I confini della cultura: il caso Gergiev

di Michele Bartolo-

Di recente è esploso un caso di polemica politica dovuto al prossimo concerto del direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev, previsto per il 27 luglio alla Reggia di Caserta, su invito della Regione Campania e con l’utilizzo di fondi pubblici.

Si tratta dello stesso direttore d’orchestra che, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, fu allontanato dal Teatro alla Scala di Milano, dove avrebbe dovuto dirigere “La dama di picche”, a causa della sua mancata presa di posizione contro l’invasione dell’Ucraina voluta da Vladimir Putin.

Valerij Gergiev, infatti, è considerato uno dei più grandi direttori d’orchestra contemporanei, ma anche una figura controversa per le sue posizioni filogovernative in Russia. Ha più volte partecipato a eventi promossi dal Cremlino, esprimendo pubblicamente sostegno a Vladimir Putin, anche durante le fasi più critiche della guerra in Ucraina.

Negli ultimi anni, molte istituzioni culturali europee hanno annullato collaborazioni con lui, in segno di dissenso politico. La possibilità, ora, che possa dirigere un concerto alla Reggia di Caserta, nell’ambito della rassegna “Un’Estate da RE” ha creato un ampio dibattito tra libertà artistica, propaganda e rapporti internazionali.

A far scattare l’allarme è stato l’appello pubblico di Julya Navalnaya, vedova del dissidente russo Alexei Navalny, che ha chiesto l’annullamento dell’evento, definendo Gergiev «una voce al servizio del regime di Putin».

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha invitato alla riflessione sul ruolo dell’arte nel contesto internazionale: “(..) L’arte è libera e non può essere censurata. Ma la propaganda è un’altra cosa. Questo concerto, promosso con fondi pubblici, rischia di far passare un messaggio sbagliato. Non possiamo permetterci di legittimare chi ha sostenuto apertamente l’invasione dell’Ucraina (..)”.

A completare il quadro, l’associazione Memorial Italia ha comunicato di aver “consegnato due lettere per chiedere alle istituzioni europee e italiane di adoperarsi per interrompere il dilagare della propaganda russa in Europa “. La prima lettera, indirizzata a Ursula von der Leyen e a Vincenzo De Luca, chiede non solo la cancellazione del concerto del 27 luglio a Caserta diretto da Gergiev, ma anche l’istituzione di un’inchiesta sull’utilizzo di fondi pubblici per eventi legati alla propaganda russa nel territorio dell’Unione Europea e la promozione di un fondo culturale dedicato agli artisti che si oppongono al regime putiniano.

Tra i firmatari della petizione ci sono premi Nobel, scrittori, musicisti, scienziati, volti illustri del mondo della cultura. Questo è il quadro.

Se oggi pronunciamo la parola Russia e chiediamo ai nostri amici e conoscenti cosa venga loro in mente, le risposte più gettonate probabilmente saranno: Putin, sanzioni, Ucraina, Cremlino.

Ma la Russia è davvero solo questo?

La cultura russa ha una lunga e ricca storia, fatta di letteratura, balletto, pittura e musica classica. Dai maestri del XIX secolo come Tolstoj e Dostoevskij ai narratori del periodo sovietico come Solzenicyn, la letteratura russa ha costantemente affascinato i lettori con la sua profondità emotiva e la sua complessità. Ancora, la Russia, il paese più esteso del mondo, che vanta di una popolazione di oltre 140 milioni di abitanti, possiede una storia sportiva di livello assoluto. Basti pensare che in ogni singola edizione dei Giochi Olimpici – la massima manifestazione sportiva a livello planetario – lo stato più vasto del mondo chiude sempre tra le prime posizioni nel medagliere finale.

Ma ora c’è il problema della guerra voluta da Putin, della violazione del diritto internazionale, della invasione del territorio di uno Stato sovrano.

Sì, d‘accordo, è tutto vero.

È vero che il direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev è, come accusa la vedova del dissidente Alexei Navalny, “un promotore della politica criminale di Putin, un suo complice e fiancheggiatore”.

È vero che nel 2014 Gergiev sostenne pubblicamente l’annessione illegale della Crimea alla Federazione russa.

È vero che Gergiev nel 2016 diresse l’orchestra in un concerto nel teatro romano della siriana Palmira celebrando le magnifiche e progressive sorti del putinismo.

Ma è giusto che l’arte e la cultura abbiano dei confini? È giusto limitare la libertà di un artista di esprimere la propria Arte a beneficio dell’intera collettività?  E tutto questo discriminandolo in base alle sue idee politiche e colpevolizzandolo dell’invasione del territorio di uno Stato sovrano perpetrata dal Governo del suo Paese? Peraltro, siamo certi che non vi siano casi precedenti o addirittura concomitanti di violazione del diritto internazionale?

Ha detto il Governatore De Luca: “(..) Abbiamo accolto migliaia di cittadini dell’Ucraina nel nostro territorio, abbiamo dato prova di solidarietà. Non intendiamo accettare logiche di preclusione o di interruzione del dialogo, perché questo non aiuta la pace. Questo serve soltanto ad alimentare i fiumi dell’odio e allontana dalla pace”. (..)”.

Penso che abbia ragione. Qualsiasi esclusione alimenta solo l’odio e la guerra, allontanandoci dalla pace. Gergiev sarà forse un piccolo uomo, come dicono i suoi detrattori, ma è un grande musicista e il grande oscura sempre il piccolo.

 

 

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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