“Suspìra lu munn’, in dialetto irpino il “grido” di Famiglietti

di Carlo Pecoraro-

E’ dedicato alle vittime del lavoro, “martiri innocenti”. Sono i versi che Giovanni Famiglietti ha raccolto in un libro dal titolo “Suspìra lu munn’”. Qui la prosa, rigorosamente in dialetto irpino, ha un ritmo incalzante, come un grido, strozzato in gola, di protesta.

“Il mondo sospira ormai – scrive Giovanni – E’ in affanno, non ce la fa più. Troppe cose non vanno bene, troppe situazioni vanno riviste”. E’ questo un modo nel quale oggi “assistiamo (immobili) ad una decadenza etica, sociale e politica – scrive Giovanni – pensando forse, che i problemi riguardino altri e non noi. In tutto questo, è emerso un modello culturale che fa rabbrividire. Con la complicità ed un “grande silenzio” (come ha scritto Asor Rosa nell’omonimo libro), degli intellettuali”.

E allora i suoi versi sono il tentativo per risvegliare le nostre coscienze sopite. Così, “quando il potere porta l’uomo verso l’arroganza, la poesia gli ricorda i suoi limiti” diceva Kennedy, che concludeva: “Quando il potere corrompe, la poesia rigenera”. Versi che al contempo diventano anche un forte lavoro di recupero della memoria. Piccoli borghi – Giovanni Famiglietti è di Aquilonia – lasciati a morire con il loro carico di storia feconda. Valori inimmaginabili, potenti, capaci di restituire emozioni importanti.

“I poeti dialettali adottano, ognuno, un metro proprio, c’è chi segue la tradizione e si rifà al canto popolare imitandone le sonorità e le rime, chi va a ruota libera, chi cerca, nel proprio dialetto la potenza espressiva per poter meglio trattare i temi a lui cari” scrive nella prefazione Franca Molinaro, giornalista e direttrice del Centro ricerche tradizioni popolari “La Grande Madre”. Per la Molinaro, Famiglietti usa “il suo idioma aspro, caratterizzato da una “p” vedova, ben sposa la crudezza dei temi che il poeta va trattando”. Anche nei suoi primo scritti, “quelli a lui più cari, la gente, l’onore, la terra, l’amore. Emerge un animo giovane ma già impegnato civilmente, tanto da farne un poeta meridionalista” scrive la Molinaro. E sì, perché in questo testo oltre al lavoro si affrontano i mali del Mezzogiorno, dalla disoccupazione all’immigrazione, passando per lo sfruttamento, le diseguaglianze sociali, i giovani, gli anziani.

A questo testo, pubblicato nel 2012 con il patrocinio della Cgil, ne sono seguiti altri. Ma Giovanni Famiglietti ha pubblicato anche in molte antologie, in particolare: “Quando il terremoto è nell’anima. I poeti del 23 novembre” (Elio Sellino editore, 2006); “La polvere e la luna. I poeti del 23 novembre” (Delta 3 Edizioni, 2010). Versi per il Formicoso. Raccolta differenziata (Lioni 2008), tutte a cura di Paolo Saggese, l’ultima insieme a Peppino Iuliano. Antologia del premio Le Radici Poetiche del Linguaggio Subalterno (edizioni Il Papavero, 2012 e 2013), e su periodici e giornali.

Insomma, un dono prezioso, il suo impegno e la sua scrittura. I suoi versi, come segnali importanti lungo il percorso delle nostre vite, ci ricordano chi siamo e cosa dobbiamo difendere. Ci invitano a una riflessione costante e ci aiutano ad ascoltare meglio le cose del circostante, con quella semplicità che è tipica di chi vive in territori sani e non congestionati dal caos metropolitano. Parole che sono vie di fuga necessarie in questo suspìra lu munn’.

Carlo Pecoraro

Carlo Pecoraro

Giornalista professionista dal 2002. Nel corso della carriera ha collaborato con le principali testate locali del Gruppo L’Espresso ricoprendo per dieci anni, con contratto a tempo indeterminato, l’incarico di redattore per il quotidiano “la Città” di Salerno. Già collaboratore del settimanale “l’Avanti”. Consulente Scabec per il progetto ARCCA. In qualità di critico musicale ha collaborato con alcune riviste italiane specializzate in musica jazz. Ideatore della prima "Guida alla musica jazz in Italia". Nel 1998 ha pubblicato una monografia dedicata al contrabbassista Giovanni Tommaso. Per l’Enciclopedia Treccani, ha curato alcune voci del progetto Enciclopedia della Musica: 1900 - 2025 sotto la direzione scientifica di Ernesto Assante.

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