Secondo incontro a Washington, la lista del Ministero di Hamas

di Claudia Izzo-

Questa notte a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, ancora due attacchi aerei israeliani  hanno seminato morte: hanno perso la vita 20 persone tra cui almeno 6 bambini. Il genocidio continua. In sole 24 ore sono 105 i morti e 530 i feriti.

Un’ora. E’ questa  la durata del secondo incontro tenutosi oggi a Washington tra il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.  Netanyahu  si è detto intento a “eliminare” le forze governative e militari di Hamas, concentrandosi sulla liberazione degli ostaggi, mentre a Doha continuano i negoziati sulla tregua a Gaza. Ma con quale schieramento di truppe israeliane sullo scacchiere della guerra?

Intanto, l’elenco aggiornato delle vittime della guerra pubblicato in questi giorni dal Ministero della Sanità di Hamas viene compilato, giorno dopo giorno. Di orrore. Di atrocità commesse.

Nomi su nomi, volti e corpi martoriati. Questo è quanto resta, nei migliori dei casi, di vite, sogni, parole, lacrime di ciascuna vittima. Quello che si è creato è  un elenco accurato di 1227 pagine.

Fino ad ora.

Si procede dal più giovane al più anziano. Vi si legge  il nome in arabo della persona deceduta, la data di nascita, il documento di identità, il nome del padre, del nonno.

55.202 vittime di cui 9126 erano donne. Al di sotto dei 18 anni vi  sono 17.121 bambini.

Fino ad ora.

Questi sono i numeri di coloro che risultano deceduti, che sono stati portati in ospedale, negli obitori, che hanno avuto, cioè, la possibilità di essere riconosciuti. Ma nonostante  gli israeliani, tra portavoce, opinionisti e giornalisti, dicano che si tratti di numeri gonfiati,  si crede che ce ne siano tantissimi a mancare  all’appello. Si tratterebbe dei corpi mai arrivati in ospedale, quelli deflagrati dalle esplosioni di cui non resterebbe alcunché;  quelli ancora sotto le macerie, difficilmente estraibili; quelli semplicemente seppelliti alla buona, senza essere stati segnalati al Ministero della Sanità.

Dimentichiamo che spesso non si è in grado di denunciare la morte dei propri cari: pensiamo a quando sia un bambino a diventare l’unico superstite di una famiglia. Cosa può fare?

Una mattanza su scala oceanica quella a cui assistiamo, che ci fa sprofondare nel più cupo dei presenti dove si affama e si stermina il nemico. Viviamo in una pagina storica che ogni 27 gennaio ricordiamo, a questa punto senza senso,  affinché non si ripeta. Lo si chiami genocidio, olocausto, sterminio, il senso non cambia.

E’ da un mese che Israele starebbe consentendo l’ingresso a Gaza di fornitura limitata di cibo. Il tutto starebbe avvenendo tramite  le Nazioni Unite e la Fondazione Umanitaria Israeliano-Americana per Gaza. Dipendere dal nemico per mangiare. Un controsenso. E infatti le condizioni di salute continuano a peggiorare. Per  l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UN.OCHA) sono  stati 5452 i bambini ricoverati in ospedale per grave malnutrizione.

E’ l’ONU che intanto dichiara che  ormai quasi tutta la popolazione di Gaza sia rimasta senza aiuti umanitari: nella Striscia di Gaza l’85 per cento della popolazione, quella cioè che si trova all’interno di zone militari ed è soggetta ad ordini di evacuazione,  non accede, o trova ostacoli, agli aiuti umanitari. Sempre secondo l’ONU,  Israele “ha negato oggi il permesso di consegnare carburante” nella zona nord di Gaza, provocando il blocco di molti servizi, tra cui quelli ospedalieri.

Il dilemma quotidiano a Gaza è morire di fame o mentre si cerca qualcosa da mangiare. Sono più di 500 i Palestinesi uccisi e 4000 quelli feriti dallo scorso 26 maggio, nel mero tentativo di distribuire o ricevere razioni alimentari. Nella striscia di Gaza, infatti, il fuoco viene aperto dagli Israeliani, abitualmente, sui civili affamati e disperati.

Nel più totale disprezzo del Diritto Umanitario Internazionale, la gente muore. Dissanguata. Esplosa in aria. Morta di fame.

 

Claudia Izzo Claudia Izzo

Claudia Izzo

Claudia Izzo, giornalista con oltre vent'anni di esperienza. Direttrice di salernonews24.it, fonda e dirige campanialife.it e cetaranotizie.com, focalizzate sulla valorizzazione del territorio.E' ideatrice e organizzatrice del Premio Nazionale Aristeia e di iniziative culturali sul territorio nazionale. Già membro della Commissione Cultura dell'Ordine dei Giornalisti della Regione Campania per il triennio 22/24, è attualmente membro del Consiglio di Disciplina Territoriale per il triennio 25/27. Docente di Giornalismo presso istituti scolastici di diverso ordine e grado è stata ghost writer per tre campagne elettorali. Ideatrice e conduttrice della rubrica Ex Libris sull'emittente RCS75, è ideatrice e coautrice del libro 'La Primavera Fuori.31 scritti al tempo del Coronavirus.( Il Pendolo di Foucault). Coniuga l 'impegno editoriale con una profonda attività di promozione culturale e saggistica: si occupa di comunicazione, storia, design e territorio.

Altri articoli di Claudia Izzo

Ultimi articoli di Politica