Giuseppa Eleonora Barbapiccola, riportata alla luce dalla filosofa Landolfi
di Sergio Del Vecchio-
Il lavoro della filosofa Claudia Landolfi dal titolo “Giuseppa Eleonora Barbapiccola. Opere scelte”, presentato nella Chiesa di Santa Maria de Lama e, successivamente presso il Salone del Genovesi della Camera di Commercio di Salerno, è stato implementato nei contenuti e con nuova veste editoriale diviene “Coltivare linguaggi, tradurre il mondo, dar ritmo al pensiero. Il programma filosofico di Giuseppa Eleonora Barbapiccola” (Zora Editore), presentato presso il Circolo della Stampa di Avellino. Rispetto alla prima pubblicazione, Claudia Landolfi apporta altre notizie biografiche, frutto di ricerche in archivi e biblioteche nazionali, riscopre un sonetto, aggiunge un paragrafo, analizza ancora più scrupolosamente le poesie ed il pensiero della filosofa del ‘700.
L’incontro, moderato dalla giornalista Claudia Izzo, direttrice di salernonews24, Campania Life e Cetara Notizie si è tenuto nell’ambito del 37° anno accademico dell’Università Irpina del Tempo Libero – Associazione della Terza Età, guidata dalla Presidente Rita Imbimbo che ha saputo negli anni costruire una comunità viva, animata da docenti di altissimo profilo e da studenti che condividono la passione per il sapere e la curiosità intellettuale.
Tra le discipline in programma ricordiamo: Filosofia, Letteratura classica e moderna, Storia medievale e moderna, Neuropsicologia, Filosofia civile, Etimologia dei dialetti meridionali, Media e comunicazione, Italiano e storia, Diritto pubblico e civile, Tradizioni e musica, Dizione poetica, Interpretazione ed educazione della voce, Le Note dei Ricordi, Tombolo, Maglieria a ferri, Musica in tutti i sensi.
Il libro proposto di Claudia Landolfi “nasce dalla volontà di rendere riconoscibile l’apporto di Barbapiccola allo sviluppo del pensiero filosofico e poetico della modernità occidentale, in un momento storico fecondo, quello degli inizi del’700 che getta le basi per una sempre più crescente partecipazione della città ai mutamenti storici e culturali” come scrive l’autrice .
Dai margini del discorso critico e storiografico, la filosofa Landolfi raccoglie dati, corregge imprecisioni esistenti sulla vita della filosofa del ‘700, integra notizie in merito a Barbapiccola e ne contestualizza il contributo teorico.
Barbapiccola nasce nel 1700 e a soli ventidue anni traduce l’opera di Descartes allo scopo di “farla ad altri partecipe, in particolare alle donne”.
Conosciuta anche con il suo nome arcadico di “Mirista Acmena”, fu di ispirazione nei salotti letterari e nei circoli illuministici napoletani.
La filosofa Claudia Landolfi sente dunque la necessità di restituire alla filosofa del’700 il posto che le compete nel firmamento delle donne che in quell’epoca si distinsero per la loro luce.
Barbapiccola, infatti, intendeva aprire nuovi orizzonti alle donne, ritenendo che esse avessero una cattiva educazione, essendo dedite solo “al catechismo, cucito, canto, danza...” Per questo, secondo la Landolfi, deve essere collocata appieno nel dibattito moderno sulla natura delle donne e sulla loro educazione.

Vissuta ai tempi di Maria Angela Ardinghelli, fisica, scienziata e traduttrice, di Faustina Pigantelli Carafa, principessa di Colubrano, fisica e matematica e pochi decenni prima di Eleonora de Fonseca Pimentel che diresse Il Monitore Napoletano, Barbapiccola attraverso la penna di Claudia Landolfi, ci appare un personaggio dal profilo più nitido.
Landolfi indaga, scruta la sua indole e questo suo incessante quanto amorevole lavoro ci restituisce una personalità complessa, elemento di studio da diffondere, studiosa da comprendere e amare.
Dunque, per la prima volta, dopo circa tre secoli sono state proposte le letture di Barbapiccola, presentate al pubblico con la voce di Saveria Settembrino, Brunello Spagnuolo e Lucina Frasca, del Laboratorio Teatrale diretto da Costanza Fiore.
La serata è stata inoltre impreziosita dagli interventi musicali a cura del violoncellista solista Mariano Fusco dei Virtuosi Sanniti esibendosi nei duetti di Sebastian Lee e da solista con due capricci di Piatti e la prima suite di Bach.







