“Mi piacerebbe essere la regina nei cuori delle persone”. (Lady D)
di Claudia Izzo-
Noi ragazze romantiche abbiamo sognato con lei, abbiamo creduto alla sua favola, fin quando non abbiamo capito che era solo una sorta di “agnello sacrificale” scelto dalla Corona Inglese.
28 anni fa moriva in un presunto incidente Diana Frances Spencer, conosciuta anche come Lady Diana o Lady D, consorte dal 1981 al 1996 di Carlo III del Regno Unito, allora Principe di Galles.
Quella che sembrava infatti una bella storia d’amore si rivelò essere la triste storia di una ragazza innamorata e di un principe il cui cuore apparteneva da sempre ad un’altra donna, insomma, una storia sbagliata sul nascere, ma utile per la Corona Inglese, un modo per avere sul trono una ragazza di ottima famiglia e vergine, secondo le usanze del tempo. Un triangolo difficile da digerire per la giovane, bella e ingenua Diana Spencer, quello tra lei, Carlo e Camilla Parker Bowles coniugata Mountbatten.

Il matrimonio con oltre 2000 invitati fu trasmesso in mondovisione seguito da oltre 750 milioni di persone, fu celebrato il 29 luglio 1981 nella cattedrale di San Paolo a Londra con oltre 2 000 invitati, mentre furono 600 000 quelle che inondarono le strade di Londra per vedere la sposa durante il tragitto che l’avrebbe portata alla cattedrale.
Resta iconica la dolce Lady Diana nel suo abito di taffetà di pura seta color avorio, adornato da pizzi antichi e con uno strascico lungo ben 7,62 metri (25 piedi).
Dal suo fidanzamento con il principe di Galles fino alla sua morte nel 1997, Lady Diana è stata un’importante presenza sulla scena mondiale, venendo spesso descritta come “la donna più fotografata del mondo”, conosciuta ovunque per la sua compassione, il suo stile, il suo carisma, nonché per le numerose opere di beneficenza a favore dei più sfortunati.
Ma come ben sappiamo né un matrimonio da favola, né gioielli e castelli poterono evitare l’inevitabile: il 9 dicembre 1992 dopo tradimenti e dolori, il primo ministro britannico John Major annunciò alla Camera dei Comuni che il principe e la principessa di Galles avevano deciso di comune accordo di separarsi. “Eravamo in tre in questo matrimonio, un po’ troppo affollato” ebbe a dire Lady D, ed ancora: “Mio marito mi ha fatto sentire inadeguata in ogni modo possibile, e ogni volta che riuscivo a sollevarmi il suo atteggiamento mi spingeva nuovamente verso il baratro”. Depressione, autolesionismo, bulimia nervosa, saranno il leit motiv della vita della giovane Lady D sin dai primi mesi del fidanzamento nel 1981.

Dopo varie relazioni il cuore di Lady D si legò all’imprenditore egiziano Dodi Al-Fayed, figlio di Mohamed Al-Fayed con cui a fine agosto 1997, trascorse una breve vacanza in Sardegna, a bordo dello yacht del padre di lui. Dopo fecero tappa a Parigi prima di ritornare a Londra. Qui, all’Hôtel Ritz, di proprietà della famiglia Al-Fayed, per evitare i paparazzi Dodi e Diana uscirono da un ingresso secondario a bordo di una Mercedes-Benz S280 scura seguendo la riva destra della Senna. Accortisi della fuga dei due amanti, alcuni giornalisti si lanciarono all’inseguimento dell’auto. Per tentare di distanziarli, il conducente dell’auto Henri Paul, capo della sicurezza dell’hotel, premette sull’acceleratore. Al Pont de l’Alma, secondo la versione ufficiale, entrato dentro il tunnel sottostante, l’autista perse il controllo dell’auto, che andò a schiantarsi all’altezza del tredicesimo pilone. Al-Fayed e l’autista morirono sul colpo, Diana morirà alle 2.06 all’ospedale Pitié-Salpêtrière, dichiarata morta alle ore 4:00. Trevor Rees-Jones, guardia del corpo di Diana, rimase in coma per dieci giorni, senza ricordare quasi nulla al risveglio. La conferenza stampa per l’annuncio ufficiale della morte venne fatta alle 5:30 da un medico dell’ospedale, dal ministro dell’Interno Jean-Pierre Chevènement e da Michael Jay, ambasciatore del Regno Unito in Francia.
Sono state tante le teorie di complotto emerse per cui alla base della morte di Diana vi fosse un assassinio organizzato dai servizi segreti britannici.
Per ben comprendere le dinamiche della maledetta notte tra il 30 ed il 31 agosto del 1997 e comprendere il profilo della principessa più amata di sempre, è fondamentale il libro della giornalista Rai, Annalisa Angelone, dal titolo Diana Spencer. Morte, mito e misteri ,(Alessandro Polidoro Editore, 2023) dove sono chiare, grazie ad accurati studi e ricostruzioni dell’autrice, tutte le contraddizioni emerse dalle inchieste riguardanti la sua morte. Annalisa Angelone mette dunque a confronto la verità ufficiale e quella giornalistica, conducendo un’acuta analisi, sostenuta dal vaglio di centinaia di fonti e da anni di studio, che tiene incollati dalla prima all’ultima pagina. Vengono così fuori buchi neri, omissioni, anomalie: “Diana è più scomoda che mai nella sua ultima estate, la sua relazione con Dodi Fayed fa rabbrividire l’Establishment, l’arcivescovo di Canterbury sostiene che non incoronerebbe un re divorziato e risposato e i potenti del mondo temono la sua battaglia contro le mine, specialmente da quando è riuscita ad avere l’appoggio del presidente Clinton. Diana, l’ultima sirena del ’900, ha ritrovato la voce, lo spartito e il canto e ha deciso che non la fermeranno: “I will name the names”, annuncia. “Farò i nomi”: di chi produce le mine, di chi le vende. E all’orizzonte si delineano già le sue prossime battaglie, tra i campi profughi. Ma il dossier sulle mine a cui stava lavorando è sparito con lei il 31 agosto 1997.”
Il 31 agosto 1997 Diana muore. Nasce il Mito.