Resipiscenza

di Giuseppe Moesch*

Finita la Seconda Guerra mondiale, l’Italia si trovò di fronte ad un tremendo problema: quale comportamento tenere di fronte al fatto che fino al giorno prima, salvo quei pochi che avevano combattuto il regime all’interno o all’estero, e quelli che combatterono da partigiani, la quasi totalità dei cittadini erano stati convinti sostenitori del fascismo, o quanto meno indifferenti rispetto alla politica.

Sarebbe sufficiente accennare alle leggi razziali, o ai comportamenti tenuti nelle colonie, o alle ovazioni in occasione dei raduni, per comprendere come una penetrante propaganda ed una sistematica disinformazione su cosa realmente accadesse nel monte per costruire una pluralità di individui obnubilati, zombi osannanti a buffoni ridicoli ma terribilmente pericolosi.

Il doloroso risveglio al suono delle bombe e le distruzioni in tutte le più importanti città con morti e feriti in quasi tutte le famiglie, fu certamente una drammatica presa d’atto, ma non certamente una catarsi.
I governanti dell’epoca si trovarono di fronte all’alternativa del colpo di spugna o della persecuzione di buona parte del Paese, e fu anche grazie alla lungimiranza dei Padri costituenti, ed al buonsenso di Togliatti, che si ripartì aderendo ad un sistema democratico, con il suffragio universale esteso anche alle donne, sistema a cui gli italiani non erano più abituati.

Il multipartitismo offri a molti la possibilità di scegliere tra altre ideologie ed altri valori, con la stessa determinazione con la quale aveva obbedito ai richiami del fascismo e la fede cattolica da un lato, e quella comunista dall’altro, si confrontarono e si scontrarono, anche se in presenza di una modesta presenza di laici liberi pensatori, ed una significativa presenza di nostalgici sia della corona, sia del fascismo.

Non intendo tracciare in questa sede il percorso di ottant’anni di storia del nostro Paese, con gli alti e bassi e le varie crisi; di questi anni vorrei evidenziare solo alcuni epifenomeni generati dall’incompiuta realizzazione di una vera democrazia, che non ha risolto i problemi relativi alle disuguaglianze sociali e territoriali che ancora oggi ci trasciniamo dietro e che di volta in volta sono stati generatori di reazioni anche molto violente, cavalcate da alcuni gruppi politici per raggiungere il potere in assenza di proposte politiche convincenti.

Portella della Ginestra, il sessantotto, la crisi morale, la mafia, la marcia dei quarantamila, il terrorismo nero, le brigate rosse, tangentopoli, la crisi dei partiti ed il tentativo della giustizia politicizzata di sostituirsi allo Stato, l’ascesa degli uomini forti e salvifici, il rifiuto della politica con la rinuncia al voto, la dissoluzione dei partiti, l’arrivo delle nullità politiche, ebbene tutti questi momenti sono solo i sintomi di un sistema che soffre delle scelte non compiute nell’attuazione del dettato costituzionale dalla regolamentazione dei partiti e dei sindacati all’attuazione dei diritti per tutti, dal decadimento della scuola al buonismo e a tutti gli ismi che, negli anni, si sono moltiplicati con l’unico obiettivo di raccogliere consensi per ottenere il potere.

Oggi stiamo assistendo all’ultimo capitolo in ordine temporale, di una storia che nasce nel ventennio: propaganda falsa offerta ad una pletora di giovani ignoranti, tesa ad alimentare l’odio giocando su sentimenti certamente condivisibili, ma di fatto falsi.

L’antisemitismo mai scomparso è rispuntato tra le fila della sinistra più becere assunta al ruolo di neofascisti, incitando all’odio, negando qualunque forma di dissenso, negando il diritto di parola a chi cerca di spiegare in un’aula universitaria o in un comizio o in un corteo, la verità storica, alla diffusione di notizie false provenienti da regimi teocratici che hanno come obiettivo la cancellazione di Israele.

