Tempi Moderni

di Michele Bartolo-

Tutti noi ricordiamo i tempi del COVID, della pandemia che improvvisamente aveva sconvolto le nostre vite. Eravamo nel pieno benessere, avevamo e potevamo tutto e ci trovavamo a fare i conti con qualcosa di più grande di noi, che ci impediva di vivere come avevamo sempre vissuto, di uscire, di incontrarci, di fare palestra, di andare al ristorante o prendere un treno.

Certo, c’era anche il rovescio della medaglia: nel tempo della tecnologia, di internet, dei social, abbiamo continuato a vivere virtualmente grazie alla didattica a distanza, al processo telematico, allo smart working, ad amazon, alle videochiamate, ai videogiochi a distanza e chi più ne ha più ne metta. Si trattava di una nottata, si diceva allora, come ci insegnava il grande Eduardo: prima o poi sarebbe passata e saremmo diventati più buoni e bravi di prima. Andrà tutto bene, era tormentone di quel tempo, ne usciremo migliori. Si, dalla pandemia di fatto siamo usciti, siamo tornati a vivere come prima, ma ne siamo usciti veramente migliori?

Quali sono i tempi in cui viviamo oggi? E’ facile per chi vive una età adulta rimpiangere il passato, la propria gioventù e quindi molte volte non risulta attendibile la rappresentazione di emozioni e sensazioni che non ci sono più solo perché appartengono al tempo lontano della nostra spensieratezza. Ma, al di là di quelle che possono essere le proprie personali sensazioni, si impone una riflessione: i tempi moderni hanno segnato davvero il progresso dell’uomo e del nostro benessere o piuttosto devono essere visti come una pericolosa forma di regressione, in cui l’uomo rischia di essere condannato alla subalternità rispetto alle leggi del danaro, dell’interesse, della tecnologia? Esaminiamoli più da vicino i nostri tempi moderni..

Nell’anno del Signore 2025 il progresso ha fatto accrescere la potenzialità bellica dei nostri antenati e il nostro Pianeta è disseminato di guerre sempre più efferate e crudeli: il vero e proprio genocidio che si sta consumando a Gaza ma anche la sconvolgente guerra in Ucraina, in piena Europa, sono solo i simbolici esempi di come non vi sia nessun continente al riparo dai nefasti effetti di un conflitto armato. Le relazioni familiari e i rapporti interpersonali sono diventati sempre più complessi e pronti ad esplodere in nuove e devastanti forme di conflitto.

Un bambino, un ragazzo che oggi voglia sentire un telegiornale deve probabilmente aspettare solo la pagina sportiva per ascoltare qualche notizia serena, in quanto le notizie sono diventate oggi un vero e proprio bollettino di guerra: virus, conflitti, furti, uccisioni, stragi, ma soprattutto figli che ammazzano genitori, fidanzati che trucidano fidanzate, mariti e mogli che compiono stragi familiari. Per non  parlare del dilagare del fenomeno dei femminicidi, tanto da imporre il varo di una legislazione severa, che oggi ha previsto il reato di femminicidio come reato autonomo di omicidio contro la donna in quanto persona.

Cosa può insegnare tutto questo alle nuove generazioni? E’ il segno di una decadenza complessiva, di una incomunicabilità di fondo tra gli esseri umani, ora ancor più messa in serio pericolo dall’avvento dell’intelligenza artificiale e delle conseguenze che la stessa potrà avere sulle nostre vite.

Non si riflette più, non si studia più, non si dialoga e non ci si confronta più, questi sono i nostri tempi moderni. Non è un caso che la prima istituzione a risentirne è stata proprio la famiglia, intesa come culla di educazione e di cultura del singolo. Sono tante, troppe le famiglie dove i genitori sono separati, spesso padri e madri di altri figli, a loro volte condivisi con quelli dei rispettivi compagni. Tutto questo non aiuta a costruire un ambiente sereno, condiviso, uniforme, è anzi la prima cellula di rapporti complicati, di situazioni di potenziale abbandono e di una crescita senza regole e valori. Non dobbiamo meravigliarci, perciò, se poi la società che ne deriva annaspa e non riesce a trovare la propria identità. Se noi stessi, come persone, non abbiamo un nostro equilibrio personale e familiare, non possiamo pensare di essere da esempio per gli altri e di fornire un contributo al nostro prossimo.

La modernità oggi rappresenta il tempo che passa, ma non può considerarsi un progresso rispetto al passato, ai bei tempi andati, in cui c’era meno benessere ma più umanità, oggi irrimediabilmente perduta.

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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