Si sciopera per i diritti della sinistra
di Giuseppe Moesch*
Nel 1841, fu fondata l’Unione degli Operai Italiani, collegata alla Giovine Italia. Fu l’azione di un grande pensatore che comprese le condizioni della classe operaia che descrisse lapidariamente nello scritto “Agli operai italiani”, del 1840, il cui autore, tal Giuseppe Mazzini scrisse, come citato nel volume “Mazzini e gli operai” curato da Giuliana Limiti e pubblicato dalla UIL con prefazione di Giorgio Benvenuto:
“Dappertutto (…) l’operaio vive (…) una vita povera, stentata, precaria, per giungere a una vecchiaia inferma, squallida, senza soccorso (…), trattato siccome colpevole s’ei cercasse di supplire colla forza di associazione alla mancanza perenne e assoluta di questi elementi d’indipendenza.”
Fu quella la prima associazione politica operaia in Italia, parte integrante, come detto, della Giovine Italia.
Molta acqua è passata sotto i ponti da quel tempo e nel mondo le lotte per la difesa della dignità di uomini sfruttati è stata al centro della visione delle organizzazioni sindacali in tutto il mondo, ed in Italia, per la radicalizzazione ideologica del secondo dopoguerra, vide svilupparsi una organizzazione di matrice cattolica la CISL contrapposta ad un’altra la CGIL di matrice comunista, a cui si affiancò una terza componente, la UIL portatrice dei valori laici e libertari ovviamente con una forte componente repubblicana, che si rifà proprio a quel pensatore ottocentesco.
Tutte e tre le strutture sono state caratterizzate da figure quasi mitiche che le hanno guidate e che hanno saputo sacrificare anche la vita per difendere quei valori.
Riferimento politico chiaro ma al primo posto sempre l’interesse dei lavoratori.
I sindacati sono stati spesso accusati di essere cinghia di trasmissione con i partiti, ma mai come in questo periodo si è assistito da parte della CGIL alla sostituzione della funzione primaria di difesa degli interessi dei lavoratori a quello di difesa della declinata componente ex comunista con la perdita di ruolo del PD.
Purtroppo la stessa UIL ha voluto seguire la CGIL su questa strada, nonostante l’attuale segretario sia persona intelligente e capace, ma si sa le lusinghe del potere sono peggio delle sirene di Ulisse.
Oggi però abbiamo raggiunto il culmine della sostituzione dei ruoli. L’incapacità della Schlein, attratta da insani rapporti con il Movimento 5 Stelle, e gli altri gruppettari, ha reso più audace Landini, che di fronte al tracollo elettorale a cui assiste impotente, prova a prendere la leadership della sinistra usando la residua forza della sua organizzazione, indirizzandola verso scelte solo demagogicamente politiche, come nello sciopero generale, chiamato per coagulare un grumo di facinorosi su valori condivisi solo sui media lottizzati ed incomprensibili per la maggioranza della popolazione.
È positivo che in questo caso la UIL si sia dissociata con una sorta di resipiscenza dell’ultim’ora, lasciando la CGIL in compagnia dei sindacati di base in un abbraccio che fa comprendere che tipo di modificazione genetica sia avvenuta in quella organizzazione.
A dire il vero io credo che la cosa presenta i suoi lati positivi perché mette a nudo e in chiaro lo spirito che anima quella dirigenza: il potere a tutti i costi anche usando metodi da regime autoritario; a dire il vero quello che appare è la vecchia matrice che ritorna purtroppo a galla quando la democrazia non permette ad alcuni di mantenere il potere.
I diritti della gente comune, dei lavoratori, per i quali da oltre 160 anni i sindacati ipotizzati da Mazzini hanno operato, sono stati svenduti per qualche posto di potere.
La cosa più fastidiosa che alla composita accozzaglia di traditori di quei valori ci sono anche quelli che a quelli fanno riferimento.
- Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno







