Da Enrico VIII a Carlo III
di Giuseppe Moesch*
“L’Atto di Supremazia” del 1534, sancisce definitivamente il ruolo del Re d’Inghilterra, che divenuto capo della chiesa di quel Paese, rimane il solo ed unico detentore di una serie di privilegi, tra cui quello di dirimere controversie dottrinali e legali fino ad allora in capo al Papa divenendo conseguentemente anche il destinatario delle rendite da esse derivanti oltre che il titolare delle decisioni finali sulla nomina dei vescovi.
Già da tempo in Europa i fermenti seguiti al declino del feudalesimo avevano portato a quella che è nota come Riforma protestante, ma la scintilla che portò allo scisma inglese aveva matrice politica, e come miccia il rifiuto di Clemente VII di annullare il matrimonio del Re.
Alterne furono le vicende in quel convulso periodo per la casa regnante dopo la morte di Enrico VIII, e l’avvicendarsi delle varie Marie, Elisabette, Giacomo, e Guglielmo fino alla emanazione del “Bill of Rights”, che definì il sistema politico basato sulla Religione di Stato.
Sono trascorsi 491 anni da quell’atto violento ed oggi, nella cappella Sistina, teatro di eventi segreti, spesso misteriosi anche al di là dei segreti dei conclavi, i due successori di quegli antichi oppositori, ovvero Leone XIV e Carlo III si sono riuniti a pregare insieme.
Nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, a Carlo III è stato assegnato il titolo di “Royal Confrater of Saint Paul” e una sedia personale, e per i suoi successori, analoga a quella che sarà destinata nella cappella di Windsor al Papa e ai suoi successori, sulle quali è inciso il motto “Ut unum sint”.
Al di là del profondo significato religioso che l’evento rappresenta e che appare come un concreto tentativo di superare barriere forse anacronistiche che tuttavia non sarà facile fare accettare ai tifosi delle due squadre, quello che ci interessa evidenziare è che in un mondo sempre più polarizzato, con la presenza di autocrati dalla grinta crescente, e dal radicalizzarsi di ideologie religiose estreme, appare necessario rafforzare la presenza nell’opinione pubblica mondiale della unità di spirito del mondo cristiano come rappresentante del mondo occidentale.
L’Europa ha mostrato tutti i suoi limiti nella visione economicistica e nelle espressioni egoistiche dei vari membri, mentre l’allargamento del numero di aderenti ha reso sempre più difficile la gestione comune; l’iniziativa del Papa Leone, va nella direzione della ricerca di una unità non su base di interessi economico/finanziari, bensì sulla comune adesione ai valori cristiani condivisi.
Da osservatore agnostico non posso che apprezzare questo passaggio. Ritengo che i valori in cui credo non siano distanti da quelli di quasi tutti i popoli europei e trasmessi al resto del mondo, non sempre purtroppo nel modo più corretto, ma che fanno parte oggi degli stessi valori di molti altri popoli della terra.
Un piccolo passo per due uomini e forse un grande passo per l’Umanità.







