Lady Gaga, artista dell’anno
di Nicola Olivieri-
«Essere un’artista è disciplina, mestiere, responsabilità» ha dichiarato Lady Gaga.
Una frase che pronunciata da chi alterna trucco barocco e scarpe impossibili al ruolo di maratoneta del palco, sembra quasi un eufemismo. Lady Gaga ha incassato il titolo di «Artista dell’anno» agli MTV Video Music Awards 2025 (più miglior collaborazione» per «Die With a Smile» con Bruno Mars).
Star del pop e operaia dello spettacolo, le due facce della stessa medaglia.
I numeri fanno da sottotitoli: 14 Grammy in carriera (l’ultimo proprio per «Die With a Smile»), 124 milioni di copie tra album e singoli venduti complessivamente, oltre 31 miliardi di ascolti in rete (avete letto bene 31 miliardi) su Spotify; «Shallow» veleggia sopra i 2,8 miliardi e «Die With a Smile» ha superato i 2,9 miliardi, diventando uno dei brani globali dell’anno. Dati freddi, certo, ma che raccontano bene la costanza con cui Gaga trasforma l’estetica in risultati.
Il presente è lucido e affollato grazie all’album «Mayhem» (marzo 2025) che ha riportato l’artista al centro della scena pop mondiale con il singolo «Abracadabra» e il duetto con Bruno Mars; il tour «Mayhem Ball» ha riempito palazzetti e arene con serate sold out — inclusa quella al Madison Square Garden raggiunto nel giro di un’ora scarsa dopo aver ricevuto il premio.
Il suo percorso parla chiaro non solo nella musica ma anche nel cinema, dall’Oscar per «Shallow» in «A Star Is Born» nel 2019 a «House of Gucci» fino a «Joker: Folie à Deux», che l’ha consacrata anche su grande schermo.
Insomma è il perfetto identikit di un’artista che sa muoversi con la stessa autorità e padronanza nello studio di registrazione, sul set e sul palco.
C’è poi l’etichetta che la stampa pop le ha appiccicato addosso da anni, e che in parte si è meritata, “la Madonna della generazione dei millennial”.
Esiste un chiaro ed innegabile legame tra le due star, dovuto alle metamorfosi, al controllo del personaggio e alla capacità di definire le mode intrecciandole con una narrazione personale che spesso è anche provocatoria. Che piaccia o no, l’analogia esiste ed è diventata parte della sua narrazione pubblica.
Quanto all’immagine, Lady Gaga gioca con un’estetica teatrale, gotico-barocca, che attinge alla tradizione delle “opere viventi”. La bussola è la Marchesa Luisa Casati: il pesante kohl sugli occhi (un cosmetico che risale addirittura all’antico Egitto), silhouettes esagerate, messa in scena quotidiana. La Casati sfilava con ghepardi al guinzaglio e collane di serpenti, trasformando sé stessa in spettacolo permanente, un archetipo che la moda ha riscoperto più volte e che Lady Gaga rielabora in chiave pop globale. Non è una citazione sterile fine a se stessa: è l’idea coerente di un corpo-manifesto che parla anche quando tace.
E sì, Lady Gaga è anche un’icona gay, per gli inni che hanno fatto comunità (su tutti «Born This Way»), per l’impegno pubblico costante e per la “Born This Way Foundation”, l’organizzazione no-profit (fondata nel 2012 da lei e da sua madre) che lavora sulla salute mentale dei giovani.
Tutto questo porta all’ultimo punto: il pop ha un valore sociale ed economico enorme a cui Lady Gaga ha dato un contributo per nulla trascurabile.
Sociale, perché crea legami, identità e comportamenti condivisi: se cantiamo la stessa canzone, è più facile sentirci parte della stessa comunità — e figure-ponte come Lady Gaga lo dimostrano ogni sera.
Economico, perché il mercato mondiale della musica registrata nel 2024 ha vissuto il decimo anno consecutivo di crescita, arrivando a 29,6 miliardi di dollari, con l’ascolto in streaming al 69% e 752 milioni di abbonati paganti. Dietro ogni ritornello ci sono filiere, professioni, export, turismo. Il pop fa sognare e muove anche l’economia. E quando un’artista come Lady Gaga dice che «essere un’artista è una responsabilità», i numeri — e le piazze piene — le danno ragione.
Justin Higuchi. Creative Commons Attribution 2.0






