventare raffinato interprete, il suo essere napoletano tra arte e passione, sentirsi pienamente figlio di questa terra e saperne dirigere le note più belle.
Grazie maestro, per averci dimostrato che vivere in un altro modo, ai nostri giorni, è possibile, quando si è un animo nobile.







