Ex Libris su ZONA Rcs75 con Federico Pace

 di Claudia Izzo-
Ex Libris è presente  per il IV anno sulle frequenze di ZONA RCS75, rubrica quindicinale, trasposizione radiofonica della rubrica Ex Libris nata su salernonews24.it
Questo lunedì in collegamento da Roma, Federico Pace con il suo ultimo libro  “Ogni cosa aveva un colore. Un padre, un figlio e l’amore di chi resta (Einaudi)
L’autore.

Scrittore e giornalista, scrive per La Repubblica, dove indaga e racconta la condizione del lavoro precario giovanile. Tra il 2006 e il 2009 ha scritto per D – la Repubblica delle donne dei reportage sui giovani, sulle nuove tendenze del lavoro e sui viagg. Ha realizzato reportage, storie, narrazioni per numerose testate.

Nel 2022 realizza per Repubblica la serie dal titolo L’estate che mi ha cambiato la vita. Come scrittore esordisce nel 2008 per la casa editrice Giulio Einaudi Editore con il libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza, giunto a marzo 2017 alla sua settima edizione.

Coordina iniziative editoriali per favorire le pratiche della scrittura e del giornalismo tra i più giovani. Per Einaudi ha pubblicato anche “Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”(2008); “Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita” (2017); “Scintille. Storie e incontri che decidono i nostri destini (2019)”; La più bella estate. Storie di una stagione in cui tutto è possibile”. (2022)

Libro proposto
 “Ogni cosa aveva un colore. Un padre, un figlio e l’amore di chi resta (Einaudi)

Il padre dell’autore è morto da pochi mesi quando l’autore ritrova una cartellina piena di  fogli in cui il padre racconta “ciò che avvenne in quei giorni e in quegli anni in cui la guerra gli esplose sul volto.”

Di qui, a ritroso, a scavare in quel passato tanto lontano quanto doloroso: a  cinque anni, infatti, il padre dell’autore, Momia, (“nomignolo  con cui due militari tedeschi lo avevano apostrofato affettuosamente nell’estate del ’43”)   era stato colpito da una mina sotterrata nei pressi della spiaggia di Capo Portiere dove era andato con lo zio Manlio e la sorellina Meri, in una mattina di fine luglio del 1945.  Tutti e tre furono colpiti in pieno e riportarono gravi danni. “La bomba delle schegge”, così come veniva chiamata  la Schrapnellmine, era  ideata non per mietere vittime ma “per ferire i corpi, dilaniare le membra, deturpare i volti. Per lasciare inciso il segno indelebile della guerra.”  Ed inciso rimase il volto e l’animo del piccolo Momia.
Federico decide allora di iniziare un viaggio  alla ricerca del passato del padre, ne ricostruisce i passaggi fondamentali: ritorna nei luoghi in cui ha vissuto, contatta gli amici, dall’esplosione della mina ripercorre i mesi di degenza all’Umberto I di Roma, gli anni all’Istituto Romagnoli per i ciechi fino al riscatto arrivato con la laurea raggiunta dal padre, l’amore, il matrimonio.
Alla storia del padre si intreccia un’altra storia. Nello stesso periodo in cui Pace ritorna sulle orme del padre, sta lavorando all’opera di Werner Bischof, fotografo svizzero.
 A  24 anni Bischof aveva un sogno: diventare pittore e aprire un atelier a Parigi, ma con l’invasione da parte di Hitler della Polonia, viene richiamato dall’esercito svizzero e dispiegato lungo il confine. In una notte d’estate del 1940, in piena Seconda Guerra Mondiale,  Bischof intraprende la scalata del Klein Fieschernon, per lui una sorta di epifania
” Quel gesto aveva in sè qualcosa di sublime. Pareva la confessione di chi, attratto dalla bellezza organica della natura, voleva starsene in pace con i propri simili. Era un sogno così integro ed innocente, e già fuori dal tempo, da apparire incongruo…”-
Al termine della guerra Werner Bischof  scende dalle vette innevate e, in bicicletta, decide di andare a vedere cosa era accaduto in quegli anni e fotografa volti e luoghi.
Girerà di Paese in Paese, Lussemburgo, Belgio, Olanda, “trascinato da una vitalità inesauribile e dall’urgenza di testimoniare…è stato capace di comprendere il dolore e allo stesso tempo di cogliere, isolare e svelare i frammenti di bellezza e delicatezza che sopravvivono in ciascuna persona…una speranza  per ciò che ci porterà il domani.”
Federico Pace, nelle ricerche sul lavoro di Bischof incappa in una foto  di un bambino  che somiglia tremendamente al padre, anche per le cicatrici che ne deturpano il volto, il bambino di Roermond.
Si mette dunque sulle tracce del bambino che scoprirà essere Jo Corbey, anch’egli  vittima dell’esplosione di una mina, “un gemello per destino e identità”.
Bischof sperava di scattare foto a colori ” far vedere i paesaggi, fino ad allora così addolorati e cupi, liberati dalla gabbia del bianco e nero.” così dai suoi negativi originali realizzati  in bianco e nero tra il 1939 ed il 1954 , ritrovati dal  figlio di quest’ultimo,  verranno poi realizzate  più di cento stampe a colori, esposte a Lugano. Federico Pace va a Lugano e rivede la foto del ragazzino di Roermod.
Se per Werner Bischof il colore era libertà , per il padre di Pace” Ogni cosa, per lui aveva un colore. Ogni cosa era un colore”.
Le pagine di questo libro  fatto di  storie, luoghi, dolori  e vissuti, diventano il mezzo attraverso cui Federico Pace, andando alla riscoperta del dolore e della vita del padre, riannoda i fili di una vita,  qui, “ciò che è stato tornerà ad essere di nuovo” ed i colori assumono l’importanza di ridare vita alle immagini di passati ormai lontani. Con la forza ritrovata, l’autore ritrova i pezzi mancanti, le parole e le fotografie diventano un balsamo per il suo dolore. Ha ricomposto i pezzi mancanti. Si è fatto attraversare dal dolore ripercorrendolo fin nelle sue profondità. E’ pronto a lasciar andare suo padre portandolo sempre dentro di sè.

Claudia Izzo Claudia Izzo

Claudia Izzo

Giornalista dal 2005, Direttore di salernonews24.it, fonda e dirige campanialife.it, cetaranotizie.com. Presidente dell’Associazione Culturale Contaminazioni è ideatrice e organizzatrice del Premio Nazionale Aristeia e di iniziative culturali sul territorio nazionale. Già membro della Commissione Cultura dell’Ordine dei Giornalisti della Regione Campania per il triennio 22/24, è attualmente membro della Commissione Vigilanza. Docente di Giornalismo presso istituti scolastici. Ideatrice e conduttrice della rubrica Ex Libris sull’emittente RCS75. Già ghost writer per tre campagne elettorali, è ideatrice e curatrice del libro “La Primavera Fuori. 31 scritti al tempo del Coronavirus. (Il Pendolo di Foucault). Si occupa di comunicazione, storia, design e territorio.

Altri articoli di Claudia Izzo

Ultimi articoli di Ex libris