Il racconto della Domenica: Il buffone della notte

di Lorenzo Giroffi*

È notte, il momento della giornata dove un’ombra ciondolante si presenta in città. Il porto è quello di Bari ed il buffone della notte è tale perché a suo agio nel buio, perché a lui piace quando la città è stanca ed a viverla ci sono solo i pericoli. Il buffone della notte ha sulle mani il taglio di una bottigliata per una rissa in un vicolo di cui non ricorda il nome. Il buffone della notte è così, non ha grande memoria. Riconosce solo la sua ombra su saracinesche abbassate o la intravede sotto lampioni, sui volti dei passanti che con diffidenza guardano quell’uomo dalla camminata incerta. Il buffone della notte crede di avere dei superpoteri, c’è qualcosa nei buchi della sua memoria che lo spinge a crederci. A lui l’odore della strada non dispiace. Non ha voglia di restare chiuso in casa. Ci sarebbero troppe cose da rompere, troppi specchi che riflettono. Lui vuole camminare così, come sta facendo ora lungo il porto di Bari. Non sa più contare quante siano state le città cambiate negli ultimi mesi. L’ultimo posto che ricorda non era fatto di pareti, soffitti e chiavi nella porta. Era poco distante da Saxa Rubra, nella grandissima Roma. Trascinava i passi anche lì, conservando una vecchia fotografia nel taschino. Il buffone della notte in quella foto sorride, ha un pallone sotto al braccio ed è giovanissimo. La notte romana la passava sul letto del Tevere. Sul fiume si riparava in un anfratto caldo, che poi era un rifugio fatto in legno. Ha dormito in un cartone condiviso con  Bruno, compagno di sventure.

<<La conosci la campagna? Quella che sembra silenziosa, dove respiri bene ed il cielo è sempre azzurro? Io lavoravo lì e la schiena mi fa male per questo, poi mettici che dormo sempre qui a terra. Sai cosa ti dico? Io lì ci torno e chiedo i soldi che il padrone mi deve. Tu vieni con me perché sicuramente qualcuno ha fregato pure a te>>

Il buffone della notte qualche mese fa ha accettato l’invito di Bruno. Si sono voluti  trasformare in rivoluzionari, eroi che avrebbero incendiato la giustizia. In realtà quella notte ai bordi del Tevere Bruno non ricordava neanche il nome del vecchio contadino che non lo aveva pagato per la raccolta dei kiwi. Una corriera li portò verso il mare. Bruno conosceva alcune case che erano un tempo usate dai villeggianti in passato. Le case, che improvvisamente divennero troppo costose, furono abbandonate. Bruno sapeva come entrare in una di queste. Scavalcarono un cancelletto, spinsero una porta ed eccoli finiti dentro una piccola casa. Non c’era elettricità e acqua. Lì dentro passarono alcune settimane. Il buffone della notte non ha più ricordi. Torna il buio pesto sui momenti in quella casa poco lontano da Nettuno.

A Bari è ancora notte e lui continua a passeggiare.

Il buffone della notte è nato in un quartiere dal nome buffo. Sembra uno di quei parchi naturalistici per bambini. Salicelle, nelle provincia di Napoli, ad Afragola. In realtà non è un parco divertimenti, ma un quartiere popolare dal quale molti vorrebbero scappare e nel quale invece molti restano incastrati, arrangiandosi come si fa con la vita quando non si nasce in un castello. Il buffone della notte ai tempi delle Salicelle lasciò la scuola. Spingeva carrelli della spesa avanti e indietro per il rione. Consegnava carne, filetti di tonno, surgelati, bottiglie di coca cola e tanto altro. Era il garzone di una salumeria, ma poi il pomeriggio correva verso qualcosa di cui ora continua a non ricordare. Alle Salicelle sua madre lo bastonava duro quando era in compagnia dello zio.

Zio Luigi era uno a cui tutti volevano bene, quindi per certi aspetti un buono, ma per sua mamma era il male. Luigi aveva un certo potere e non voleva vedere il nipote spingere i carrelli della spesa. La madre era irremovibile.

<<Se vai appresso a quel delinquente di mio fratello non mi vedi più. Hai visto tuo cugino Angelo? Vuoi andartene pure tu ospite dello Stato? Io in carcere non ti vengo a trovare>>.

