“La Fiera di Salerno nelle carte dell’Archivio di Stato”
Giovedì 18 settembre, presso l’Archivio di Stato di Salerno (all’interno del Salone Bilotti) avrà luogo il convegno dal titolo “Fiera di Salerno nelle carte dell’Archivio di Stato”, che vedrà la partecipazione del Direttore dell’Archivio il dott. Salvatore Amato assieme al Presidente Comitato Fiera l’avvocato Alfonso Mignone. Interverranno, inoltre, la dott.ssa Maria Antonietta Del Grosso (Dottore di Ricerca in Storia Economica all’Università degli Studi di Salerno e Pierluigi Canoro (Dottorando di ricerca Dipartimento di Scienze giuridiche all’Università degli Studi di Salerno). Ne parlo direttamente con il dott. Alfonso Mignone, che ringrazio, al quale chiedo una breve cronistoria dell’evoluzione della Fiera di Salerno.
Inizio col dire che le fiere medievali erano appuntamenti che servivano a rilanciare l’economia del territorio in cui esse avevano luogo. Al vertice vi erano il Sovrano concedente e l’Autorità Ecclesiastica: legate, di fatto, a festività religiose, queste fiere risultavano una sorta di unione tra potere temporale e potere spirituale, attirando pellegrini e mercanti, un po’ come accade oggi con i crocieristi e i “buyers” nelle fiere economiche settoriali. Nel medioevo, i mercanti attraccavano nelle città portuali (qualora le fiere avevano luogo in località marittime) dove, come incentivo godevano di esenzioni e franchigie, e per questo tali fiere venivano denominate “franche”.

Istituita nel 1259 dal re Manfredi, la Fiera di Salerno, viene realizzata come fiera franca di San Matteo, in cui, come esplicano le due parole, insieme si uniscono le franchigie per i mercanti e la dedica al Patrono della città attirando così anche tanti pellegrini in visita alle reliquie di San Matteo. Grazie ai mercanti, la Chiesa giovava della presenza dei fedeli in pellegrinaggio, mentre il territorio beneficiava delle tante persone che avrebbero fatto transazioni commerciali e contratti di compravendita. Non va dimenticato, inoltre, che la fiera era anche una occasione per interfacciarsi con i medici della Scuola Medica Salernitana. La città dunque diventava un punto nevralgico, non solo commerciale ma anche culturale (e Salerno proprio in epoca medioevale raggiungeva l’apice della sua dimensione internazionale).


I mercanti provenivano da diverse aree geografiche come, ad esempio, l’area fiamminga (del nord Europa), dalla Francia meridionale ovvero i provenzali (molti della città di Marsiglia), dalla Catalogna e quindi dalle città come Barcellona e Valencia, o ancora dalle città italiane come Firenze, Genova e Venezia. Molti mercanti provenivano, inoltre, dal nord Africa e dal Levante, da Costantinopoli. La Fiera di Salerno, pertanto, era tra le più importanti non solo del meridione d’Italia, ma di tutto il Mar Mediterraneo. Giovanni da Procida, uomo colto e intelligente, comprese che, per lo sviluppo economico del territorio, alla Fiera bisognava affiancare un porto.


