Una vita negata: Tommaso Onofri
di Michele Bartolo-
Salvatore Raimondi è tornato di recente ad essere un uomo completamente libero. Potrà rifarsi una vita, è un uomo ancora giovane, cercare di dimenticare o definitivamente cancellare il suo passato.
Ma chi è Salvatore Raimondi?
E’ l’uomo coinvolto nel rapimento che scosse l’Italia e che finì nel peggiore dei modi.
A Casalbaroncolo, nelle campagne di Parma, nel casolare dove la famiglia Onofri stava cenando la sera del 02 marzo 2006, fecero irruzione tre uomini e uno di essi, Raimondi appunto, sfilò il piccolo Tommaso Onofri di soli diciotto mesi dal seggiolone, afferrandolo e portandolo via. Il sequestro a scopo di estorsione finì nel peggiore dei modi, il piccolo Tommaso fu ucciso perché piangeva troppo. L’uomo non è mai stato ritenuto responsabile dell’omicidio ma fu parte attiva del sequestro che poi portò alla morte del piccolo.
A Raimondi non può imputarsi nulla, ha scontato la sua pena di venti anni, seppure edulcorata da sconti e riduzioni della sua durata, peraltro previsti dalla legge. Tutto si è svolto e si sta svolgendo nella legalità. Ma una riflessione etica, prima ancora che giuridica, si impone: a settembre Tommaso Onofri avrebbe compiuto 21 anni. Una vita negata, che invece ora si riprende definitivamente uno dei suoi tre aguzzini. Anche il papà di Tommy, nel corso di questi anni, non ha retto. Nel 2008, colpito da infarto, sprofondò in stato comatoso e trascorse 6 anni privo di conoscenza in una clinica, dove si è spento il 15 gennaio del 2014. La mamma, riferendosi ai tre aguzzini del piccolo Tommaso, di cui l’omicida Alessi è stato condannato all’ergastolo, commenta così la libertà riconquistata di Raimondi: “Per me sono tutti e tre sullo stesso piano. Non perché ha aiutato la giustizia, è diverso dagli altri, meno responsabile».
Ci sono delle ferite che rimangono insanabili, delle vittime che non solo rimangono vittime ma che vengono uccise più di una volta. Raimondi ha dato un contributo determinante a cancellare l’esistenza di una giovane vita e ad annullare ogni speranza e felicità nella vita dei suoi familiari. Questi tipi di reati non si dimenticano con il tempo né il tempo può sanare o rimediare alla tragedia compiuta.
La giustizia, intesa come espressione della legalità dello Stato, è compiuta, quella che distingue le responsabilità personali, perdona, attenua, comprende, rieduca e conduce, attraverso un percorso temporale definito, alla libertà.
Ma la giustizia intesa come proporzione tra pena scontata e illecito compiuto rimane un grande punto interrogativo. Il male perpetrato ed i suoi nefasti effetti non hanno tempo e per questo non hanno una fine. Nessuno potrà riportare in vita Tommy, ridargli la possibilità di vivere la sua vita di bambino, ragazzo ed uomo né lo Stato potrà restituire ai suoi genitori la serenità e la pace perduta per sempre.
Anche dopo tanti anni certi crimini conservano la loro brutalità e scatenano la medesima riprovazione, non solo verso il gesto commesso ma anche verso chi lo ha compiuto, seppure oggi debba essere considerato a tutti gli effetti un uomo libero. Nel corpo forse, ma non nell’animo.






