Matteo Silvatico e la Scuola Medica Salernitana

La strada che a Salerno centro costeggia il colle di Sant’Eremita su cui sorgeva, secoli addietro, un convento dell’Ordine di Malta divenuto, nel corso dell’800 una villa signorile (l’attuale Villa Tisi), prende il nome di Matteo Silvatico, strettamente correlato alla famosa Scuola Medica Salernitana.

Famiglia originaria della provincia salernitana e precisamente di Casale del Tusciano, l’attuale Olevano, i Silvatico sono già presenti a Salerno nel XII secolo, di fatto iscritta nel Seggio del Campo di cui si ricordano già alcuni importanti medici. Nel 1239, inoltre, si cita Pietro Silvatico come Procuratore di Terra di Lavoro e del Contado del Molise, sotto l’Imperatore Federico II. Ma è nel XIII secolo che la famiglia diviene particolarmente importante per la città grazie all’azione dell’insigne medico della Scuola Medica Salernitana, Matteo Silvatico (1245-1342).

Codex Vindobonensis 93, Vienna Biblioteca Nazionale 

Legato all’antica medicina galenica che esalta l’uso dei rimedi naturali e delle cure attraverso le fonti vegetali, lo storico medico lavora, dunque, sui processi di guarigione naturale dell’organismo, da esperto studioso e conoscitore delle piante per produzione medicamentosa. Come testimonia una pergamena conservata nell’Archivio della Badia di Cava de’ Tirreni, la famiglia Silvatico, inoltre, fin dal XII secolo, fu proprietaria di un giardino (un “viridario”) nella parte alta del centro storico di Salerno, posta lungo l’asse degli orti cinti e dei giardini terrazzati collocati nell’area del Plaium Montis, non lontano dal torrente Fusandola (ad ovest della città).

Come recita Silvatico nella sua principale opera l’“Opus Pandectarum Medicinae” del 1317: “Et ego ipsasm abeo Salerni in viridario meo, secus spectabilem fontem”. Proprio su questo luogo Silvatico istituisce un Giardino dei Semplici, precursore degli futuri Orti botanici d’Europa, l’attuale Giardino della Minerva. Tale ipotesi è avallata anche nel Manoscritto Pinto (importante fonte storica di alcune famiglie salernitane di antica nobiltà) nel quale si accerta che la casa della famiglia Silvatico era collocata non lontano dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie dunque vicino il giardino descritto dallo stesso Matteo (con molta probabilità, Palazzo Capasso).

Roberto il saggio in trono in una miniatura della Bibbia d’Angiò, 1340, Cristoforo Orimina, biblioteca Maurits Sabbe della facoltà di Teologia della Katholieke Universit

La fama di Matteo, come esperto conoscitore delle erbe medicinali, giunge anche a Napoli, dove il re Roberto d’Angiò lo nomina tra i più importanti medici personali. Nel corso degli anni, riceve anche la nomina di “miles” tanto era alto il suo grado d’istruzione e di cultura medica, comparendo con tale titolo anche in un documento stipulato tra l’Arcivescovo di Salerno e la Confraternita dei Crociati. Frequentando la corte dei d’Angiò, Silvatico conosce anche il Boccaccio che gli dedica una novella del Decamerone (la X della quarta giornata) indicandolo col nome di Mazzeo della Montagna: “Dovete adunque sapere bellissime giovani, che ancora non è gran tempo che in Salerno fu un grandissimo medico in cirugia, il cui nome fu maestro Mazzeo della Montagna, il quale, già all’ultima vecchiezza vicino, avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città”. Nella novella il medico viene tradito dalla bella e giovane moglie, ma si sa che questo è lo spirito goliardico dell’autore toscano.

Front page of Opus Pandectarum Medicinae by Mattheus Silvaticus, it depicts Mattheus Silvaticus that teach his students about medical plants in his botanical garden
Liber pandectarum medicinae [Matteo è contrassegnato con CC0 1.0 .

Come detto in precedenza, l’opera principale scritta da Matteo Silvatico fu l’“Opus Pandectarum Medicinae” indicata anche con un altro titolo ovvero il “Liber cibalis  et medicinalis Pandectarum”. Si tratta di un vero e proprio dizionario sui “semplici” ovverossia varietà vegetali con virtù medicamentose che fin dal medioevo vengono coltivati negli orti cittadini.

Liber pandectarum medicinae [Matteo è contrassegnato con CC0 1.0 .

L’etimologia “semplici” deriva dal latino medioevale medicamentum o medicina simplex usata, appunto, per ben definire le erbe medicinali. Con la sua raccolta Silvatico non fa altro che documentare e diffondere la conoscenza sui semplici utilizzati per la produzione di medicamenti, concludendo la sua opera nel 1317 e dedicandola al re di Napoli Roberto d’Angiò.

El rei Ferran d’Antequera és coronat pel Nen Jesús, detall del retaule de l’arquebisbe de Toledo Sancho de Rojas, procedent de San Benito el Real Valladolid di dominio p

Un secolo dopo, il medico e insegnante Angelo Catone Sepino, in ottimi rapporti con la corte aragonese e successivamente medico personale di Ferdinando I d’Aragona, re di Napoli, ottiene dallo stesso Ferdinando la sovrintendenza della Biblioteca reale. In quell’occasione Catone legge per la prima volta l’opera di Silvatico, considerandola particolarmente interessante ne cura la prima edizione stampata a Napoli nel 1474. Nel 1523 è la volta dell’edizione stampata a Venezia. In essa si fa un’attenta descrizione morfologica di ogni vegetale paragonando ogni organo a parti simili di piante note. Si deduce, inoltre, che grazie alla grande apertura culturale della Scuola Medica Salernitana e grazie alle conoscenze personali di studiosi di origine araba e bizantina, Matteo Silvatico cita la maggior parte delle piante con nomi di origine araba, ma anche molte di origine greca e tante latina. Affronta, inoltre, lo studio di numerose piante di provenienza esotica. Nell’edizione veneziana sono citati ben 721 voci di semplici di cui 487 vegetali, 157 minerali, 77 animali e 3 di natura non ben distinguibile. Ogni pianta, inoltre, è indicata con una media di 4 sinonimi, il che ci fa comprendere quanto sia ampio il bagaglio culturale e di esperienze del Silvatico. Infine è interessante citare anche i suoi studi approfonditi anche degli organi ipogei delle piante come ad esempio i bulbi oppure le radici o ancora i tuberi.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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