E così, nel 1260 fece costruire il Molo Manfredi. Altro personaggio importante dell’epoca fu l’Arcivescovo Cesario d’Alagno (di origine amalfitana) il quale chiese al re Manfredi di istituire una fiera anche in costiera, senza compromettere il primato di quella salernitana che restava, di fatto, la più importante.
Ancora oggi si fa confusione tra la Fiera cosiddetta del “Crocifisso” e quella di San Matteo. Sappiamo che, in passato, vi erano due fiere dedicate al Santo Protettore: la prima si svolgeva il 4 maggio (ricorrenza della traslazione del corpo di San Matteo in Salerno), la seconda intorno al 21 settembre, giorno in cui si festeggia il Santo. Mi puoi, gentilmente chiarire la differenza tra le due?
I due eventi evidenziano una profonda differenza. Partiamo innanzitutto dal contesto storico: la Fiera del Crocifisso nasce dalla leggenda della conversione del mago Barliario, personaggio la cui esistenza ancora oggi non è accertata, e ha quindi un contenuto più favolistico; sappiamo che Barliario, nelle sue attività, faceva ricorso all’aiuto di demoni e diavoli (vedi la nascita dell’Acquedotto di Salerno), ma tale storia risale all’XI secolo circa. La Fiera di San Matteo è un acclarato evento storico, le cui fonti documentarie sono in parte custodite presso l’Archivio di Stato di Salerno, nel “Liber iurium” che è la raccolta di tutti i privilegi, franchigie e atti commerciali della città di Salerno, raccolti nel XVII secolo. Si tratta di un Editto partito da Lucera, residenza di Manfredi, che concede ai cittadini salernitani la possibilità di istituire una fiera, un piacere personale del re a Giovanni da Procida (che è stato Cancelliere e medico del padre ma soprattutto precettore del giovane Manfredi).

Ricordiamo che l’intento della politica federiciana era lo sviluppo dei territori sotto la propria giurisdizione attraverso le fiere, motivo per cui la si concede anche a Salerno. Tale fiera avrà corso fino al 1812, allorché Gioacchino Murat la sopprime assieme alla Scuola Medica. La città, dunque, viene privata di due elementi identitari che trascendevano il territorio poichè internazionali. Solo alla fine degli anni ’50 dello scorso secolo, con la consiliatura Menna, viene creato l’Ente Autonomo Fiera di Salerno con l’obiettivo di ricreare non solo una sorta di fiera campionaria ma un solido attrattore culturale. In definitiva la Fiera di San Matteo era un evento di promozione internazionale del territorio salernitano e del culto del Santo Patrono (dunque fiera identitaria), la Fiera del Crocifisso, al contrario, era piuttosto un evento folcloristico che nasce da un’antica leggenda medioevale.
Nel Convegno si parlerà di alcuni documenti custoditi presso l’Archivio di Stato di Salerno, carte relative alla celebre Fiera di San Matteo, mercato franco internazionale che si svolgeva il 4 maggio e nel periodo dei festeggiamenti del santo, il 21 settembre. Parliamo del “Liber iurium”. Com’è articolato tale documento?
I documenti in esame “Sezione XI: cc. 142r-167r (Fiera di settembre) e Sezione XII: cc. 170r-172v (Fiera di maggio)” trattano rispettivamente della Fiera di maggio e di quella di settembre. Carlo II d’Angiò, inoltre, raddoppiò la fiera nel 1303. Si parlerà, dunque, in modo narrativo delle vicende giudiziarie e dei conflitti che sorgevano durante la Fiera e amministrati dal Sindaco pro-tempore di allora, il Maestro di Fiera, il quale non solo aveva il compito di gestire l’ordine pubblico ma era anche il magistrato speciale dei conflitti tra i mercanti. Si creavano dei veri e proprio conteziosi che venivano affrontati durante la fiera. La fiera, inoltre, era anche un momento di scadenza per il pagamento dei crediti: un credito fissato, ad esempio, con un contratto nell’anno 1270, veniva riscosso all’appuntamento successivo e quindi nell’anno 1271. Se in quell’anno il credito non veniva riscosso, si innescava ovviamente un’azione giudiziaria, come ha sottolineato il dottorando Canoro che in una rivista ha approfondito tali situazioni. Nel libro sono raccolti tutti i privilegi chiesti dal popolo e firmati dai Sovrani, le varie esenzioni e le franchigie di cui godevano i mercanti, tutti documenti di natura prettamente commerciale, oltre a tutti i riferimenti a contenziosi legati a transazioni commerciali stipulate durante la fiera. Il “Liber iurium” era presente in tutte le città fieristiche e nel caso di Salerno, sono raccolti documenti dalla fine del ‘400 in poi (documentazione-registro raccolto dal celebre notaio napoletano Petruccio Pisano)







