Quando il campo è troppo largo
di Giuseppe Moesch*
I risultati delle elezioni regionali nelle Marche hanno dimostrato che l’allargamento del campo largo è stato talmente ampio da impedire agli elettori di incontrarsi.
L’accozzaglia di soggetti, privi di programmi, se non quello della conquista del potere, ha permesso, pur con una bassa affluenza, di comprendere il rifiuto di quella proposta da parte dei cittadini.
Il problema della disaffezione al voto è il sintomo del disgusto per una politica che ignora i bisogni della gente comune.
Il massimo della finzione è da ritrovare nella amplificazione delle menzogne propalate dai media, persino sulla situazione internazionale, con l’esaltazione della flottiglia, inserita sabato durante il cosiddetto silenzio elettorale.
La mancanza di valori è sotto gli occhi di tutti.
Anche quei piccoli partiti laici che hanno caratterizzato il secolo breve, con leader di intelligenza politica superiore, quali La Malfa, Spadolini, Compagna e Galasso, sono stati traditi da personaggi da quattro soldi in cerca di autore.
Pirandello non basta a spiegare la corruzione morale di chi sceglie per affarismo di collocarsi in quel campo, nonostante l’insignificanza della loro presenza ottenuta solo con promesse di qualche piccola comparsata futura, in un contesto in cui l’eredità di un simbolo glorioso viene vilipesa.
Credo che sia giunto il momento di spurgare quel mondo dagli affaristi e dagli usurai che lo ammorbano.
*già Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno
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