Abbiamo già assistito alle giustificazioni dei “compagni che sbagliano”, quando dovemmo affrontare le BR, oggi giustifichiamo Hamas e condanniamo Israele, sulla base delle informazioni di Hamas stessa, fornita dai corrispondenti in loco dimenticando che la popolazione della striscia accetta l’operato dei terroristi. Nessuno si oppone, nessuno si chiede perché gli aiuti non arrivano, ignorando che per anni gli stessi sono stati utilizzati per acquistare armi e costruire tunnel. Se fossero stati usati differentemente, oggi quell’area sarebbe ricca,; ancora oggi Hamas sequestra i rifornimenti e li usa per la borsa nera, impedisce ai residenti di Gaza di poter fuggire dalla città.

Non sono sicuro che tutti quei paladini di Hamas lo sarebbero ancora se gli attacchi fossero dietro l’angolo di casa: i capi istigatori sanno di essere al sicuro che tanto ci pensa Israele, mentre loro si sciacquano la bocca con slogan disgustosi, mentre i dimostranti che scendono in piazza si crogiolano nella loro ignoranza ed inneggiano ad una flottiglia di barche a vela ognuna del valore di centinaia di migliaia di euro, distratte per qualche settimana dalle vacanze dorate dai rampolli dei Radical Chic, stipate di viveri che sarebbero facilmente contenute in un paio di camion, che non arriveranno mai a destinazione e che se trasportate vie terra avrebbero ulteriormente arricchito i terroristi di Hamas.

Certo è bello agitare bandiere colorate o indossare una bandana arcobaleno o una kefiah, mentre si balla tutti allegramente, ignorando che subito dopo la vittoria di quei miserabili terroristi fautori di un ritorno ad un mondo medioevale e oscurantista come è accaduto in Afghanistan.

Vorrei vedere le figlie di tutti quegli eroici difensori degli integralisti di Hamas, il giorno in cui sarà loro negato di studiare, alle proprie figlie sarà assicurato lo status di donna mussulmana proprietà dell’uomo a cui sarà stata venduta dal padre, convivere con altre spose o concubine, vedere i propri figli morire per mancanza di medicinali, perire sotto le macerie di infrastrutture fatiscenti vivendo in case di fango e di lamiera, eppure orgogliose che i propri uomini hanno conquistato intanto Israele e poi man mano il resto.

Il Libano era considerato la Svizzera del Medio Oriente poi sono arrivati gli Hezbollah ed oggi è uno dei Paesi peggio messo del Medio Oriente, l’Iran era un Paese con un tasso altissimo di corruzione, poi è arrivato Khomeini e i suoi compari e come per incanto la corruzione è rimasta ma svolta dagli uomini del regime, ed il resto della popolazione oppressa soffre per la mancanza di liberta in una effimera cornice di democrazia.

La Russia di Putin invade l’Ucraina, come il Reich di Hitler invase l’Austria per poi continuare con il resto d’Europa. Oggi come allora facciamo la faccia indignata ma affermiamo il nostro ripudio della guerra e quindi aspettiamo che quel brav’uomo si ravveda.
La mia grande curiosità è che cosa accadrà quando questa situazione dovesse tornare alla “normalità”.
Sono certo che leccandoci le ferite, piangendo i morti, abbandonando tutti gli ismi, e tornando ad essere uomini e donne senza ambiguità modaiole, dovremo trovare i modi e le parole per giustificare i comportamenti tenuti prima della catastrofe.

Chi ignora la storia è costretto a riviverla (Edmund Burke), scritta su un monumento di Dachau.

 

*già Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno

 

 

 

 

Jaber Jehad Badwan. Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

Giuseppe Moesch Giuseppe Moesch

Giuseppe Moesch

Napoletano, già professore ordinario di Economia Applicata, prestato alla politica ed alle istituzioni nazionali ed internazionali, per le quali ha svolto incarichi e missioni viaggiando in quasi cinquanta Paesi attraversando l’umanità che li popola. Oggi propone le sue riflessioni scrivendo quando non riesce a capire quelle degli altri.

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