La mamma ha provato a tenere il buffone della notte lontano da zio Luigi, ma il destino li volle assieme molti anni dopo, a chilometri di distanza dalle Salicelle. I due si ritrovano a Tripoli, in Libia. Il buffone della notte ricorda quei giorni. Era inverno ed anche in nord Africa c’era il vento di gennaio. Ricorda quei giorni perché, come a Bari, passeggiava lì dove il porto di Tripoli faceva accomodare container, con in lontananza la luce rossa del faro che segnala barche di chi cerca una via di fuga dal Paese. Zio Luigi a Tripoli aveva degli affari, dei traffici di cui il buffone della notte sapeva poco. Il buffone della notte faceva semplicemente l’autista allo zio.

<<Tu sei inglese?>>

La voce è di un giovanissimo, si chiama Mustafa. Sta chiedendo aiuto al buffone della notte.

<<No, ma che vuoi?>>

<<Vengo dal Darfur. Sto cercando qualche funzionario dell’Onu, ho sedici anni>>.

A Mustafa nella guerra del Darfur gli hanno sparato alla mano, quella sinistra. Ha ancora voglia di giocare a calcio. Lui è un attaccante. Giocava nelle giovanili della sua città. Poi è dovuto scappare. Qui è solo. Il buffone della notte finge di poterlo aiutare, vorrebbe, ma a stento riesce a mettersi lui stesso in salvo. Mustafa conserva solo la t-shirt d’allenamento che ha ancora addosso. Quando Mustafa parla, al buffone della notte viene a mente la madre, perché l’unica cosa che gli permetteva fare alla Salicelle era proprio giocare a calcio. Tra una pausa e l’altra dalle consegne da fare per la salumeria, il buffone della notte a sedici anni si allenava per diventare un campione sulla fascia destra dei campi di calcio. Ma poi proprio come Musafa è dovuto scappare. A differenza del ragazzo del Darfur lui però non riesce proprio a ricordare perché è dovuto andare via dal suo calcio. Inizia a respirare quella stessa libertà, l’odore, il vento negli occhi e le orecchie che confondono tutti i suoni per la velocità. Al porto di Bari il buffone della notte inizia a ricordare anche quando ha smesso di essere felice. Era con lo zio in un ufficio, chiuso. Non era più un calciatore, aveva smesso di essere giovane. Lo zio conosceva tutti e riuscì ad inserirlo nella dirigenza di una squadra di calcio. Non era però il posto giusto per il buffone della notte, che si ritrovò di nuovo alle Salicelle. Non dormiva mai, vagava per il quartiere, crollava sulle panchine pubbliche o su un campo di calcio abbandonato, tra erbacce e spazzatura. Dopo questo declino decise di accettare l’offerta dello zio. Iniziò così il suo lavoro  d’autista a Tripoli.

A Bari il faro in lontananza si vede sempre meno. La notte sta scemando. Non è Mustafa, è di un altro uomo l’ombra che accavalla quella del buffone della notte. La tensione fa stringere i pugni.

<<Perché non ti fermi un attimo?>>

Il buffone della notte si volta e di fronte a sé ha un uomo rassicurante.

<< Sto girando da solo da non so più quante notti>>.

Quest’uomo indossa un cappotto che un tempo deve essere stato elegante. Ha occhi chiari, che, prima della malinconia, devono essere stati belli. Le due ombre si sovrappongono. Il buffone della notte ricorda di avere un nome. Si chiama Pietro, come l’ombra che sta abbracciando. Lui il calcio lo ha amato davvero, ha giocato in Serie A. Ora lo ricorda perfettamente. La borsa con i completini sudati che lasciava alla mamma, per poi correre in salumeria. Il fango, la milza che fa male, i polmoni sempre aperti. E poi la testa che vola via, perché da solo si è trovato a voler bene solo alla notte, per sentirsi un buffone spensierato solamente quando il sole non c’è.

Pietro ora ricorda tutto e sa anche perché si trova a Bari. Mustafa, quel ragazzo conosciuto a Tripoli, ha preso una di quelle barche sfuggite ai fari notturni. È arrivato in Italia. A Bari gioca in un campetto. Pietro vuole correre con Mustafa, iniziare a ricordare e a vivere, immaginare una squadra di calcio, per incontrare non solo campioni, ma anche scarsi, come lui di notte. Buffoni che si divertono.

Pietro campione lo è stato, ora non lo è più. Ha preso a calci anche la fortuna. Ha dovuto prima guardare bene la vita in faccia, nelle vite dentro le quali si è fiondato.  Ora sa che non può vivere solo da buffone della notte, attaccando briga con ombre e sconosciuti di una serata. Vuole conoscere la vita del giorno. Ciondolando ed inciampando sempre, correndo però felice dietro ad un pallone, con Mustafa, sul campetto in terra battuta di Bari.

 

* Giornalista d’inchiesta, scrittore, regista

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