Il caso: la propaganda mediatica di Israele su Avvenire
di Claudia Izzo-
Un tempo la strategia mediatica ha portato a manipolare video, a distribuire contenuti mirati attraverso advertising e tanto altro. Oggi con l’AI è sempre più difficile discernere il mondo vero da quello virtuale.
Intanto, la Storia è Storia, fatta di concatenazioni di avvenimenti in uno spazio temporale. Non si può narrare, in genere, senza capire cosa abbia scatenato gli eventi andandoli così doverosamente a ricercare nel passato più remoto. Studiarli, comprenderli e comprendere il susseguirsi delle vicende. Solo così ciascuno di noi, dagli addetti ai lavori nel mondo della comunicazione, ai fruitori dei giornali, può avere una propria idea delle cose e degli eventi
Il caso che stiamo per analizzare è il caso di Avvenire. Cosa lega Israele alla testata italiana? Il Governo israeliano attraverso inserzioni pubblicitarie programmatiche veicola quella che è la sua narrazione dei fatti, così, sulla testata in questione è comparso un articolo senza che vi fosse stato il placet della direzione. Il titolo: “La sistemica violenza sessuale l’altra arma del 7 ottobre”, a corredare il pezzo una foto in cui si vede un cimitero sul cui terreno sono state poste bandiere di Israele.
Insomma si tratta di un semplice banner che si inserisce nello spazio visivo del lettore con tecniche e linguaggio proprio della pubblicità commerciale, dunque, un formato pubblicitario programmatico apparso sulla testata italiana, un rapporto di approfondimento sui casi di violenza sessuale compiuti da affiliati di Hamas, curata dal Dinah Project, programma che offre la più completa ricostruzione dei crimini sessuali avvenuti durante e dopo l’attacco del 7 ottobre. Il progetto è fondato dalla professoressa Ruth Halperin-Kaddari, la giudice Nava Ben-Or e l’avvocatessa Sharon Zagagi-Pinhas, utilizzato come strumento di propaganda mediatica di Israele, da parte della Israeli Government Advertising Agency (IGAA) – agenzia che opera come gruppo di comunicazione per il governo di Benjamin Netanyahu -che ha sponsorizzato l’articolo all’insaputa della testata.
Intanto la testata ci tiene far sapere che ” il contenuto, di natura puramente giornalistica, è stato oggetto di una sponsorizzazione da parte di Igaa, che da ricerca online risulterebbe essere l’Agenzia di pubblicità del governo israeliano. Né la redazione né gli uffici amministrativi di Avvenire hanno intrattenuto rapporti con Igaa, né tanto meno percepito alcun compenso per la realizzazione del contenuto in questione e per la sua diffusione. Quell’articolo, lo ribadiamo, è semplicemente frutto di una valutazione giornalistica, è stato inserito nella cronaca che puntualmente offriamo del conflitto in Medio Oriente e con cui cerchiamo di presentare ai lettori i diversi punti di vista delle parti in esso coinvolte.”
In fondo, À la guerre comme à la guerre dicono i francesi e noi non possiamo che aggiungere touché mentre a Gaza si continua a morire.







