Addio a Gianni Berengo Gardin, il maestro del b/n
- Il terzo occhio
Sergio Del Vecchio- Agosto 7, 2025
E’ venuto a mancare ieri sera a Genova , Gianni Berengo Gardin, fotografo tra i più importanti del 900 italiano.
Nato a Santa Maria Ligure 94 anni fa da una famiglia veneziana, ha vissuto tra Milano e Camogli. Accostato per la sua arte a Henri Cartier-Bresson, iniziò a dedicarsi alla fotografia agli inizi degli anni Cinquanta documentando, scatto dopo scatto, con la sua Leica, l’evoluzione del paesaggio e della società dal dopoguerra. Con le sue fotografie ha lasciato immagini di 70 anni di Storia, posando il suo sguardo su cantieri, fabbriche, paesaggi urbani e rurali. Rigorosamente in bianco e nero.
Scrisse di lui lo storico della fotografia Italo Zannier: “Con la sua capacità di visualizzazione, spesso virtuosistica e sempre aggiornata nei confronti dell’evoluzione della cultura fotografica mondiale, Berengo Gardin è, a mio avviso, il fotografo italiano più ragguardevole del dopoguerra… quello che meglio ha saputo mediare proficuamente le varie tendenze, con un acume visivo che non si è lasciato condizionare troppo dal gusto del momento, slittando subito oltre la moda, per cercare garanzie soprattutto nella chiarezza dello sguardo”.
La sua carriera di fotoreporter iniziò nel 1962e da allora collaborò con Domus, Epoca, Le Figaro, L’Espresso, Time, Stern. Collaborò con Olivetti, fu insignito del Leica Oskar Barnack Award (1995), del Premio Brassai (1990), e inserito nel 1972 tra i 32 World’s Top Photographers da Modern Photography.
Gianni Berengo Gardin intese presto quale fosse il potere sociale di una fotografia e decise di utilizzare ciò che amava di più come forma di racconto e di denuncia. Così nel 1969 uscì Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, opera che critica le condizioni in cui si trovavano gli ospedali psichiatrici italiani dell’epoca, pubblicato da Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia con fotografie in bianco e nero di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, libro utilizzato ancora oggi in Psichiatria.
Le opere di Gianni Berengo Gardin sono state esposte al Museum of Modern Art di New York, alla George Eastman House di Rochester, alla Biblioteca Nazionale di Parigi, agli Incontri Internazionali di Arles, al Mois de la Photo di Parigi, nelle gallerie delle librerie FNAC.
Di notevole spessore poi furono i suoi scatti nello studio bolognese di via Fondazza del pittore e incisore Giorgio Morandi (1890-1964), ripubblicati in una raccolta uscita nel gennaio 2009 a cura della casa editrice Charta. Sempre nel 2009 pubblicò con Allemandi & C. Reportrait. Incursioni di un reporter nel mondo della cultura (con Flavio Arensi), in cui presentò oltre duecento ritratti inediti di artisti, intellettuali, scrittori, architetti. Nel maggio 2009 la mostra omonima venne ospitata a Orta San Giulio (Novara). Sempre Allemandi pubblicò un libro dedicato dal fotografo al lavoro di Mimmo Paladino.
Da sempre contrario a tutte le tecniche moderne che modificano la realtà della foto, sotto ciascuna sua opera faceva apporre «Vera fotografia, non modificata né inventata con il Photoshop» perchè la bellezza di una fotografia riesiede proprio nel suo offrire la riproposizione della realtà, vera, fedele dall’angolazione che sceglie il fotografo.






