Dazi, Accordo Usa-UE: Ursula von der Leyen “patteggia la pena”
di Sergio Del Vecchio-
Ieri si è chiuso in Scozia l’incontro tra Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue e il presidente americano Donald Trump che va sotto il nome di Patto di Turnberry, accordo commerciale “colossale”, “storico” secondo il presiedente americano. Insomma, dopo settimane di trattative, l’accordo è stato trovato e l’ago della bilancia si è fermato sul 15%, cioè sarà posizionata un a tariffa del 15% per le importazioni europee oltreoceano. Quella che si è avuta è una vera emorragia di concessioni agli USA che sostiene di essere stata depredata, tenendo conto che nell’era pre-trampiana il dazio medio che veniva imposto sulle merci europee si aggirava intorno al 4,8%. Ma perchè tutto ciò?
Insomma, la Von der Leyen ha “ patteggiato la pena” con il presidente americano perchè tentando di arginare le pretese stava causando da parte degli UDSA zero dazi per l’import Usa; impegno ad acquistare gas liquido per 750 miliardi di dollari e, parole di Trump, un «enorme quantitativo di armi»; investimenti diretti negli Stati Uniti per 600 miliardi di dollari.
Ma cosa vuol dire? Vuol dire che quella che era la strategia conciliante della Presidente della Commissione Ue non stava funzionando: Trump controproponeva di portare i dazi al 30% il 1 Agosto, un caos totale per l’economia europea dunque si è voluto evitare lo scontro con l’America con un pesante prezzo per l’UE. C’è poi da sottolineare che grande è stata l’illusione delle capitali europee che credevano che l’offensiva di Trump, cominciata il 2 Aprile scorso, avrebbe subito un rallentamento con il caos creato a Wall Street ma Trump è andato avanti nel suo intento con grandi cavalcate. Quello sarebbe stato in realtà il momento giusto per far sentire il dissenso ad alta la voce dell’UE come hanno fatto Cina e Canada. Ma siamo ad oggi ed è già tardi. La vita si complica i 27 Partner dell’UE hanno scelto di contenere il danno.
Se per la premier Meloni l’accordo è qualcosa di positivo per evitare ” conseguenze imprevedibili e potenzialmente devastanti”, la Francia e la Germania sono di altro parere: si tratta infatti di “un giorno buio” per il premier francese François Bayrou che vede, e lo dice a chiare lettere, una vera e propria sottomissione dell’Europa mentre per il cancelliere tedesco Friedrich Merz ci saranno danni considerevoli per l’economia tedesca.
Irlanda, Italia e Germania i Paesi più vulnerabili: L’Irlanda, infatti, ha il 13% dell’occupazione legato al mondo farmaceutico, della chimica, del mondo alimentare e delle riparazioni; nettamente il Paese più esposto per la sua marcata vocazione all’export verso gli Stati Uniti; segue L’Italia con il mondo della modo, farmaceutica e delle auto con l’’11%,Germania e Francia si attestano attorno al 9%, tra automotive, beni industriali e lusso. Tra le regioni italiane più colpite:Lombardia, Piemonte, cuore dell’industria automobilistica nazionale, EmiliaRomagna,Veneto e Toscana.
Inizia un nuovo capitolo per l’economia italiana.







