Nel 1940 nasce il Progetto Manhattan, un progetto segreto, programma di ricerca militare top secret in collaborazione con il Regno Unito ed il Canada, che vedeva la nascita di armi nucleari grazie al fisico statunitense Arthur Compton; a Enrico Fermi, fisico italiano naturalizzato statunitense; a Leo Szilard, scienziato di origini ebraiche, ed al fisico teorico Julius Robert Oppenheimer che dirigeva il laboratorio a Los Aalamos. Questi scienziati che diedero vita alla prima Bomba Atomica nel 1943, testata il 16 luglio dello stesso anno nel deserto del New Mexico, cercarono di battere sul tempo le potenze nemiche in una disperata corsa agli armamenti.
6 Agosto 1945 ore 8:15. Questa la data dell’esplosione della bomba atomica di quattro tonnellate, a 600 metri dal suolo, sulle città giapponesi, prima di Hiroshima, poi di Nagasaki, appena tre giorni dopo.
La bomba all’uranio arricchito “Little Boy”, fu sganciata su Hiroshima, la “Fat man” su Nagasaki. “Ragazzino» e «Grassone», questi i nomi delle bombe che devastarono il Giappone, che, cambiando il corso della storia mondiale, misero fine alla Seconda Guerra Mondiale dando vita all’era atomica.
140 mila persone morirono il 6 Agosto, 74mila il 9.
Nel cielo giapponese il velivolo B-29, Superfortress, che aveva sganciato l’inferno in terra era accompagnato da altri due aerei , uno addetto al rilevamento dei dati, l’altro alla documentazione fotografica filmata. Tutto doveva entrare negli archivi della storia dei vincitori che avevano messo in ginocchio l’unico Paese dell’Asse che rifiutandosi di deporre le armi dava vita ad una resistenza ad oltranza.
Siamo nel 1945, nel resto del mondo abbiamo l’Italia che, dopo aver combattuto al fianco della Germania e del Giappone, dopo la caduta di Mussolini e del regime fascista, era uscita dal conflitto con un governo capeggiato da Pietro Badoglio, che firmò l’armistizio con gli Alleati l’8 settembre 1943, anche se la pace arrivò solo nella primavera del 1945.
In Germania l’Armata Rossa avanzava verso Berlino mentre Adolf Hitler preferì morire suicida nel suo bunker. La Germania firmò poi la resa incondizionata.
La decisione di sganciare la bomba atomica per porre fine alla Seconda Guerra Mondiale fu presa nel Luglio del 1945 dal presidente degli Stati Uniti Harry Truman insieme ai leader del Regno Unito e dell’Unione Sovietica, intimò la resa al Giappone che ignorò l’appello.
Gli Stati Uniti, evitando l’invasione via terra del Paese del Sol Levante mandarono un chiaro messaggio all’URSS che proprio in quei giorni aveva dichiarato guerra allo stesso Giappone: la superiorità militare e geopolitica doveva essere americana.
Si volle colpire centri urbani giapponesi non ancora annientati dai bombardamenti e la scelta ricadde sulle due città tristemente note alla cronaca mondiale. In pochi istanti Hiroshima venne brutalmente distrutta. L’energia sotto forma di neutroni liberi e raggi gamma diede vita ad una palla di fuoco creando la caratteristica forma a fungo, le temperature dovute all’esplosione raggiunsero i 4000° C nel punto dell’esplosione. I corpi furono vaporizzati, 70mila morti uccisi all’istante che divennero 140mila tra tumori, malattie da radiazioni, ustioni con danni al sistema nervoso e sistema cardiovascolare, malformazioni congenite.
Hibakusha è il termine giapponese per designare i sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki,
«Coloro che non si suicidarono nonostante avessero tutte le ragioni per farlo; che hanno salvato la dignità umana in mezzo alle più orrende condizioni mai sofferte dall’umanità» (Kenzaburō Ōe, premio Nobel giapponese della letteratura).
Nonostante tante atrocità commesse, l’umanità persevera: oggi Stati Uniti e Russia rimangono le due superpotenze atomiche con 3.700–4.300 testate ciascuno, segue la Cina con circa 600 testate, Francia e Regno Unito, 290 e 225 testate. India e Pakistan, 180–170 testate, Israele, è considerato uno stato nucleare latente, con circa 90 testate, la Corea del Nord, tra le 40 e le 60 testate, l’Iran, si avvicina alla soglia tecnica per la produzione di nucleare avendo accumulato uranio arricchito oltre il 60%. Giappone, Germania, Corea del Sud e il Brasile rientrano tra gli Stati a latenza nucleare: potrebbero sviluppare un’arma nucleare in poco tempo.
Oggi ad Hiroshima la struttura più emblematica della città è la Cupola della Bomba Atomica, Genbaku Dome, Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO dal 1996. Si tratta di ciò che resta dell’ex Palazzo dell’Industria e Promozione Commerciale, una dopo l’esplosione atomica. Mentre le persone al suo interno morirono, tale edificio resistette e si decise di conservarlo come testimonianza tangibile dell’orrore vissuto.
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